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Politica
Elezioni, Pizzarotti "trombato" dalla temibile accoppiata Calenda–Renzi

Federico Pizzarotti

Pizzarotti si consoli con un bel bicchiere di Lambrusco e un bel panino di prosciutto

 

Ed alla fine anche Federico Pizzarotti ha preso la classica gengivata dalla temibile accoppiata Calenda-Renzi che non c’ha pensato due volte a piazzarlo in Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna, ma in posizioni molto difficilmente eleggibili.

Una traiettoria classica la sua sebbene prototipale e per questo degna di particolare studio dagli studiosi di Fata Populina, la fatina che ha beneficiato migliaia di perfetti sconosciuti solo perché messi in lista al momento giusto.

Pizzarotti è storico perché fu il primo sindaco eletto per il Movimento Cinque Stelle in una grande città, Parma, in cui ha concluso poi anche il secondo mandato con una sua lista.

L’ex grillino però, come spesso accade in questi casi, si era montato la testa e pensava di essere divenuto un grande leader politico seguito da folli osannanti.

Peccato che non sia stato così. Anzi.

Una volta passato l’effetto – novità e con la disgregazione dei Cinque Stelle il suo caso è divenuto comunissimo, anzi la norma. Di amministratori eletti con il Movimento e poi caduti in disgrazia se ne contano a centinaia. L’ultimo e più eclatante è proprio Luigi Di Maio che se vogliamo ha seguito la traiettoria di Pizzarotti ma essendo molto più visibile (forse) ha salvato (per ora) le terga.

In ogni caso Pizzarotti l’ha presa (pare) abbastanza con filosofia visto che ha citato Dino Zoff per commentare il “destino cinico e baro” di saragattiana memoria: «Il successo deve arrivare da sostanza, non da momenti di gloria».

Forse sarebbe stato meglio Boskov ma ci accontentiamo.

Diciamo che Pizzarotti da buon emiliano si era mosso per tempo e così i primi d’agosto, dopo la caduta del governo Draghi, aveva ricollocato la sua lista civica vicino a Italia Viva, dopo i contatti con Matteo Renzi che di sindaci se ne intende, essendo lui stesso stato per tanti anni sindaco di Firenze. Il Matteo dell’Arno sa come fare con gli amministratori comunali. Conosce i loro problemi, le loro debolezze, i loro punti di forza. Conosce il segreto desiderio di gloria, conosce l’amaro calice della sconfitta, sa blandirli, sa stuzzicarli nei punti giusti. E così Pizzarotti aveva ceduto anche perché l’alternativa di +Europa di Emma Bonino non lo convinceva pienamente e –diciamola tutta- non si fidava della scaltra vecchietta che di pacchi ne ha tirati pure lei tanti.

Però il sindaco di Parma non aveva fatto i conti con il fatto che allora Renzi era da solo e Calenda era intenzionato a traslocare armi e bagagli nel Partito democratico. Insomma, ai primi d’agosto, l’amore tra i due poteva sbocciare. Poi le cose hanno preso un altro verso. Calenda ha fregato –come al solito- Letta ed è corso nelle braccia di Renzi che a quel punto si è buttato anima e core con il nuovo amante dando un bel calcione dove non batte il sole al povero Pizzarotti che non ha potuto fare altro che prendere atto che si trattava di un amore tradito e che l’interesse del senatore era solo dovuto alla disperazione di essere stato lasciato solo e a niente altro. Una volta decollato il Terzo Polo Pizzarotti è divenuto una specie di incomodo istituzionale di cui liberarsi al più presto e quale occasione migliore di piazzarlo in una pessima posizione eleggibile per fargli capire che ormai era finita?

Naturalmente non è mancata la chiosa finale a questa storia e cioè l’amante tradito si è adontato e l’ha buttata sulla morale e tirando su goccioloni ha dichiarato: “Mi aspettavo di poter lavorare seriamente”. E che c’entra caro Pizzarotti? Qui non si tratta di “lavorare seriamente”, quello dovrebbe essere scontato per un amministratore. Si tratta invece proprio di “lavorare” e quello non è affatto scontato.

Pizzarotti però si potrà consolare. La sua non è una città qualunque. Parma è famosa per il suo ottimo prosciutto. Sappiamo che è un contentino, ma è sempre meglio di niente. Potrà quindi consolarsi con un bel bicchiere di Lambrusco e un bel panino di prosciutto. Non sarà lo stesso che poter cenare a Roma con il Churchill dei Parioli, ma nella vita bisogna pure accontentarsi.

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    pizzarotti elezioni





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