Si tratta di cento domande che Chiara Giannini , inviata di guerra del Giornale, fa a Matteo Salvini. Poche battute, e il libro ci porta a Roma. Andando avanti nella lettura, ci si imbatte in una piccola, nuova, curiosa Oriana Fallaci che sicuramente farà strada nel mondo letterario. Una scoperta , che probabilmente vedremo sabato al Salone del Libro, ovvero al Saloon 2.0. quando l’editore Polacchi e il suo staff presenteranno il libro in una cornica insolita nei pressi del Lingotto.
COME COMINCIA
“Il suo è il cognome più cliccato su Google in Italia: è l’uomo più desiderato dalle donne dello Stiva- le, anche, di nascosto, da quelle di sinistra, malgrado non abbia propriamente la faccia del latin lover .Matteo Salvini è questo: è l’espressione di un’Italia popolare e populista, quella fatta da operai, impiegati, muratori, panettieri, operatori turistici, imprenditori. Ecco perché Salvini incarna per la maggior par- te degli italiani il leader perfetto: è vicino ai giovani, ma anche agli anziani”
IL backstage. La Giannini arriva al Palazzo:
“Roma, palazzo del Viminale. Mattinata di metà aprile. Splende un sole che riscalda. Mi avvio verso l’ingresso, passo i controlli e mi dirigo verso gli agenti di polizia. «Buongiorno, avrei un appuntamento con il ministro Salvini».
«Buongiorno» mi rispondono «favorisca i documenti, prego».
… «Buongiorno, Chiara», mi dice alzandosi per venirmi a salutare. «Come stai?».
Dopo i convenevoli ci sediamo. «Ti va un caffe prima?» mi chiede. «Ma sì», rispondo io. Sarebbe il terzo, ma amen. Poco dopo arriva un commesso con il vassoio. Matteo ci mette zucchero in abbondanza. «Dolce» mi dice sorridendo «perché la vita del ministro è già abbastanza amara».
Lo beve in tre sorsi, poi noto un attimo di esitazione. Sigaretta sì, sigaretta no.Sigaretta no.«Quindi hai smesso?» gli chiedo.
«Non ne tocco una dal trenta marzo! Forse è la volta buona…».
«Vorrei mi raccontassi la tua giornata tipo» inizio io. «Beh, cerco di tenere ritmi umani. Mi alzo presto e per le sette cerco di essere pronto. Certo, a volte ci sono sere in cui si lavora no a tardi e gli impegni si acca- vallano, ma mi alzo comunque di buon’ora per tenere d’occhio le operazioni più importanti».
«Quindi leggi subito i giornali?» proseguo.
«Quelli preferisco leggerli la sera, ma se c’è qualcosa che mi viene segnalato ci presto attenzione. Però cerco di non farmi condizionare da ciò che scrivono i gior- nalisti, anche se purtroppo le menate politiche me le fanno sempre vedere».
«Dai, mica tutte!».
«No, ma la maggior parte, sì, ogni giorno c’è un retroscena, un articolo che mi spiega cosa avrei detto e non detto… spesso e volentieri fondati sul nulla cosmico… sul “Si dice che”, “Parrebbe che”… Ripeto. Menate politiche».
SALVINI DA BAMBINO
Partiamo dall’infanzia. Ministro, che bambino era?
«Giocavo solo con le ruspe! Scherzo, ovviamente. Anche se macchinine, ruspe, soldatini, Subbuteo, a ri- pensarci era un altro mondo, i giochi erano reali.
Il CALCIATORE
Quali erano le sue aspettative da giovane? Che avrebbe voluto fare da grande?
