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Questioni internazionali
Cosa possono fare gli Stati Uniti con la Russia?

Richard Haass è il presidente del Council on Foreign Relations, tra i più autorevoli think tank degli Stati Uniti. Nel suo editoriale sul sito web dell’istituto americano, Haass descrive cosa possono fare gli Stati Uniti verso la Russia.

Richard N. Haass è autore del volume “A world in disarray: American Foreign Policy and the Crisis of the Old Order

Il presidente del Council on Foreign Relations ha una lunga esperienza di politica estera ed è stato consigliere speciale del Segretario di Stato Colin Powell. La sua analisi nasce, quindi, da riflessioni che si sono probabilmente formate nei circoli politici di Washington e può tramutarsi in una nuova dottrina di politica estera statunitense verso Mosca.


Questa la sintesi del ragionamento di Haass: gli Stati Uniti dovrebbero rafforzare i vicini della Russia come deterrenza e difesa da un’aggressione da parte del Cremlino. Allo stesso tempo, però, Washington deve impegnarsi per rilanciare il dialogo con Mosca. Soprattutto, Dipartimento di Stato e Casa Bianca devono rinunciare a portare Ucraina e Georgia nella Nato.


Putin– scrive il presidente del Council on Foreign Relations- vuole ristabilire una zona di influenza attorno ai confini russi. Non ha intenzione di riportare la Russia ai fasti di una volta, perché questo richiederebbe riforme economiche e politiche che il presidente russo non desidera realizzare. Più che altro Putin vuole avere la libertà di agire anche con la forza militare per tutelare gli interessi nazionali di Mosca.

Cosa possono fare gli Stati Uniti verso la Russia?

Secondo il Council on Foreign Relations, Donald Trump dovrebbe rispondere con fermezza. La Russia deve sapere che gli Usa hanno la volontà e la capacità di rispondere a un’aggressione. Certo, scrive Haass, la deterrenza è sicuramente preferibile alla reazione difensiva o alla rappresaglia. Tuttavia, non si può scordare che qualsiasi forma di deterrenza deve sempre essere associata alla percezione che il governo che la attua ha la volontà e capacità di difendere i suoi interessi. Il che significa dire che le forze militari Nato ai confini della Russia o le armi dispiegate in Ucraina potrebbero mettersi in moto.

La fermezza però non è sufficiente. Va associata a una strategia diplomatica che porti a un miglioramento delle relazioni tra Washington e Mosca. Da un lato quindi mantenere la tensione militare come deterrenza, dall’altro invece creare un habitat diplomatico per migliorare il dialogo. Con l’obiettivo finale che il secondo aspetto porterà a prevaricare il primo.

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