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Jungle Guide, sul sentiero dei mercati
Attenti alle parole di Powell, questa volta la Fed è davvero market mover

La riunione periodica della Fed di questo mese (si comincia oggi per concludersi con la conferenza stampa di domani sera, ora italiana) potrebbe riservare più sorprese del previsto. Non tanto per quanto Jerome Powell potrebbe dire, quanto per la reazione dei mercati alle sue parole. Durante l’ultima riunione, ed ancora nelle sue recenti dichiarazioni ad inizio mese, il presidente della Federale Reserve ha cercato di minimizzare il rialzo dei rendimenti obbligazionari a medio-lungo termine, come pure delle aspettative inflazionistiche da essi deducibili, confermando come la banca centrale Usa intenda mantenere l’atteggiamento fortemente espansivo ancora a lungo. Di conseguenza il mercato obbligazionario, anche considerando la serie sempre più solida di dati economici positivi, non sta ancora prezzando un rialzo dei tassi prima del 2023. Tutto bene, quindi, no?

Dipende. Il problema è in quale misura Powell riuscirà a convincere gli investitori che si può essere pazienti prima di aumentare il costo del denaro, senza correre il rischio di lasciar scappare via l’inflazione. Grazie all’ultimo piano di stimolo fiscale dell’amministrazione Biden, sono sempre di più le case d’investimento che stanno rivedendo al rialzo le stime di crescita per quest’anno e per il 2022. Potremmo finire il 2021 con un Pil americano in crescita nominale (compreso l’effetto prezzi) vicino al 10% (PIL reale sopra il 7%, più un 2,5% di inflazione); e già si parla di un nuovo piano di stimolo agli investimenti promosso dalla Casa Bianca per un valore di 2 mila miliardi di dollari per l’anno prossimo…

A fronte di questa prospettiva, non sarà facile per la Fed convincere gli operatori che sì, siamo in vista di un sostanziale aumento della crescita economica, senza che ciò comporti una revisione delle prospettive di politica monetaria per il prossimo futuro. Ricordiamoci che siamo ancora in pieno Quantitative Easing, con il costo del denaro a zero.

Ci sarà, probabilmente, nelle dichiarazioni ufficiali (o forse nei commenti del Governatore durante la conferenza stampa) un accenno alla capacità della Banca centrale di modificare il proprio piano di acquisti sul mercato per contenere o quanto meno stabilizzare le quotazioni dei titoli di stato, fermando il rialzo dei rendimenti. Al momento, tuttavia, la battaglia contro le forze di mercato sembra in salita: per frenare il rialzo dei rendimenti servirebbe un marcato aumento del programma di acquisto di titoli pubblici, con conseguente immissione di ulteriore (e probabilmente non necessaria) liquidità nel sistema. Il rischio di surriscaldare l’economia è evidente.

Tutto questo il bond market lo sa bene, e se dovesse uscire dalla conferenza stampa di domani sera senza le adeguate rassicurazioni che Powell sia effettivamente in grado di tenere sotto controllo i tassi, le vendite sui T-Notes potrebbero riprendere con ancora più forza. La volatilità dell’obbligazionario, a questo punto, si propagherebbe agli altri comparti del sistema finanziario, Borse comprese. Il tutto avverrebbe in un momento già di per sé tradizionalmente delicato per gli equilibri di mercato: è la scadenza trimestrale di tutti i derivati su indici (futures ed opzioni) ed il rigiro (rollover) delle posizioni porta tradizionalmente sempre un po’ di incertezza sui mercati, dato il livello assolutamente eccezionale del controvalore monetario coinvolto.

Visti gli interessi in gioco, sarebbe meglio per Powell risultare convincente domani, nella sua difesa dello status quo per la politica monetaria.

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