Riforma della Giustizia, i membri del Csm scelti per sorteggio, uno schiaffo alle correnti della magistratura
La tanto attesa riforma della Giustizia di Carlo Nordio è arrivata alla bozza finale, questa sera il Guardasigilli e il sottosegretario alla presidenza Alfredo Mantovano andranno al Quirinale per un confronto con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Si tratta di una riforma – riporta Il Messaggero – che promette di rivoluzionare la giustizia italiana e riscrivere interi articoli della Costituzione. E per questo ha bisogno più di altre di un lasciapassare del Capo dello Stato. Il nodo principale è quello relativo alla separazione delle carriere. Il centrodestra punta a dividere per sempre le carriere di giudici e pm, impedire a un magistrato di vivere due vite in una: quella di chi indaga e di chi emette sentenze. Un vecchio sogno di Silvio Berlusconi, rimasto nel cassetto e tirato fuori ora da Giorgia Meloni, alla vigilia delle Europee. Un incubo per gran parte della magistratura associata, in trincea contro la riforma come il grosso delle opposizioni, Pd e Cinque Stelle in testa.
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Nella bozza finale – in base a quanto risulta a Il Messaggero – il Csm rimarrà uno solo, dotato però al suo interno di due sezioni distinte, per gli inquirenti e i giudici. Tra le novità affinate dopo lunghe trattative – e con un continuo dialogo con gli uffici legislativi del Colle – l’istituzione di un’Alta Corte per i ricorsi contro i provvedimenti disciplinari del Consiglio superiore. E ancora, un altro pilastro è il nuovo sistema elettorale per scegliere i membri togati del Csm (i due terzi): i venti magistrati saranno scelti con un sorteggio secco. Uno schiaffo alle correnti e alla lottizzazione politica che puntualmente scandisce la scelta delle toghe da riunire intorno al tavolo circolare di Palazzo dei Marescialli.



