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Valentino Rossi, l’addio: tutta una scusa per fare casino

Valentino Rossi, addio alle corse: il concetto di spazio e tempo

Motomondiale, Montmelò - Circuit de Catalunya. Anno 2009.  Mancano due giri alla fine, Jorge Lorenzo è avanti, in prima posizione, Rossi gli sta attaccato alla marmitta. I due piloti della Yamaha si contendevano la gara e in quel Motomondiale anche il titolo piloti. Rossi dopo il rettilineo finale attraversa letteralmente la strada staccando Lorenzo all’esterno, tirando in su il piede che si stendeva come tappeto rosso in ogni sua staccata, per evitare il contatto. Un sorpasso definito “da straccio di licenza”. Mise letteralmente la moto davanti senza spiegarcelo, dove lo spazio non esisteva e il tempo non lo permetteva.

Lorenzo però ne ha di più, lo ripassa, anche abbastanza velocemente, e i due sembrano correre in un equilibrio che poteva durare in eterno mantenendo spazio e tempo inalterati, così veloce da sembrare fermi. Nell’ultimo settore Lorenzo ne ha di più, allunga su Valentino. Ma è qui che il Dottore cambia le regole: all’ultima curva entra dove era impossibile farlo, passa all’interno dove non si poteva, quasi come la moto si fosse appiattita secondo una dimensione spazio temporale sconosciuta a tutti, tutti tranne Valentino Rossi.

Proprio in quella dimensione, si è sviluppata la carriera sportiva di Valentino Rossi. Bruciando i tempi, e infilandosi negli spazi: correndo fino a diventare leggenda.

Valentino Rossi, addio alle corse: i sorpassi e le vittorie del ragazzo, del pilota e dell’icona

Tavullia 7968 abitanti, Marche. Comincia dal piccolo paesino dov’è partito il giro più veloce di Valentino Rossi. Da lì la “marea gialla” ha invaso tutto il mondo.

26 stagioni nel Motomondiale, 9 titoli Mondiali vinti (uno nella 125, uno nella 250, uno nella 500, sei nella MotoGP); 115 vittorie; 235 podi; 148 prime file; 76 giri veloci. Questi i numeri della monumentale carriera di Rossi. Ma c’è un numero che l’ha contraddistinto più di tutti, che l’ha accompagnato in tutti i momenti, un numero che ha saputo render grande, che verrà ricordato per sempre come il numero di Valentino Rossi: il 46

Tutti nel mondo hanno usato quel numero appiccicato sugli scooter, sui cappelli, dietro la schiena, chi l’ha indossato in altri sport. È stata questa la capacità di Valentino, diventare un’icona e rendere la MotoGP celebre in tutto il mondo.

Tante le sue vittorie più celebri: dal primo trionfo nella 125 il 18 Agosto 1996 a Brno, alla prima perla in 550 il 9 luglio 2000 a Donington, passando per l’incredibile vittoria a Montmelò nel 2009, l’importantissimo trionfo di Welkom 2004, quella iconica di Laguna Seca e la storica vittoria al Mugello del 2006. Impossibile dimenticare i suoi sorpassi, come quello su Stoner al cavatappi o la spallata a Gibernau di Jerez.

È stato tutto nello sport Rossi, ma è stato soprattutto Valentino, il ragazzo semplice dalla faccia furba che sentiva sempre forte il bisogno di divertirsi e di scherzare, manifestandolo nei festeggiamenti con coreografie geniali e nei caschi che indossava, tutti realizzati da Aldo Drudi, che l’ha definito “un Picasso delle moto”.

Valentino Rossi, addio alle corse: l’ultimo giro

Valencia, circuito Ricardo Tormo. 14 Novembre 2021. È l’ultima domenica in cui vedremo Valentino Rossi correre un GP. Oggi, se potessimo, vorremmo tutti cambiare le parole di una canzone del suo caro amico Cesare Cremonini e ripeterci convinti che “da quando Rossi non corre più non è più domenica”.

26 anni si racchiudono in poco più di un minuto. Il tempo esatto per compiere l’ultimo giro di giostra. L’ultima gara di Valentino è stata una festa, un tappeto rosso con tributi e applausi infiniti, dall’arrivo sul circuito, alla festa nei box, fino alla nomina di MotoGP Legend. La sua compagna di viaggio , la Yamaha M1 per l’occasione gli ha scritto una lettera d’amore: “ti ho dato tutta me stessa, come tu hai dato tutto a me. L’unica cosa di cui farò sempre tesoro sono i nostri discorsi sulla griglia. Eravamo io e te contro il mondo”.

Tutti si sono entusiasmati, molti hanno pianto, tanti non potevano crederci. Ma se guardiamo quel ragazzo non è cambiato nulla: ha lo stesso sorriso e la stessa voglia di divertirsi. Per lui "il ritiro è solo una scusa per fare casino"

Impossibile raccontare chi è stato Valentino Rossi, ancor più impossibile comprenderlo. Non sarà difficile ricordare le sue gare, dove fregava il tempo e ingannava lo spazio.

Domenica, la voce che ha raccontato per anni le sue vittorie, quella di Guido Meda si è fermata un attimo e per una volta non ha gridato “Rossi c’è. Rossi c’è” ma ha semplicemente ammesso che “Rossi ci sarà per sempre”

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