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Dietro la politica
Coronavirus, non c'è un Harry Potter per ripartire e ricostruire. Servono...

Dalla ardente e ardita conferenza stampa del Presidente del Consiglio Conte prePasquale è iniziato il solito dibattito tutto italiano modello Bar Sport su una cosa serissima come la gestione della regia della ripartenza del Paese dopo il lock down e della ridefinizione del progetto economico, sociale e lavorativo di una Italia durante la pandemia e dopo. L'errore di partenza che si potrebbe facilmente imputare al Governo è quello di aver applicato un vecchio metodo comunicativo ad un nuovo nuovissimo mondo che non può essere gestito con i vecchi metodi. Il vecchio metodo è quello delle figurine Panini della formazione calcistica messa in campo dal Governo e che nella estrema sintesi del Presidente del Consiglio ha coperto il senso e il valore della decisione di avviare un lavoro scientifico e (si spera) operativo sulla guida in sicurezza della ripartenza del Paese nella cosiddetta Fase 2.

Se ti metti a parlare di una così decisiva che segnerà le vite di 60 milioni di italiani nei prossimi mesi di sicuro e forse nel prossimo anno e lo fai con il giochino del "celomanca" nella squadra come si faceva per i Comitati Scientifici e i Consigli di Amministrazione in tempo di pace il risultato è che da Colao (il primo non a caso nominato dal Presidente del Consiglio) agli altri partono subito i treni di colleghi della stampa a ricamare classifiche e retroscena. E sempre con una legittima vecchia logica da vecchia politica anche molti del nostro simpatico mondo istituzionale per seguire il filo dei giornali si lancia in costruzioni mediatiche di presunti Ministeri della Ricostruzione e in varie altre amenità sempre da Gazzetta dello Sport. Perdendo tutti di vista alla fine la sostanza e la rilevanza di che cosa invece si stia parlando. O forse intuendola e capendola così tanto (e anche così pericolosamente) da provare a spostare il dibattito sul chi più che sul cosa. Anche perchè, giusto per dirla piatta, la discussione su un Ministero della Ricostruzione somiglia tanto a quella sul Ministero della Magia in Harry Potter.

Una cosa così grande e totalizzante che non può essere un pezzo di un Governo ma può essere solo il Governo a farla. Perchè altrimenti, come in Harry Potter, il Ministero Magico della Ricostruzione si sostituisce al Governo. Ma in Harry Potter abbiamo visto come è finita quando succede e qui si da il caso che il maghetto con la ferita sulla fronte non ce lo abbiamo a disposizione per salvarci e invece Voldemort è in giro sotto forma di COVID-19 e la crisi economica e sociale (insieme a quella sanitaria in corso) che porta con se comincia a prendere forma. Non servono quindi né le vecchie formule mediatiche e politiche ma servono i contenuti e le proposte operative. E media e politica dovrebbero dedicarsi a queste e i cittadini sicuramente ne sarebbero molto più interessati.

Allora facciamo una proposta timida ma di buon senso. Proviamo a ragionare tutti in parallelo al lavoro sicuramente di qualità che farà il team messo in piedi dal Governo a prescindere dai nomi, facciamo tutti (a cominciare dai media e dai partiti e sicuramente lo stanno facendo già i singoli Ministeri proprio per non perdere di vista ognuno la sua responsabilità operativa sulla ripartenza del Paese) un pezzo di progetto per come ripartire in sicurezza. Lo si faccia nel turismo (principale attrazione economia e lavorativa del nostro Paese), come in tutti gli altri ambiti dell'economia. Lo si faccia nella scuola, nella sanità, nel sociale, nella mobilità e in tutto quello che costituisce parte di un enorme ripensamento generale di sistemi concreti di funzionamento della nostra vita attiva in presenza di un virus e quindi con regole e metodi per fare quello che eravamo abituati a fare ma con probabilmente tate misure di sicurezza che incideranno sia sulle modalità organizzative che sui fatturati. Facciamolo e facciamolo subito in questi giorni. E diamo tutti più idee al Governo per decidere insieme ai suoi tecnici e ai Ministri le regole di ripartenza omogenee e inderogabili in tutta Italia senza distinzioni regionali. 

Ovviamente questo vale soprattutto per la ripartenza in sicurezza dei prossimi mesi. Ma sia sulla ripartenza che soprattutto sulla ben più lunga ricostruzione della nostra economia e della nostra società durante e dopo la crisi non possiamo fantasticare né di Ministeri della Ricostruzione né di Gruppi di Lavoro nazional, neanche se fossero guidati entrambi da tutti gli Avengers, né dello stesso Governo. Da Roma e, soprattutto, da Bruxelles devono arrivare le risorse di portata epocale da dopoguerra per la ricostruzione e devono arrivare regole omogenee e applicabili.

I progetti concreti sia nella ripartenza sia soprattutto nella ricostruzione sono invece un compito dei territori. Sono i Comuni e le Regioni i veri protagonisti insieme alle categorie economiche, alle organizzazioni dei lavoratori e dei professionisti e naturalmente al vivissimo mondo del sociale e dell'associazionismo quelli che dovrebbero costruire cabine di regia operative che si occupino della gestione concreta della ripartenza e che accompagni cittadini e imprese nella terra di nessuno della ricostruzione che dovremo fare tutti rimboccandoci le maniche nei prossimi anni. Solo la specificità dei territori e la guida da parte delle cabine di regia locali potrà davvero aiutare concretamente un Paese fatto di tante identità diverse che hanno bisogno di soluzioni diverse nel progetto di rilancio.

Soluzioni che naturalmente devono rispettare le regole sanitarie e di comportamento che è giusto vengano da Roma o dall'Europa, così come devono essere finanziate per la grandissima parte con risorse che arrivano da Roma e dall'Europa. Ma come queste risorse si investono per ottenere il massimo impatto lavorativo e economico nei territori e come si applicano rigorosamente ma intelligentemente le regole di ripartenza (e magari se ne propongono anche di più efficaci localmente) lo devono proporre i protagonisti istituzionali e economici di quei territori. Alcuni hanno cominciato a farlo e per esempio a Varese il Comune pochi giorni prima della nascita del Gruppo di lavoro nazionale ha lanciato la cabina di regia con tutti i protagonisti dell'economia della città che parte proprio oggi operativamente. Ma su questa strada lavoreranno in molti. Con una avvertenza; che nei territori facciano squadra e non si perdano anche loro nella vecchia formula della competizione a chi arriva primo da solo. Da questa battaglia contro il virus come dalla guerra contro la crisi più drammatica della storia dell'ultimo secolo non si esce con la competizione ma con la collaborazione.

Nel secondo dopoguerra i partiti politici erano forti e si radicarono profondamente nella società e nei territori e furono un volano della ricostruzione non caso comunque con diverse politiche e modelli di sviluppo nelle diverse Italie. Oggi i partiti non sono più quelli del 1948. I territori possono essere i veri grandi artefici della ricostruzione del Paese e diventare il "vaccino" vero e concreto contro la crisi, con l'alleanza e il sostegno economico e normativo del Governo e dell'Europa. E unendo pubblico e privato in un'unica squadra senza colori politici e che non vuole vincere le elezioni ma far rinascere l'Italia.   

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