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Biennale Cinema 2020 - seconda parte - Un breve accenno al Fondaco Marcello

---- di Alessandra Basile -Trendiest News ---

La Mostra del Cinema porta tante persone in Laguna per i film e le star, ma anche per godersi, nel tepore estivo delle prime giornate settembrine e a piedi o sui vaporetti, una fra le città più belle e sorprendenti: Venezia. Caratteristica come i suoi Fondaci.

Il Fondaco Marcello

Un breve accenno al Fondaco Marcello, location che fu scelta da Vanity Fair per un prestigioso evento con una sfilata di star, le cui immagini sono alle pareti dell’affascinante costruzione che si affaccia sul Canal Grande.

Parliamo del Fondaco con Michele Marcello. "L'edificio viene usato come deposito e magazzino, o Fondaco Veneziano, fin dalle sue origini, rintracciabili molto probabilmente già nel XVI-XVII secolo. La struttura, dal disegno complesso con orditura a terzere e false capriate nella parte della copertura verso il Canal Grande, sembra rientrare nella tradizione costruttiva gotica tipica veneziana, a partire dal XV secolo e dal disegno dei capitelli di due colonne interne, che è possibile datare tra XIII e XIV secolo. L'immobile sarà adibito a deposito di tabacco sicuramente fino alla fine del XVIII secolo, come dimostra una lettera del 5 marzo 1770, ultima trovata in cui si ricorda al nobile Pietro Garzoni il suo credito da parte del Partito del Tabacco per l'affitto del Fontigo. Il commercio del Tabacco si afferma a Venezia soprattutto nel XVII secolo; essendo monopolio della Repubblica e visto il crescente aumento del contrabbando in città e nelle province della Terraferma, dalla metà del secolo escono una serie di proclami e capitoli da parte del Senato e dei Cinque Savi alla Mercanzia, organo competente in materia, atti a regolarne in maniera più serrata lo smercio, la coltivazione e i prezzi. L'ingresso della merce via mare veniva notificato a Malamocco e 'alli Castelli' e poi al Fontico del Tabacco. Quest’ultimo, dalla metà del XVII secolo, è identificato con il Fondaco Marcello. L'immobile entrò in proprietà degli attuali eredi Marcello a seguito di un matrimonio con i precedenti proprietari, la famiglia Ceresa, nel 1880. Attualmente dedicato a spazio espositivo e sede di numerose edizioni della Biennale Arti Visive, il Fondaco ha ospitato l'esclusivo evento promosso da Vanity Fair nel settembre del 2018, con mostra fotografica denominata Portraits, dedicata al fotografo inglese Jason Bell."

Per informazioni: www.venicepalaces.it/fondaco-marcello/  ; www.labiennale.org/it/bacheca/474

https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/6/69/Fondaco_Marcello_Canal_Grande_Venezia.jpg

Le recensioni di Alessandra Basile

alessandra basile profilo

Proseguono le recensioni dei film di Venezia (visti da Alessanda Basile per Trendiest News)

