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Il quadro
Come orientarsi nel codice della crisi e dell'insolvenza

Il dilemma sulla nomina del revisore

Il tema di questo lunedì è causa di un “dilemma”, tanto è che ha creato due correnti di pensiero.

Non riesco a capirne le ragioni perché, essendoci una disposizione legislativa abbastanza chiara, tutto dovrebbe procedere “de plano”, invece così non è.

Veniamo al dunque.

L’argomento alla base del “dilemma” riguarda “la nomina del revisore nelle srl e nelle società cooperative”.

Per semplicità parlo solo del “revisore” e non anche dell’Organo di controllo (Collegio sindacale o sindaco unico), in quanto, anche se l’art. 2477 c. c. tratta della nomina di entrambi, è più logico parlare del revisore unico esclusivamente per motivi economici-finanziari, salvo diversa volontà dei soci.

La stampa di settore ha pubblicato qualche giorno fa la notizia che il Conservatore del Registro delle imprese di Bologna ha inviato al Presidente del locale Consiglio dell’ODCEC una nota della quale ne chiedeva la diffusione, affinché le imprese interessate dalle modifiche del D. Lgs 14/19 procedessero alla nomina del revisore nel corso dell’assemblea relativa all’approvazione del bilancio per l’esercizio 2018 (periodo aprile-giugno 2019), ottimizzando, quindi, la corretta attivazione dei sistemi di allerta.

crisi

Mentre da una parte squillavano le trombe, non è tardato il suono delle campane e così che il Presidente del Tribunale delle imprese di Brescia, per altro anche Giudice del registro delle imprese, ha dichiarato nel corso di un convegno tenuto presso la locale CCIAA (fonte Italia Oggi del 13/4 u.s.), che sino a quando non siano spirati i termini di cui all’art. 379 c. 3^ del CCII (dicembre 19) non si possono considerare inadempienti le società obbligate che non abbiano provveduto sia alla modifica statutaria che alla nomina in questione.

 

Da qui il dilemma sulla nomina del Revisore.

 

A mio avviso l’art. 379 c. 3^ parla chiaro: “la nomina va fatta entro il 16-12-19”.

 

Ciò che intendo porre all’attenzione di chi mi legge è il fatto che, per quanto si chieda pianificazione e/o organizzazione alle imprese per intercettare una possibile e/o probabile crisi, è lo stesso legislatore che si dimostra carente sugli tali argomenti.

 

Con il D. Lgs 14/19 si è cercato di ottimizzare le procedure concorsuali (ivi compresa la legge 3/12), nonché di imporre alle imprese un adeguato assetto organizzativo (per gli imprenditori collettivi) e misure idonee (per gli imprenditori individuali).

 

Come ho già evidenziato nel mio precedente dell’8 aprile scorso, l’obbligo per l’istituzione di un adeguato assetto organizzativo amministrativo e contabile ex art. 375 del CCII è in vigore dal 16 marzo scorso.

Durante la mia ultraquarantennale carriera di commercialista, quando ho sollecitato gli imprenditori a dotarsi di un adeguato assetto organizzativo, ancorché facoltativo, ma indispensabile per la conduzione dell’azienda, in molti casi la risposta datami è stata: “io devo pensare al lavoro e non alle carte”.

Questa mentalità è largamente diffusa e non può una semplice disposizione di legge modificarla “d'emblée”, anche perché l’attuazione di tutto questo ha un costo importante e non sopportabile in questo particolare e critico momento storico da moltissime aziende di micro o piccole dimensioni.

La formazione degli imprenditori non può avvenire in tempi così stretti, quindi è logico pensare che alle scadenze molti saranno inadempienti.

Immaginate che per magia il pirata “Barbanera” si materializzasse al tempo odierno.

Egli fu il famoso il terrore dei 7 mari, con una esperienza marinaresca di tutto rispetto, tanto è che quando incontrava un tifone era quest’ultimo a cambiare rotta.

Orbene, se a “Barbanera” dicessimo: “caro pirata, non esistono più i galeoni, ora devi navigare con una nave moderna, con tanto di cruscotto, radar, alfabeto morse, bussola satellitare, ecc.”, secondo Voi, cosa ci risponderebbe?

 

Se è lo stesso legislatore fiscale che consente alle imprese commerciali (individuali o società di persone con un volume di ricavi non superiori a € 700.000) di adottare la contabilità semplificata (non idonea ad intercettare la crisi potenziale) (art. 18 del DPR 600/73),  quando la soglia di fallibilità è fissata a € 200.000 (art. 1 L. F.) e alle imprese agricole di avere solo la contabilità ai fini IVA (art. 34 DPR 633/72), come si può pretendere da queste realtà una corretta applicazione delle norme?

 

Le riforme sono cosa buona e giusta, ma non devono mettere in crisi i destinatari delle stesse, altrimenti l’impatto sociale è disastroso e in un momento in cui dilaga la disoccupazione, crearne di nuova è una follia.

 

Chiudo evidenziando che, poiché si parla di una modifica della riforma stessa, è opinione diffusa che le soglie per la nomina del revisore saranno riviste in aumento, quindi ………”revisore essere o revisore non essere??!!”

vignetta03
 

 

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