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Politica
Covid, Merkel decide, Draghi si accoda. Nessuna riapertura dopo Pasqua

Angela Merkel decide e Mario Draghi, esattamente come è accaduto con lo stop preventivo in attesa del pronunciamento dell'Ema sul vaccino AstraZeneca, si accoda. La Germania ha scelto di restare in lockdown 'rafforzato' fino al prossimo 18 aprile, visto che non c'è alcun miglioramento della situazione epidemiologica. Ora, anche in Italia, vanno via via spegnendosi le speranze di chi, Matteo Salvini in testa, sperava che dal 7 aprile, subito dopo le festività di Pasqua, ci sarebbero state le prime riaperture. Niente da fare. Da un lato i clamorosi ritardi sulle somministrazioni dei vaccini, non solo per il caos in Lombardia, dall'altro proprio l'esempio di Berlino, sempre più apripista in particolare per Parigi e Roma, stanno spingendo in queste ore Palazzo Chigi, d'accordo con il ministero della Salute guidato da Roberto Speranza e ovviamente con il Cts, a mantenere alto il livello di guardia anche dopo Pasqua e Pasquetta.

L'ipotesi più probabile è quella che si eviterà la strada del lockdown generale, restando quindi con le fasce colorate. Ma molte resteranno rosse e altre arancioni. Chi sperava che il colore diventasse giallo o addirittura bianco, probabilmente, resterà deluso. Politicamente c'è solo la Lega, di fatto, a sostenere l'idea delle prime riaperture. Il Partito Democratico, anche con Enrico Letta segretario, è allineato alla linea del rigore di speranza. Così come la stragrande maggioranza dei parlamentari del Movimento 5 Stelle. E anche Forza Italia, come ha detto qualche giorno fa proprio ad Affaritaliani.it il vicepresidente Antonio Tajani, pensa che la decisione spetti agli scienziati e non ai politici.

Insomma, scuole ancora chiuse almeno fin dopo metà aprile (con tutti i problemi per le famiglie soprattutto di chi ha bambini piccoli alle materne e alle elementari), bar e ristoranti solo con l'asporto, molti negozi con la sarracinesca abbassata, così come i parrucchieri nelle zone rosse. Ecco perché Giorgia Meloni continua, anche oggi, a dire che non c'è alcun cambiamento tra Conte e Draghi e che l'attuale governo si muove in perfetta sintonia con il precedente. Va da sé, spiegano fonti politiche, che più si va avanti con le chiusure e con le restrizioni e più il prossimo scostamento di bilancio dovrà essere consistente per far fronte ai nuovi indennizzi. Già si parla, in ambienti della maggioranza, di almeno altri 25-30 miliardi di euro (inizialmente la cifra ipotizzata era di 20). Con buona pace per il debito pubblico.

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