Siamo alla lettera M: nell’articolo pubblicato ieri quelli da A a M. Qui il link

MISS MARX

Distribuito in anteprima alla 77° Mostra del cinema di Venezia, questo film, scritto e diretto dall’italiana Susanna Nicchiarelli, classe ’75, non arriva del tutto. Costumi splendidi, scenografia curata nei dettagli, acconciature del periodo, tecnica e talenti nel cast di attori soprattutto di lingua inglese, fotografia raffinata. Però, a causa forse della trama lenta o di una regia che non riesce a dare ritmo al film, nonostante l’improvvisa musica rock verso la fine, indicante una donna moderna in Eleanor Marx stridente con i suoi tempi e con il film, quest’ultimo sembra più lungo di quanto non sia. La storia è quella vera della quarta figlia di Karl Marx, della sua lotta, in nome del socialismo nel quale credeva fermamente, in difesa dei diritti delle donne, soprattutto nel contesto operaio, dove suo intento era far abolire il lavoro minorile, e del suo legame sentimentale con il vedovo Edward Aveling, un uomo dalle stesse idee politiche ma purtroppo dalle mani bucate. L’attivista, traduttrice e sindacalista britannica era così avanti da accettare un legame sentimentale libero: convissero senza sposarsi. È facile farsi così un’idea: era una donna all’avanguardia e innamorata, a dispetto della fama sempre peggiore che il suo compagno andava acquisendo per via dei grossi problemi finanziari. Siamo alla fine del 1800. Eleanor, quando era ancora giovanissima, pare avesse pensato di diventare un’attrice. Nel film, infatti, il suo amato e lei organizzano nel guardino di casa una rappresentazione da lei riscritta e rivisitata di ‘Casa di bambola’ di Henrik Ibsen e la cosa ha molto successo. Era una Artista, una donna che sapeva lottare e amare. Ma era fragile: a soli 43 anni, ella si suicidò, anche per avere scoperto che Edward aveva già sposato in segreto, subito dopo la morte della prima moglie, una giovane attrice. La storia è naturalmente affascinante e il personaggio d’esempio per tanti versi. Tuttavia, la resa cinematografica, forse perché regista e sceneggiatrice sono la stessa persona, resta un po’ lontana dall’ eccellere. Il ballo a suon di rock della protagonista potrebbe essere interessante per ciò che simboleggia, ma fa parte di quel tipo di tool che mani registiche esperte sanno gestire. Resta un film che racconta una storia vera rappresentata con impegno e dedizione, il che è da premiare. Mi chiedo, però, perché, essendo la regista italiana, non sia ricorsa anche ad attori nostrani, non noti, con un bel lavoro sull’accento laddove fosse occorso. Gli attori italiani vanno sostenuti. Voto: 7.

FILM IN CONCORSO – SELEZIONE UFFICALE. Nessun premio ma 7 candidature: Leone d’oro al miglior film, Leone d’argento per la migliore regia, Coppa Volpi per le migliori interpretazioni maschile e femminile, Premio Marcello Mastroianni, Gran Premio della Giuria, Green Drop Award

Regia/ Sceneggiatura: Susanna Nicchiarelli

Produzione: Vivo film (Marta Donzelli, Gregorio Paonessa), Rai Cinema, Tarantula (Joseph Rouschop, Valérie Bournonville), VOO Be tv

Durata: 108’; Lingua: Inglese; Paesi:  Italia, Belgio

Interpreti: Romola Garai, Patrick Kennedy, John Gordon Sinclair, Felicity Montagu, Karina Fernandez, Oliver Chris, Philip Gröning

Fotografia: Crystel Fournier; Montaggio: Stefano Cravero

Scenografia: Alessandro Vannucci con Igor Gabriel; Costumi: Massimo Cantini Parrini

Musica: Gatto Ciliegia contro il Grande Freddo, Downtown Boys; Suono: Adriano Di Lorenzo

TRAILER italiano: https://www.youtube.com/watch?v=I81rfcu21z8

TRAILER in v.o.: https://vimeo.com/443334038

Fonte: https://i1.wp.com/www.asburymovies.it/wp-content/uploads/2020/08/miss-marx-2020-susanna-nicchiarelli-03.jpg?w=640

PIECES OF A WOMAN

Un film girato nel nome del realismo ispirato a un fatto realmente accaduto: Kornél Mundruczó ha dichiarato che la storia è nata dalla sua personale esperienza di un figlio mai nato, ma che lui e sua moglie avrebbero dovuto avere. Dopo 30 minuti di introduzione al film, di cui 25 di parto doloroso e purtroppo non a lieto fine, il film del regista ungherese non riesce a decollare completamente, per colpa anche di una regia troppo incentrata su inutili particolari intimi, come l’inquadratura di un paio di mutande con un assorbente, quando Martha si chiude in un bagno pubblico per un’esigenza comune a tutti, o della testa della bambina, poi morente, in mezzo alle gambe della protagonista. La bella e coraggiosa Vanessa Kirby ci mette impegno e profondità, ma la sceneggiatura e i dialoghi sono elementi essenziali alla riuscita del prodotto e, forse, qui non convincono. In un momento cruciale del film, la madre della protagonista, Elizabeth, interpretata dalla migliore attrice del film, l’ottima Ellen Burstyn, rivolge alla figlia un appello accorato a reagire veramente al dramma accadutole, testimoniando contro l’ostetrica ritenuta responsabile della morte della piccola e alla fine lei andrà in tribunale, ma dirà tutt’altro. È interessante l’arco del personaggio principale, ma, anche nel monologo della madre, l’elevata capacità recitativa della Burstyn non viene supportata da un testo all’altezza. Una curiosità: la Burstyn si è aggiudicata nella sua carriera la triade di premi massimi che un attore possa sperare di vincere: Oscar, Emmy e Tony Award. Vorrei sottolineare come i migliori attori dei film che sto vedendo si siano fatti valere a teatro, oltre che sul grande schermo. La stessa Kirby, divenuta famosa con la sua principessa Margareth nella serie ‘The Crown’, vincendo l’Emmy Award alla migliore attrice non protagonista in una serie drammatica, si è aggiudicata il premio Whatsonstage per la sua performance teatrale come Stella in ‘Un tram chiamato desiderio’ di Tennessee Williams. Il mio voto al film è 6/7.

