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Imprese e Professioni
Consorzio Cineas. Migliorare la mappatura dei rischi all’interno delle aziende

Cineas "Consorzio Universitario per l’Ingegneria Nelle Assicurazioni" è il Consorzio universitario non profit fondato dal Politecnico di Milano nel 1987 con la mission di diffondere cultura e formazione manageriale nella gestione globale dei rischi e dei sinistri e creare nuove competenze e professionalità altamente specializzate. Cineas ha autonomamente deciso di adottare un proprio codice deontologico a garanzia della qualità e della correttezza del servizio che svolge a favore della collettività.

La pandemia. La mappatura dei rischi

Il consorzio Cineas, in collaborazione con l’Ufficio Studi di Mediobanca, pubblica i risultati dell’ottavo Osservatorio sulla diffusione del risk management nelle medie imprese italiane. L’emergenza sanitaria che ha colpito l’Italia e il resto del mondo negli ultimi mesi non apparteneva all’orizzonte dei rischi mappati e potenziali per il 97% delle imprese intervistate. Si tratta di una situazione che avrà impatti economici notevoli, con una flessione negativa di fatturato che le aziende prevedono dell’11,1%.  La ricerca di quest’anno è stata condotta su un campione di 339 (un dato in aumento rispetto ai rispondenti del 2019) imprese manifatturiere e famigliari, con un fatturato compreso tra i 20 e i 355 milioni di euro.

Gli aspetti di rilievo secondo Massimo Michaud

Michaud1Massimo Michaud

“La nostra indagine annuale – dichiara Massimo Michaud, Presidente di Cineas – sottolinea alcuni aspetti di rilievo: la catastrofe sanitaria, precedentemente assente dalla mappa dei rischi previsti, pur comportando una significativa perdita di fatturato, non impedirà ad oltre la metà delle imprese interrogate (54,7%) di mantenere gli investimenti programmati. Nonostante una sempre maggiore gestione integrata dei rischi nelle imprese rispondenti, questa rimane affidata ai tecnici e coinvolge solo in pochi casi il Consiglio di Amministrazione. Tuttavia, sempre di più le responsabilità dei rischi operativi riguardano i vertici aziendali e la necessità di tenere conto di tutti gli stakeholders e dell’impatto ambientale e sociale delle azioni dell’impresa non è più rinviabile. In relazione allo sviluppo del lavoro a distanza, esiste un rischio di perdita di competenze applicate. Serve migliorare lo smart management, la gestione delle persone in remoto, per assicurare la coesione dei team, supportare emotivamente i collaboratori, formarli più intensamente, chiarire ancora meglio gli obiettivi attesi e le tappe per realizzarli. Forse anche a causa della pandemia, assieme ad una maggiore sensibilità ai rischi si modifica in parte la gerarchia dei rischi con un rafforzamento di alcuni di essi: in primis gli infortuni sul lavoro, ma anche il cyber risk corollario della dipendenza sempre maggiore dalle tecnologie, il rischio di fenomeni climatici estremi e i rischi normativi legati alla responsabilità verso terzi da parte dei titolari delle imprese”.

Le opportunità secondo Gabriele Barbaresco

barbarescoGabriele Barbaresco

“La crisi potrebbe, tuttavia, trasformarsi in opportunità di espansione per un numero consistente di aziende – dichiara Gabriele Barbaresco, Direttore dell’Ufficio Studi di Mediobanca che ha curato la raccolta dei dati -. Infatti, coloro che dichiarano la volontà di intraprendere campagne di acquisizione manifestano aspettative di caduta del fatturato per il 2020 un po’ meno negative. Si tratta, in questo caso, di aziende mediamente più grandi (con un fatturato medio di 57 milioni contro 42 milioni), più dotate finanziariamente e con redditività doppia (Roi al 13,2% contro il 6,7%). Un altro aspetto da considerare è legato, invece, al rinnovo della prima linea manageriale, anch’essa legata ad imprese con buoni profili reddituali che intendono cogliere la fase corrente in chiave proattiva per dotarsi di una struttura decisionale ancora più performante e adatta a un contesto sempre più sfidante”.

Le riflessioni di Giorgio Basile

Giorgio BasileGiorgio Basile

Sulla resilienza, come ha osservato in chiusura dell’evento online, moderato da Maria Rosa Alaggio di Insurance Trade, Giorgio Basile, presidente e azionista di riferimento di Isagro SpA - società quotata al segmento Star di Borsa Italiana - e vice presidente di Cineas Settore Imprese dal 2015, ribadisce “si può investire … è arrivato il tempo di elaborare riflessioni che possano tradursi in proposte operative, e non limitarsi a esercizi intellettuali, per accompagnare l'evoluzione sociale e creare imprese più resilienti allo scenario di rischio”.

“Il cigno nero” secondo Adolfo Bertani

BERTANI Adolfo 620x819Adolfo Bertani

Adolfo Bertani è il presidente onorario di Cineas. E’ sua l’idea, qualche anno fa, di creare un annuale "Osservatorio della gestione dei rischi nelle Medie aziende italiane" al fine di avere una visione dinamica e non solo statica del fenomeno, in collaborazione con un Centro Studi qualificato come quello di Mediobanca.

