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Il quadro
Come orientarsi nel codice della crisi e dell'insolvenza

 

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L’argomento in trattazione si prefigge lo scopo di porre all’attenzione dei gentili lettori un aspetto delle società a responsabilità limitata unipersonale il cui socio svolge anche le funzioni di amministratore unico.

Tale situazione genera, inevitabilmente, una confusione di interessi proprio a causa della duplice funzione in capo alla medesima persona fisica.

Il conflitto di interessi è, a mio avviso, alla base di una evoluzione giurisprudenziale da parte della Corte di Cassazione, nonché di particolari scelte del legislatore del CCII (codice della crisi e dell’insolvenza).

  1. Lo scorso 9 maggio, la Corte di Cassazione con le ordinanze n. 12334 e 12335/2019, ha affermato che in una srl dalle caratteristiche innanzi descritte, le sanzioni tributarie irrogate alla società possono essere richieste direttamente all'amministratore e socio unico, il quale risponde personalmente e illimitatamente con il proprio patrimonio.

Ciò porta come conclusione alla disapplicazione della regola, secondo la quale le sanzioni tributarie irrogate a carico di società «sono esclusivamente a carico della persona giuridica» (articolo 7 del dl 269/2003), mentre conduce all’applicazione de «la sanzione è riferibile alla persona fisica che ha commesso la violazione» (articolo 2 del D. Lgs 472/1997), nel caso in cui gli interessi della società coincidano, di fatto, con quelli della persona fisica che sia socio unico e amministratore della unipersonale.

La pronuncia della suprema Corte punta a rafforzare il principio personalistico circa l’irrogazione delle sanzioni tributarie, indirizzando verso la ricerca del responsabile della violazione non tanto nel soggetto che l’ha compiuta quanto nel beneficiario degli effetti che la stessa produce.

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  1. Più ad ampio raggio il CCII con l’art. 378 del CCII (D. Lgs nr. 14 del 14/02/19), entrato in vigore lo scorso 16 marzo, al 1° comma, modificando l’art. 2476 del codice civile dispone: “gli amministratori rispondono verso i creditori sociali per l’inosservanza degli obblighi inerenti alla conservazione dell’integrità del patrimonio sociale. L’azione può essere proposta dai creditori quando il patrimonio sociale risulta insufficiente al soddisfacimento dei loro crediti).

La disposizione è chiara, e al verificarsi di tale ipotesi, gli amministratori ne rispondono personalmente.

Contrariamente a ciò, è opinione diffusa che si è sempre coperti dall’ombrello della responsabilità limitata.

Più dettagliatamente, il legislatore ha inteso rendere più responsabili quegli amministratori che non si comportano come il “buon padre di famiglia” e adottano comportamenti che non tutelano “la integrità del patrimonio sociale”.

Esaminando il contenuto delle due disposizioni si giunge alla univoca conclusione che le funzioni di socio unico e amministratore unico in capo alla stessa persona fisica, di fatto va venire meno (o la indebolisce fortemente) la copertura della responsabilità limitata di cui gode la srl in quanto persona giuridica, esponendo il soggetto in conflitto di interesse a rispondere con il proprio patrimonio nei termini e modi innanzi illustrati.

Ciò non vuol dire che viene meno la “responsabilità limitata” in senso stretto, di cui gode la srl unipersonale, bensì che l’amministratore unico ed anche socio di tali società ne risponde personalmente nei casi citati.

A questo punto è doveroso porsi la domanda: “Costituire una srl unipersonale con socio anche amministratore unico oppure una ditta individuale?”

Oltre a quanto illustrato, non bisogna dimenticare di aggiungere sul piatto della bilancia della seconda soluzione (ditta individuale) il peso delle disposizioni ex art. 3* (doveri del debitore) e art. 375** (assetti organizzativi dell’impresa) ambedue disposizioni del CCII.

E’ del tutto evidente che l’art. 3 favorisce l’imprenditore individuale, che può adottare misure idonee a rilevare tempestivamente lo stato di crisi (adottare misure vuol dire anche all’esterno dell’azienda, l’importante è raggiungere il fine) mentre obbliga “l’imprenditore collettivo ad adottare all’interno dell’azienda il citato adeguato assetto organizzativo”.

Già prima delle ordinanze della suprema Corte, sconsigliavo la mia clientela a porre in essere srl unipersonali con il socio anche amministratore unico, per l’evidente conflitto di interessi e le enormi responsabilità in capo all’unica persona fisica, ora le citate ordinanze hanno dato il colpo di grazia.

Concludo, evidenziando che ci possono anche essere dei casi in cui sia ragionevole adottare la forma della srl unipersonale il cui socio sia anche l’amministratore unico (anche perché la legge non lo vieta), però alla base di tale scelta deve esserci la consapevolezza di quanto è stato oggetto della presente esposizione.

note

*art. 3 comma 2°: l’imprenditore collettivo deve adottare un assetto organizzativo adeguato ai sensi dell’art. 2086 del codice civile …. –

** art. 375 comma 2°: l’imprenditore, che operi in forma societaria o collettiva, ha il dovere di istituire un assetto organizzativo, amministrativo e contabile adeguato alla natura e alle dimensioni dell’impresa ….)

Potete inviare i Vostri quesiti a: angelo@andriuloweb.it

oppure scrivere all'Associazione culturale "Per saperne di più": info@persapernedipiu.it

 

 

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