FILM IN CONCORSO – SELEZIONE UFFICALE. Nessun premio ma 7 candidature: Leone d’oro al miglior film, Leone d’argento per la migliore regia, Coppa Volpi per le migliori interpretazioni maschile e femminile, Premio Marcello Mastroianni, Gran Premio della Giuria, Green Drop Award

Regia: Kornél Mundruczó

Produzione: Little Lamb (Kevin Turen, Ashley Levinson), BRON, Proton, Aaron Ryder, Martin Scorsese

Durata: 128’; Lingua: Inglese; Paesi:  Canada, Ungheria

Interpreti: Vanessa Kirby, Shia LaBeouf, Ellen Burstyn, Jimmie Fails, Molly Parker, Sarah Snook, Iliza Shlesinger, Benny Safdie

Sceneggiatura: Kata Wéber

Fotografia: Benjamin Loeb; Montaggio: Dávid Jancsó

Scenografia: Sylvain Lemaitre; Costumi: Rachel Dainer-Best, Véronique Marchessault

Musica: Howard Shore; Suono: Christopher Scarabosio; Effetti visivi: Carl Pepin

Clip originale: https://www.youtube.com/watch?v=WAhGic5O1io

Fonte: https://i.dailymail.co.uk/1s/2019/12/09/23/22029376-0-image-a-56_1575934791106.jpg

QUO VADIS, AIDA?

Decisamente un candidato valido alla premiazione in Laguna come miglior film (straniero). Diretto e co-prodotto dalla regista e sceneggiatrice e produttrice cinematografica bosniaca Jasmila Žbanić - vincitrice nel 2006 dell’Orso d’oro al festival di Berlino per ‘Il segreto di Esma’ che segnò il suo esordio nei lungometraggi - questo film tratta per la prima volta e in modo piuttosto addentrato, seppur non eccessivamente truculento dato il tema, del massacro di Srebenica, un vero e proprio genocidio di oltre 8 000 musulmani bosniaci, soprattutto di sesso maschile, avvenuto, durante la guerra in Bosnia ed Erzegovina, nel luglio 1995 nella città di Srebrenica e dintorni. La strage si compì in una zona che l'ONU aveva definito ‘zona protetta’. Fu genocidio, perché, come sentenziò anche la Corte internazionale di giustizia nel 2007, sussisteva all’origine dell’atto cruento e di massa lo specifico intento di distruggere il gruppo etnico dei bosgnacchi. Fra i condannati, l’allora presidente della Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina, Radovan Karadžić, che la Corte penale internazionale dell’Aia in seguito condannò all’ergastolo. Un fatto dunque gravissimo e penoso che un cast eccellente, dalla menzionata cineasta bosniaca al suo team di attori capeggiato da una straordinaria Jasna Duričić, cui darei il massimo premio per un’attrice, ha saputo rendere in un mix di storia biografica, thriller, avventura, generando nello spettatore un senso di appartenenza alla storia e un’empatia forte per i personaggi, in particolare per la protagonista del film, la traduttrice assunta dall’Onu, e per la sua famiglia in grave pericolo, padre e due figli maschi grandi, nonché un’ampia apertura oculare su un momento storico vergognoso, ma anche sul valore della speranza che, a dispetto di tutto, fa andare avanti anche quando si muore dentro. Delicato, poetico. Voto: 9.

