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Si Salvini chi può: la destra senza leader naufraga

Il segretario della lega è meno popolare di Alfano: come potrà guidare la riscossa del centrodestra?
Nelle pagine e pagine di indagini che avete letto (speriamo) su IlSocialPolitico c’è una costante che abbiamo ripetuto fino alla noia (speriamo di no). Ci riferiamo alla teoria in cui spieghiamo che ormai le elezioni si vincono sui social ma soprattutto si vincono grazie a “personaggi” forti sui social. Con la parola personaggio ci vogliamo riferire a quanto di più estremizzato riguarda il concetto di personalizzazione della politica. Ovvero essere un personaggio fuori dagli schemi in grado superare il partito per intercettare un consenso che va oltre l’ideologia.

Negli ultimi anni l’elettorato, da Berlusconi a Renzi, passando anche per Grillo, ha premiato molto la persona e poco l’organizzazione. Non è un caso che il Movimento 5 stelle sfonda soprattutto quando ci mette la faccia Grillo, prendendo delle batoste quando invece candida sconosciuti eletti dalla rete. Leggendo tra queste righe iniziali salta subito all’occhio la questione: bene il centro sinistra con Renzi, bene il movimento 5 stelle con Grillo, ma la destra? La risposta verrebbe spontanea, Salvini, ma l’evento dell’8 novembre rappresenta forse il suo canto del cigno. Almeno sulla rete. 

Se analizziamo quanto accaduto nella kermesse di bologna e la confrontiamo con quella di Imola (manifestazione ufficiale dei grillini) oppure con una qualsiasi uscita di Renzi ci accorgiamo di quanto sia in difficoltà la destra italiana. Il nostro termometro sono stati ovviamente i social e l’esito è stato quello di un fiasco senza precedenti. 
Matteo Salvini già da prima dell’estate aveva annunciato a mezzo mondo che avrebbe organizzato a novembre una manifestazione per “bloccare” l’Italia. Il leader della lega ha provato anche a cambiare lo slogan (in tempi di crisi economica fermare il paese è sembrato un pazzesco autogol) ma l’effetto è stato sempre lo stesso. Nessuno se l’è filato. 

Salvini in occasione di questa manifestazione ha lanciato sui social l’hashtag ufficiale #liberiamoci. Nei giorni precedenti l’8 novembre non c’è la minima traccia su Twitter di questo argomento che è balzato alle cronache della twitter-sfera soltanto nel giorno del raduno Bologna. Il risultato è stato però assai modesto: con una media di meno di 100 tweet all’ora #liberiamoci si è classificato soltanto all’ottavo posto degli argomenti più discussi. A questo va aggiunto che la domenica è il giorno in cui il flusso di messaggi ha un notevole calo e quindi scalare la topic trend dovrebbe essere più semplice. Per fare un paragone basti pensare che il 7 novembre nel giorno in cui Fassina ha presentato a Roma un nuovo soggetto politico, #sinistraitaliana è diventato il primo topic trend italiano. 

Se analizziamo da vicino la sentiment della twitter-sfera verso la manifestazione ci rendiamo conto dell’enorme fiasco fatto da Salvini e company. Tra le parole più ricorrenti associate a #liberiamoci abbiamo trovato“Flop” e “quattro gatti”. Un ulteriore conferma della debacle ci arriva dagli influencer, che hanno praticamente disertato la manifestazione. Gli unici opinion leader degni di nota che hanno scritto su #liberiamoci sono stati la Meloni, Salvini e Zaia. Praticamente - come si dice più a sud di Bologna - “se la sono suonata e cantata”. Ma forse questo risultato c’era da aspettarselo, visto che Matteo Salvini sui social è una sorta di Giano Bifronte. Se infatti il leader della lega è il politico più popolare su Facebook, su Twitter è praticamente uno sconosciuto.

Renzi e Grillo viaggiano sul milione e passa di follower, Salvini ha un modesto seguito di 200mila persona. Personaggi che hanno un consenso da prefisso telefonico, tipo Alfano, hanno quasi il doppio della popolarità di Salvini. Se pensiamo che da Obama in poi i leader che hanno vinto le elezioni erano, quasi in maniera scientifica , i più forti su Twitter capiamo la portata del problema. Su questo il centro destra dovrà aprire un tavolo di discussione. A meno che non si voglia rispolverare per il 2018 una campagna elettorale fatta con i manifesti da presidente operaio ed i vistosi ceroni televisivi.
@guidopetrangeli è fondatore e autore del  http://www.ilsocialpolitico.it/

 

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