“Quando Nassim Taleb scriveva, oltre 10 anni fa, “Il cigno nero” si riferiva ovviamente ad eventi rari ed imprevedibili” ci ricorda Adolfo Bertani.Ma oggi nel mondo moderno tali eventi sono ancora così rari? E come possono i manager gestire realtà come l’attuale pandemia? Certamente, la capacità di individuare, valutare, trasferire e gestire tutti i rischi aziendali è un’ottima base per affrontare questi eventi. Ma tali competenze e gli algoritmi del Risk Management sono sufficienti? A mio parere, oggi, sono necessarie anche altre competenze manageriali come la velocità di adattamento, la lucidità di analisi complesse, il coraggio di decisioni non suffragate da tutte le informazioni necessarie, una nuova valutazione delle priorità, l’onestà di capire gli errori del passato, il saper rompere i vecchi schemi, sangue freddo e capacità di “crisis management”. Ad un vero leader oggi vengono richieste sia le “hard skills” che tutte queste “soft skills”. Solo così si potranno gestire con efficacia i prossimi cigni neri! In sintesi, oggi abbiamo bisogno di manager “ready for the unexpected”!

Nuove vulnerabilità

La conseguenza della pandemia che più diffusamente si è manifestata a carico delle imprese ha riguardato ritardi nei pagamenti (59,9%) che tuttavia, fortunatamente, solo per il 14,5% degli intervistati si sono tradotti in una situazione di tensione sulla liquidità. La seconda conseguenza più rilevante (evidenziata dal 30,7% delle imprese) ha riguardato la rottura della supply chain, concretizzatasi in ritardo o interruzione della filiera di fornitura che, solo per lo 0,6%, ha portato alla perdita del fornitore. La presa sulla clientela è rimasta tutto sommato buona e solo il 6,5% delle aziende ne ha subìto la perdita. Ragguardevole, da ultimo, il fatto che oltre due aziende su dieci non hanno registrato alcun impatto operativo.

Il 47,5% delle imprese intervistate intende mettere in atto cambiamenti organizzativi e tecnologici per contenere il rischio di contagio. Tra gli interventi tecnologici emergono: sistemi di videoconferenza (40%) e dispositivi per il monitoraggio dello stato di salute dei dipendenti (31,9%).

Dal punto di vista organizzativo profilo organizzativo, la turnazione appare come la soluzione più realizzabile nell’immediato (40,6%); da rilevare che una percentuale quasi analoga, il 38,1%, non intende introdurre cambiamenti.

A fronte di questa evoluzione le imprese intravedono nuovi profili di rischio soprattutto in 2 aree: da una parte la sfera del cyber risk. Si tratta di un insieme di tematiche che raccoglie il consenso del 43,1% delle imprese e che spazia dai generici rischi di hackeraggio (21,1%) a quelli più specifici di perdita di dati sensibili, ovvero coperti da privacy (16,5%), fino a quelli che hanno rilevanza strategica per l’impresa (5,5%). Il secondo nucleo di rischi ha a che fare con l’ambito delle risorse umane e, in termini più ampi, con il presidio del capitale umano. Non tanto in termini di ritenzione delle competenze, ma in termini di rischio di disengagement dovuto alla non sempre agevole assimilazione delle nuove modalità di lavoro.

Mitigazione dei rischi

Avere un sistema integrazione di mitigazione dei rischi è fondamentale per circa il 40% delle aziende intervistate. L’indagine mette in evidenza la crescita costante, negli ultimi 5 anni, della percentuale d’imprese che dichiarano di disporre di un sistema di gestione del rischio di tipo integrato che è passata dal 17,2% del 2016 al 38,6% del 2020. Se si chiede alle aziende di descrivere il proprio modello di gestione del rischio, però, emerge un quadro meno solido: l’attività basilare, ovvero la mappatura dei rischi, è praticata dal 67% delle imprese, ma già il passo logicamente successivo alla mappatura, ovvero il monitoraggio dei rischi (occorsi, evitati e rilevati ex post) interessa una fascia assai più ridotta, il 38,6% delle aziende. Le percentuali si fanno poi sensibilmente più basse passando alle successive fasi che prevedono la sintesi e la condivisione con l’organo di controllo (CdA) che viene coinvolto solo nel 13,9% dei casi.

Il valore della formazione

“In qualità di ente di formazione, credo che Cineas debba dare il proprio contributo e impegnarsi a diffondere ulteriormente la cultura del rischio a servizio della comunità”, ha commentato Massimo Michaud. “Dobbiamo aiutare le imprese a immaginare prima i possibili scenari di rischio per poi definire in maniera puntuale le misure da prendere in caso di emergenza”. Serve insomma creare quella “resilienza trasformativa che potrà consentire di accompagnare la transizione al nuovo capitalismo”.

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