FILM IN CONCORSO – SELEZIONE UFFICALE. Nessun premio ma 8 candidature: Leone d’oro al miglior film, Leone d’argento per la migliore regia, Premio alla migliore sceneggiatura, Coppa Volpi per le migliori interpretazioni maschile e femminile, Premio Marcello Mastroianni, Gran Premio della Giuria, Green Drop Award

Regia/ Sceneggiatura: Jasmila Žbanić

Produzione: Deblokada (Damir Ibrahimović, Jasmila Žbanić), coop99 filmproduktion (Bruno Wagner, Barbara Albert, Antonin Svaboda), Digital Cube (Cristian Nicolescu), N279 Entertainment (Els Vandevorst), Razor Film (Roman Paul, Gerhard Meixner), Extreme Emotions (Ewa Puszczyńska), Indie Prod (Nicolas Eschbach, [Eric Névé], Margot Juvénal, Simon Gabriele), Tordenfilm (Ingunn Sundelin, Eric Vogel), TRT (Ibrahim Eren), ZDF Arte, ORF, BHRT

Durata: 104’; Lingua: bosniaco, inglese, olandese Paesi: Bosnia ed Erzegovina, Austria, Romania, Paesi Bassi, Germania, Polonia, Francia, Norvegia, Turchia

Interpreti: Jasna Đuričić, Izudin Bajrović, Boris Isaković, Johan Heldenbergh, Raymond Thiry, Boris Ler, Dino Bajrović, Emir Hadžihafizbegović, Edita Malovčić

Fotografia: Christine A. Maier; Montaggio: Jarosław Kamiński

Scenografia: Hannes Salat; Costumi: Małgorzata Karpiuk, Ellen Lens

Musica: Antoni Komasa-Łazarkiewicz; Suono: Igor Čamo

Clip originale (anche inglese): https://www.youtube.com/watch?v=8Xubq1L6LE8

Fonte: https://scontent.ccdn.cloud/image/nospoiler/d37730d4-3b4d-4912-ad5c-8d8ef6601d07/quo-vadis-aida-1920x1080.jpg

THE HUMAN VOICE

Almodovar dirige la bravissima, nata in teatro, Tilda Swinton, musa dei film di Guadagnino, qui attrice unica nelle sapienti mani del grande regista spagnolo. Il testo che ha ispirato Almodovar è invece francese. Si tratta del bellissimo scritto di Jean Cocteau ‘La voix humaine’, che racconta di una donna da sola nella sua camera alle prese con un telefono negli anni 30, quindi anche con il filo che legava la cornetta all’apparecchio, con la centralinista che le deve passare la chiamata, con le interruzioni continue terribilmente frustranti, e soprattutto in preda all’ossessione di un lui che la sta lasciando proprio attraverso la cornetta e al desiderio di farla finita. Un breve spettacolo a una voce sola - anzi per il pubblico vi è anche quella immaginata dell’uomo senza nome che ha lasciato alla donna il suo cane per qualche giorno e che non tornerà da lei nemmeno per riprenderselo - così ben scritto da apparire persino velatamente comico nonostante la sua drammaticità complessiva. Nel prodotto di Almodovar, in cui ben visibili sono alcuni sponsor del film che hanno optato per il product placement, non c’è quasi nulla di tutto ciò, addirittura il finale è totalmente ribaltato. Si potrebbe pensare a un desiderio del regista, a distanza di circa 90 anni dall’opera originaria, di ammodernare la storia e il personaggio di lei, che infatti parla tutto il tempo con due auricolari senza fili nelle orecchie (ben diverso dal telefono con il filo attorcigliato con il quale la protagonista poi si suicida), immaginando che opera sarebbe stata se Cocteau l’avesse scritta oggi. Per la scenografia essenziale e variopinta, per la regia ritmata di Almodovar, sostenuta da una fotografia splendida, per la capacità di Tilda Swinton, il premio Oscar dalla pelle bianca ancora liscia che certo non tradisce i suoi inimmaginabili prossimi 60 anni, il mio voto è 8,5.