«Il grande sogno impossibile era quello di fare il cal- ciatore, anche se non l’ho mai coltivato sul serio. Era una di quelle fantasticherie che da bambino mi face- vano compagnia quando andavo con i miei allo stadio oppure giocavo con gli amici. Un po’ più seriamente avevo preso invece la passione per il giornalismo, che in e etti dopo sarebbe diventata la mia professione, ma già da ragazzino mi divertivo a intrufolarmi agli eventi al centro dei ri ettori, soprattutto di calciomercato (si è capito che mi piace il calcio, sì?). La politica è arrivata ai tempi del liceo, ma non avrei mai pensato che sareb- be diventata così importante nella mia vita».
IL PUPAZZO DI ZORRO
Mi racconti di un ricordo a lei caro. Un aneddoto inedito legato alla sua vita prima di entrare in politica.
«Quando mi hanno rubato il pupazzetto di Zorro? Andavo all’asilo mi pare e niente, mi portavo dietro sempre questo pupazzetto di Zorro nché un giorno non me l’han fregato. A raccontarla adesso sembra chissà quale predestinazione, chissà magari diamo lo spunto a Massimo Recalcati per fare una puntata sui traumi infantili di Salvini, quando invece è stato sem- plicemente il primo impatto con l’ingiustizia.
L’AMORE
«L’amore, cantava Gaber, è una parola strana: vola troppo. Andrebbe sostituita. Non sarebbe meglio chia- marlo: la cosa? Potrebbe diventare più concreta. Vivi degli attimi intensissimi che al momento sembra ti la- scino segni profondi, importanti. Ma la cosa non è que- sto o meglio, non è solo questo. La cosa è trasforma- zione, incontro, crescita insieme. È un patto di sangue stipulato tra due persone o, forse, prima ancora, dal destino».
La fidanzatina
Senza fare nomi, ricorda la sua prima fidanzatina? Che ne ha fatto?
«Mi ricordo, mi ricordo. Primissimo bacio in via Melchiorre Gioia. Basta, non dico di più. Mentre la prima danzata vera l’avevo conosciuta in vacanza in Val Rendena, nei giorni del ponte di San’Ambrogio. Con lei ho passato anni bellissimi, ricordo la prima va- canza a Minorca e il Capodanno a Salisburgo a giocare a palle di neve. Oggi è sposata e fa il medico, ha tre bambini. Se sta leggendo ne appro tto per salutarla.
I CENTRI SOCIALI
È vero che faceva parte di un centro sociale?
«Quella di Salvini che frequentava i centri sociali è una leggenda. Tutto è nato quando nel 1993, appena eletto consigliere comunale a Milano, in occasione di una manifestazione contro lo sgombero del Leoncaval- lo, io dichiarai una cosa tipo: “I teppisti vanno “I teppisti vanno presi e puniti, ma non tutti quelli che vanno al Leoncavallo sono dei disgraziati”. E guardi, nonostante siano passati tanti anni da allora, io quella frase la sottoscrivo an- che da ministro dell’Interno.
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FORZA ITALIA
«Non spetta a me fare il bilancio della storia di Forza Italia, ma credo che, al netto di alcune sbanda- te puntualmente censurate dal proprio elettorato, nel complesso si debba a questa forza politica e al suo fon- datore, Silvio Berlusconi, se in Italia sono stati declina- ti alcuni concetti chiave della cultura liberista e della cultura garantista, senza dimenticare gli importanti successi soprattutto in politica estera che hanno carat- terizzato molta parte dell’azione dei Governi a guida Berlusconi».
Fratelli d’Italia
«Anche qui non voglio dare pagelle, quindi mi limi- to a evidenziare come Giorgia Meloni sia riuscita con grande caparbietà a far resuscitare la tradizione poli- tica che Gianfranco Fini aveva quasi definitivamente affossato con le sue case a Montecarlo e tutto il resto».
RENZI
Di Renzi devo proprio parlare? Sto cercando di dimenticarlo, come tutti gli italiani. Non mi ci faccia pensare, per favore».
BOSSI
Che pensa di Umberto Bossi?
«Su Bossi ammetto di non riuscire a essere imparziale. Lui, insieme a Franco Baresi, sono stati i miti della mia gioventù.
