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Politica
Sanremo, Pasquino: Mattarella? Io non ci sarei andato. Benigni mai apprezzato
Roberto Benigni

Sanremo 2023, il politologo e professore emerito di Scienza politica all'Università di Bologna Gianfranco Pasquino interviene sul dibattito aperto da Affaritaliani: la relazione tra potere e cultura nel nostro tempo

Nella società dello spettacolo in cui viviamo c’è un’esaltazione spasmodica del potere e di chi lo detiene. Vedere anche in uno spettacolo popolare come Sanremo la celebrazione dei diritti della Costituzione, le ovazioni per il presidente della Repubblica che per la prima volta nella storia della manifestazione è su un palco d’onore, quando negli ultimi 2 anni, durante la pandemia, non è che questi diritti siano stati molto rispettati, non stona con una cultura di sinistra, di rispetto reale della Costituzione, dove le istituzioni interagiscono col cittadino? Mi sbaglio?  

“Credo che lei abbia ragione e credo anche sia stato anche inopportuno invitare Zelensky non perché Zelensky non meriti di parlare in pubblico ma perché quello non è il luogo. Se fossi stato io Mattarella, il presidente la Repubblica, non sarei andato lì e non ho mai apprezzato Benigni. Se il commento della Costituzione viene affidata ad un comico abbiamo un problema non solo a sinistra. La nostra è una Costituzione presbite, come diceva Calamandrei, che guarda lontano ma non ne possiamo apprezzare tutta la qualità tramite interventi esagitati di un comico. Andrebbe fatta una riflessione diversa e più profonda”

La cultura di sinistra che vedeva nel conflitto col potere un’evoluzione è stata sostituta da questi nuovi modelli culturali, la cultura “Wok” e la “Cancel Culture”?

“Non credo che l’abbiano sostituita ma si sono aggiunte, soltanto che l’aggiunta è stata improvvisa, abbondante e incontrollata, però non credo sia così influente. Purtroppo la maggior parte delle persone è indifferente a questo e riprende alcuni frammenti e li ripete in maniera pappagallesca. Io credo invece che sia venuta meno la cultura delle élite, fondamentalmente”

Ce lo spieghi meglio

“Non sono più convinte di se stesse, quindi tacciono e non si prendono neanche più la briga di criticare. Questo è il problema vero della nostra società”

Chi guida la politica: uno dei temi chiave del momento è il congresso del Partito democratico. Però dai candidati in lizza non abbiamo sentito grandi discorsi sulla visione profonda, cosa vogliono fare. Non dico debbano citare Kant o Schopenhauer ma il livello culturale rispetto ai segretari di una volta è molto mutato. Oltre a questioni di potere, se comanda l’uno o l’altro, non abbiamo sentito altro...

“Questo è il declino complessivo della cultura di sinistra che non ha più creduto nella necessità di avere un partito pedagogico che cioè insegnasse agli elettori e al tempo stesso insegnasse agli scritti. La famosa frase di Gramsci ‘studiate perché avremo bisogno di tutta la vostra conoscenza’ è scomparsa. Il PCI è stato davvero il partito di Gramsci, molto a lungo e i suoi dirigenti erano tali, dopodiché hanno smesso di crederci nel partito pedagogico, lo hanno anche criticato dicendo ‘non saremo il partito pedagogico’ e invece dovevano esserlo e queste sono le conseguenze di non avere più studiato, di non avere più trasmesso la cultura”

Quell’idea di Gramsci si è però anche trasformata in occupazione degli apparati ideologici di Stato cioè la cultura, i media, l’università, l’istruzione, la magistratura. Oggi però con la venuta meno della cultura generale troviamo solo tanti singoli...

“Non era occupazione degli apparati, era conquista…”

Sì, conquista...

“… sì, attraverso la cultura, la capacità di diffondere idee, quindi di avere seguito, questo era l’obiettivo di Gramsci. In parte il disegno è stati conseguito ma in una parte piccola dopodiché nel momento in cui non c'è più il referente, cioè il partito, queste cose possono anche continuare personalmente, però dire che c'è una cultura di sinistra negli apparati dello Stato oggi è molto difficile, anzi, qualcuno rimprovera gli apparati dello Stato di essere troppo ‘Stato’ e quindi con Sartori incapaci di elaborare nuove idee e quindi anche di essere lenti nel rispondere alle novità. Queste critiche vengono soprattutto da giuristi di destra che criticano così la burocrazia”

Lei si è fatto un’idea chiara di cosa vogliono fare i candidati alla segreteria del Pd, dei loro propositi che mi sembrano abbastanza oscuri?

La De Micheli vuole un partito come l’ha conosciuto, sufficientemente strutturato, non è più tale, e vuole ridurre il peso delle correnti. Cuperlo ha una visione di un partito del passato che però era un buon partito, in questo caso il Partito comunista, e c'è un tentativo di renderlo in questo senso più colto. Cuperlo è quello dei quattro che ha maggiore cultura. E’ laureato, scrive libri, legge libri. I dirigenti del PCI leggevano libri, questi non leggono più nulla. L’ultimo con cui ho fatto un dibattito che leggeva libri è stato D’Alema, non è popolare ma è persona colta, intelligente e capace di andare controcorrente. Bonaccini è fondamentalmente un uomo di apparato. Poi c’è la Schlein che ha il vantaggio si essere una donna e quindi ha altri stimoli, in più ha fatto 5 anni da europarlamentare ed è stata esposta a qualcosa di importante. In generale hanno paura di dire che il partito deve essere pedagogico. Forse non hanno neanche sufficiente capacità di trasmettere la cultura del partito che vorrebbero ma questa è la sfida di molti ed è complicata. Vedremo se chi vince avrà la capacità di costruire una cultura aggiornata al XXI secolo, capace di confrontarsi con la cultura “Wok” e la “Cancel Culture” che sono culture transitorie, inutili e frammentarie, non possono produrre cultura”

Sembra comunque che la sinistra abbia sostituito la cultura d’insieme con le minoranze. Oggi quali sono la priorità della sinistra?

“La priorità è la possibilità di avere opportunità, questa dovrebbe essere la priorità cosiddetta socialdemocratica cioè garantire opportunità ai cittadini. Questo tipo di discorso è andato perso, in Italia in particolare e in alcune sinistre è stato sostituito con i diritti di particolari comunità di persone. Un partito oggi poi deve porsi il problema che non tutto può essere risolto dalla società ma ci deve essere anche un intervento pubblico o di quel che rimane dello Stato e dall’altro guardare all’Europa. Senza Europa non c’è Italia ma un tipo di Europa diversa da quella di oggi, vicina all’idea di Altiero Spinelli che era comunque un comunista. E poi è importante riconoscere che la società debba essere meglio ascoltata, non sempre è così, ma ci sono elementi di creatività nella società che devono essere ascoltati ed aiutati ma se non c’è una cultura come ho spiegato...”.

 

 

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