FILM NON IN CONCORSO. Leone d’oro alla carriera a Tilda Swinton

Regia/ Sceneggiatura: Pedro Almodóvar

Produzione: El Deseo D.A. (Agustin Almodóvar, Esther GarcÍa)

Durata: 30’; Lingua: Inglese

Interpreti: Tilda Swinton

Fotografia: José Luis Alcaine; Montaggio: Teresa Moneo

Scenografia: Antxon Gómez; Costumi: Sonia Grande

Musica: Alberto Iglesias; Suono: Sergio Burmann

Note: dalla pièce teatrale "La voix humaine" di Jean Cocteau

Clip originale: https://www.youtube.com/watch?v=G4DOP4fDXto

Fonte: https://1.bp.blogspot.com/-TmrpoEAn3cA/X1IiMQv_fxI/AAAAAAAAATY/Mwmu-jtHTpg-ga5ONlvT42lYD8e1_D9sgCLcBGAsYHQ/s16000/the%2Bhuman%2Bvoice%2Brecensione.jpg

F1b) la protagonista di ‘The human voice’

Fonte: https://blog.screenweek.it/wp-content/uploads/2020/09/tilda-swinton-cover.jpg

THE MAN WHO SOLD HIS SKIN

Un uomo siriano è follemente innamorato di una ragazza della stessa provenienza geografica ma non socioeconomica. Mentre, in piena guerra siriana, lui è costretto a fuggire per non essere arrestato, ingiustamente stando agli schemi occidentali odierni, lei si lega senza particolare trasporto a un altro uomo, più anziano, che le garantisce un certo tenore di vita, spinta dalla famiglia a farlo. Sam Ali, il ragazzo, mira a raggiungerla a Parigi, dove lei va, passando dal Libano. È un rifugiato e seppure cerchi di nasconderlo lo si intuisce guardandolo. Viene colto con le mani nel sacco, quando a una mostra d’arte cerca di arraffare del cibo con l’aiuto di un compare, ma, invece di essere mandato via a calci nel sedere dall’artista a capo della struttura, viene da quest’ultimo invitato ad accettare un lavoro. E ciò che Ali accetta per sopravvivere, ma ancor più nella convinzione che gli sarà così possibile viaggiare liberamente e quindi rivedere l’amata e liberarla dal ‘mostro’ che se l’è presa, secondo la sua visione romantica, è ciò che accetterebbe un oggetto inanimato se potesse parlare. La storia è ispirata a quella vera di Tim Steiner (www.ilpost.it/2017/02/02/tatuaggio-wim-delvoye/ ). L’attore protagonista, Yahya Mahayni, è davvero bravo e, fra regia e cast, incluso l’eccellente Koen De Bouw, potrebbe concorrere a miglior film di Venezia 77, se fosse inserito nella Selezione ufficiale. Unica nota dolente: Monica Bellucci. Fra recitazione e uso della lingua inglese, nonostante da anni lo parli sul grande schermo, si conferma una non-attrice. Voto: 9.

FILM NON IN CONCORSO - SEZIONE ORIZZONTI Nessun premio, ma 6 candidature: i Premi Orizzonti per il miglior film, per la migliore sceneggiatura, per le migliori interpretazioni maschile e femminile, per la migliore regia e il premio Speciale della Giuria Orizzonti

Regia/ Sceneggiatura: Kaouther Ben Hania

Produzione: Tanit Films (Nadim Cheikhrouha), Cinetele films (Habib Attia), Twenty Twenty Vision (Thanassis Karathano, Martin Hampel), Kwassa Films (Annabella Nezri), Laika Film and Television (Andreas Rocksen), Metafora Media Production (Fayçal Hassaïri), Sunnyland Film as a member of A.R.T. Group, (Antoine Khalife), Film i Vast (Anthony Muir), VOO Be tv (Philippe Logie), Istiqlal Films (Philippe Faucon)

Durata: 104’; Lingua: Inglese, arabo, francese; Paesi: Tunisia, Francia, Germania, Belgio, Svezia

Interpreti: Yahya Mahayni, Dea Liane, Monica Bellucci, Koen de Bouw, Darina Al Joundi, Christian Vadim, Wim Delvoye, Saad Lostan