CINQUE STELLE
E del Movimento 5 Stelle?
«Il Movimento Cinque Stelle? In questi mesi di Go- verno mi sono fatto l’idea che il Movimento assomigli a una grande lista civica su scala nazionale, non trop- po diversa però, almeno nei caratteri fondamentali, da quelle che in molte amministrazioni locali ci a ancano nel governare i territori.
DI MAIO
Posso dire che è una persona onesta, seria e corretta.
CONTE
Considera Giuseppe Conte un bravo premier?
«Giuseppe Conte è una figura di grande spessore. Il suo talento nella mediazione spesso compensa la mia, a volte ruvida, linearità.
CINQUE ANNI
Il nostro impegno durerà per cinque anni e io farò di tutto perché si onorino gli impegni presi: dal primo, all’ultimo. Ripeto, dal primo all’ultimo».
IMMIGRAZIONE
Si fa quello che si doveva fare da tanto tempo. Mettere ordine. Prima di tutto controllare i con ni,
MAGISTRATI
Quello del magistrato è il lavoro più di cile del mondo. Io li ringrazio per quello che fanno, perché molto spesso è grazie al loro intervento che vengono sradicati tanti pericolosi fenomeni che danneggiano la nostra società. Dalla corruzione, alla lotta alla ma a, passando per i casi più concreti di cui nessuno parla mai, ma che sono poi il fulcro del lavoro quotidiano delle Procure.
EUROPA
Roosvelt diceva sempre questa frase: “Le cose che non funzionano si cambiano”. Pragmatismo americano. Sull’euro penso che racconti perfettamente quale
atteggiamento dobbiamo avere dopo decenni in cui tra parametri ssi, dottrine dogmatiche e sbilanciamenti commerciali è finita che mezza Europa si è impoverita, mentre un’altra metà si è arricchita. Così non funziona.
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I TEDESCHI
«I tedeschi sono un popolo meno comprensibile per noi.
SOVRANISMO
Ripeto, si tratta di una parola nuova che sta sbocciando, è presto dire se riuscirà a raccontare una coerente visione del mondo,
PONTE DI MESSINA
Prima il Ponte di Genova poi parliamo di altri pon- ti.
GIORNALISMO
Bisognerebbe fare lo sforzo di partire sempre e solo dai fatti, dai numeri, dalla vita vera delle persone, non dalle astrazioni dei professori in sociologia o peggio dai desiderata degli editori.
LIBRO PREFERITO
«Un Uomo, di Oriana Fallaci.»
CANTANTE PREFERITO
All’ombra dell’ultimo sole si era assopito un pesca- tore e aveva un solco lungo il viso come una specie di sorriso…
LA PACCHIA
La pacchia è davvero finita per chi no a poco tempo fa sapeva di poter contare su un generale clima di lassismo e inerzia verso comportamenti inaccettabili.
L’ITALIA
L’Italia è un Paese forte. Grande potenza, Super Potenza, no. Queste manie di grandezza fortunata- mente non fanno parte della nostra cultura. Però non dobbiamo nemmeno cadere nel difetto opposto, quel- lo di considerarci l’ultima ruota del carro, perché non lo siamo.
EXPORT
È la nostra forza e non solo nell’eccellenza più conosciuta: pensi a quante piccole aziende italiane fanno parte dei giganti di altri Paesi, penso alla componentistica, alla robotica, all’in- novazione tecnologica e informatica? Mi creda, siamo molto più forti e competitivi di quanto crediamo
LA DOMANDA PIU’ SCOMODA
Quelle sui fatti miei
IL SONNO
Sì, sì, dormo. Con due cuscini, per di più, perché uno lo devo abbracciare. Lo faccio da sempre. Chissà perché? Qualcuno penserà a carenze di a etto. Sarà, ma secondo me solo perché sono più comodo così. Lei che dice?»

