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Politica
Fassina (Leu): "Roma? No a Calenda candidato. E primarie di coalizione"

Mentre Pd e M5s sono alle prese con i rispettivi restyling, più o meno direttamente accelerati dalla caduta del governo giallorosso, con l’arrivo di Mario Draghi a palazzo Chigi, invece, l’altro alleato e cioè Liberi e uguali si è diviso al suo interno, dopo la decisione di Sinistra italiana di non appoggiare il nuovo esecutivo. Cosa succede in questo campo? Affaritaliani.it lo ha chiesto a Stefano Fassina. Il deputato di Leu, intervistato dal nostro giornale, traccia la rotta che secondo lui andrà perseguita per portare avanti l’alleanza con dem e Cinque stelle. “Non c’è dubbio che le amministrative saranno un passaggio molto rilevante per strutturarla”, ha detto. Ma ha anche aggiunto, partecipando tra l’altro come Sinistra per Roma, al tavolo della coalizione che si riunirà proprio martedì prossimo: “In città come Roma ci misureremo con le primarie. Le modalità sono ancora da vedere, ma cercheremo di far sì che non si riducano ad una conta all’interno del Pd e che siano primarie di coalizione”.

Fassina, partiamo da Leu. Pd e M5s hanno avviato un percorso interno di riorganizzazione. E voi?
All’interno del contenitore Leu è in corso una discussione.

Su quali presupposti?
Per quanto mi riguarda, sulla base di un presupposto e cioè la necessità che nel campo di Pd e d M5s ci sia anche una presenza socialista, keynesiana, concentrata sulla questione sociale e dalla parte del lavoro. Le modalità con cui questa presenza contribuirà all’alleanza dipenderanno anche da come si svilupperanno i percorsi del Pd da un lato e del M5s dall’altro. Noi siamo consapevoli delle nostre dimensioni, ma pure del fatto che le politiche e gli interessi rappresentati da Partito democratico e Cinque stelle siano insufficienti e vadano arricchite con una proposta in senso, appunto, socialista e keynesiano.

C’è anche la possibilità per esponenti come lei, che facevano parte del Pd, di un ritorno alla ‘casa madre’?
A me pare che il punto oggi non sia rientrare quanto piuttosto costruire insieme una casa in grado di dare una prospettiva di rinnovamento culturale e reinsediamento sociale a un fronte che nell’ultimo trentennio è stato piuttosto subalterno al pensiero liberista. Bisogna costruire uno spazio capace di rappresentare anche la nostra cultura politica che in questo momento mi sembra debole nei soggetti strutturati. Basta guardare all’Europa e al resto del mondo per rendersene conto: la sinistra, a partire da Biden, infatti, si ridefinisce in relazione a un impianto keynesiano, riconoscendo la necessità di un ruolo più forte e incisivo dello Stato nazionale.

Da esponente di sinistra, che giudizio dà delle agorà lanciate da Goffredo Bettini nel Pd?
Iniziative che muovono dal terreno della cultura politica mi trovano sempre favorevole. Ritengo che a sinistra, però, si faccia ancora fatica a riconoscere che il mercato oggi non consente di perseguire gli obiettivi di dignità del lavoro, di giustizia sociale e salvaguardia dell’ambiente. Ecco perché credo che vada portata avanti anche una riflessione sull’Unione europea e sulle sue contraddizioni, sull’impianto liberista che domina i Trattati e le Istituzioni Ue, e quindi, sulla necessità di una radicale correzione di rotta per evitare che poi pensieri assolutamente condivisibili rimangano astratti.

Torniamo al tema dell’alleanza strutturale Pd-M5s-Leu. Le amministrative d’autunno saranno un test importante. Leu che ruolo giocherà?
Le amministrative sono un passaggio molto rilevante per strutturare l’alleanza tra Pd, M5s e e l’area che fa riferimento a Liberi e uguali. Ovviamente, arriviamo a questo passaggio con amministrazioni uscenti, penso a città importanti come Roma e Torino, che ci hanno visto su fronti opposti. La composizione ora è difficile. Tuttavia, dobbiamo lavorarci con grande intelligenza e determinazione. A Roma, per esempio, ci sarà l’appuntamento con le primarie.

La Capitale, appunto. Lei come Sinistra per Roma partecipa al tavolo sulla coalizione. Il nodo dei candidati sembra difficile da sciogliere.
Ci misureremo con le primarie. Vedremo in che forma, ma cercheremo di farle diventare primarie di coalizione e non una conta nel Pd. Lo scopo è proprio quello di arrivare ad una coalizione che tenga dentro anche la proposta politica di una sinistra con un profilo distinto, centrato su questione sociale e lavoro. Poi, dovremo misurarci pure con il M5s. Il nostro avversario non deve essere la Raggi, infatti. Il nostro avversario resta la destra. Ecco perché dobbiamo essere tutti consapevoli che il rapporto con i Cinque stelle è da coltivare, seppure in un quadro difficile perché la sindaca intende ricandidarsi e, quindi, al primo turno saremo in competizione. Una competizione che dovrà essere virtuosa proprio perché l’intera alleanza va ricomposta.

Parla di primarie di coalizione. Ciò significa che se non saranno interne al Pd, potrebbe esserci pure un candidato di sinistra?
E’ un’ipotesi che valutiamo. Noi abbiamo bisogno di portare dentro le coalizioni settori sociali che non fanno riferimento al Pd. Questo deve essere il nostro valore aggiunto. Dobbiamo partecipare alle primarie, a mio avviso, proprio con tale obiettivo.

La sindaca Raggi, come spiegava, complica il quadro. Anche Calenda, però, non sembra fare passi indietro. Come se ne esce?
Calenda, per quanto mi riguarda, non può essere il punto di sintesi. Per il programma che porta avanti, per gli interessi che rappresenta. E’ auspicabile che sia nella coalizione, ma non può essere il candidato sindaco di questa coalizione. Una coalizione plurale che esprime anche posizioni lontane dalle sue, dalla gestione delle aziende municipali alle questioni legate al lavoro.

Intanto, il ministro espressione della sua area polita e cioè Roberto Speranza è finito nel mirino di Fratelli d’Italia. Dai numeri della pandemia in Italia al caso Guerra-Oms, sembrano diversi gli aspetti su cui potrebbe far leva l’iniziativa. Lei che dice?
La mozione di sfiducia individuale è un’iniziativa di competizione politica tra FdI e Lega. E’ molto strumentale perché finalizzata alla competizione elettorale. Ma credo che sia anche un po’ vigliacca.

Si spieghi
E’ semplice: perché fa di Speranza il capro espiatorio di scelte che, condivisibili o meno, hanno fatto il presidente del Consiglio e l’intero governo. Non a caso i Dpcm sono, lo dice il nome, decreti del presidente del Consiglio e i decreti legge hanno come primo firmatario sempre il presidente del Consiglio.

Si tratta comunque di una prima prova politica per il governo Draghi. A proposito, che respiro ha questo esecutivo? Secondo lei ha il fiato più corto rispetto all’esordio?
Anche l’atteggiamento di Salvini in queste settimane evidenzia che quello Draghi è un governo di scopo, con un mandato circoscritto. Deve affrontare l’emergenza, portare avanti la campagna di vaccinazione, le misure di sostegno all’economia, il Pnrr e l’elezione del presidente della Repubblica. E poi chiudere.

Senza arrivare alla fine della legislatura, dunque?
Dopo l’elezione del presidente della Repubblica avrà esaurito la sua mission.

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