Costumi: Randa Khedher; Scenografia: Sophie Abdelke

Fotografia: Christopher Aoun; Montaggio: Marie-Hélène Dozo

Musica: Amine Bouhafa; Suono: Anders Billing, Vive Leny Andrieux; Effetti visivi: Jean-Michel Boublil

TRAILER v.o. e italiano:

Clip originale con i sottotitoli inglese: https://cineuropa.org/it/video/392133/

Fonte: https://www.alux.com/wp-content/uploads/2017/02/This-Man-Sold-His-Tattooed-Back-to-an-Art-Collector-See-How-Much-He-Got-Paid-41-705x1024.jpg

THE WORLD TO COME

Vanessa Kirby è nel cast anche di questo film in concorso, come ‘Pieces of a woman’, e candidato ai più importanti premi della Mostra del cinema di Venezia. Con lei, l’attrice Katherine Waterson, il cui personaggio, Abigail, è sposato con Dyer, alias Casey Affleck, che ha partecipato alla produzione del film. Quando, nella solitudine dei monti, sommersi dalla neve e presi di mira da vere e proprie tormente, con una vita agreste e pochi animali sopravvissuti alle intemperie, ma soprattutto ancora sconvolti dal dolore incommensurabile della perdita della loro unica bambina, Dyer e Abigail incontrano e conoscono la coppia dei vicini, Finney e Tally, le cose cambiano. Se Dyer e Abigail non trovano la serenità per avere un figlio dopo l’accaduto, Finney e Tally non hanno figli perché lei si oppone al marito, ma a lui, legato alla bella donna dai capelli color carota, non va bene e il suo carattere violento prende presto il sopravvento sulla situazione e su lei. Frattanto l’intesa fra le due neo-amiche cresce, ognuna sentendosi sola in casa propria con l’uomo sposato e, invece, amata, compresa, accettata, stimata dall’altra donna e dunque viva. La loro amicizia, fatta di piccoli gesti, qualche camminata nei campi, parole persino poetiche e frasi gentili, ma anche di confessioni scomode, di segreti svelati, di paure recondite condivise, pian piano si trasforma in una forma di amore irrinunciabile che sarà, però, la causa indiretta della morte di una delle due, con lo strazio dell’altra. Un film delicato, forse un po' lento, ma molto ben scritto nei dialoghi e reso nelle interpretazioni di tutti e quattro gli attori principali, specialmente delle due donne, che meriterebbero un riconoscimento fra i premi cui è candidato il film. Voto: 8-.

FILM IN CONCORSO – SELEZIONE UFFICALE. Nessun premio ma 8 candidature: Leone d’oro al miglior film, Leone d’argento per la migliore regia, Premio per la migliore sceneggiatura, Coppa Volpi per le migliori interpretazioni maschile e femminile, Premio Marcello Mastroianni, Gran Premio della Giuria, Green Drop Award

Regia: Mona Fastvold

Produzione: Sea Change Media (Casey Affleck, Whitaker Lader), Killer Films (Pamela Koffler, Christine Vachon, David Hinojosa, Ben Kuller) Hype Film (Ilya Stewart, Murad Osmann, Pavel Buria), Charades (Carole Baraton, Pierre Mazars, Yohann Comte), M.Y.R.A. Entertainment (Margarethe Baillou), Yellow Bear Entertainment (Andrew Morrison), Panasper Films, Ingenious Media

Durata: 98’; Lingua: Inglese; Paesi: Usa

Interpreti: Katherine Waterston, Vanessa Kirby, Christopher Abbott, Casey Affleck

Sceneggiatura: Ron Hansen, Jim Shepard

Fotografia: André Chemetoff; Montaggio: Dávid Jancsó

Scenografia: Jean Vincent Puzos; Costumi: Luminita Lungu

Musica: Daniel Blumberg; Suono: Leslie Schatz

Note: dal racconto "The World to Come" di Jim Shepard

TRAILER v.o.: https://www.youtube.com/watch?v=VkS4AVmWAeo

Fonte: https://www.cinematografo.it/wp-content/uploads/2020/07/THE-WORLD-TO-COME-Official-still-1.jpg

Fonte: https://spettacolo.periodicodaily.com/wp-content/uploads/2020/07/the-world.jpg

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