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Under 30 e dintorni
Una vetrina per i giovani registi emergenti
Simone Di Matteo

Continuiamo a parlare di giovani e delle professioni che intraprendono, spesso non senza problemi e difficoltà, ma anche delle opportunità che talvolta vengono loro offerte.

Ad esempio, moltissimi sono oggi i giovani registi emergenti, che faticano, per una molteplicità di cause, a trovare un proprio spazio nel panorama cinematografico italiano.

E altrettanti i film, documentari, docufilm e cortometraggi che vanno ad ingrossare le fila del cosiddetto “cinema sommerso”. Un cinema indipendente e d'autore che non riesce ad affermarsi “a causa di logiche distributive che privilegiano un certo tipo di prodotti rispetto ad altri, a discapito della varietà espressiva artistica dell'intero territorio nazionale”.

Sono proprio queste le parole usate da Simone Di Matteo – classe 1984, scrittore ed editore, nel 2010 ha fondato la Diamond Editrice – nel presentare Imago, il nuovo progetto della Diamond che vuole, appunto, dare spazio al “cinema sommerso”.

 

Simone, ci vuoi esporre la situazione del cinema d'autore nel nostro Paese e, più in generale, i problemi che i giovani registi italiani incontrano oggi nel seguire la loro passione?

È tutta una questione di coraggio nel mettersi in gioco, rischiare nel nome della propria autonomia intellettuale, artistica. Soprattutto oggi, in cui il cinema è tra i settori che risentono maggiormente della crisi per i tagli subiti e la mancanza di fondi, gli autori che scrivono e dirigono film in circuiti commercialmente più strutturati riciclano storie e interpreti, muovendosi su un terreno già esplorato e quindi in teoria sicuro. Storie nuove e originali ci sono, così come autori e registi giovani e coraggiosi, ma anche quando riescono a trovare produzioni che danno loro fiducia e producono i loro lavori, restano comunque penalizzati dalle distribuzioni, che rappresentano il vero grande scoglio. È difficile trovare una distribuzione capace di investire sul nuovo. Ritengo invece che il pubblico vada educato, guidato, e questo compito spetterebbe proprio alle distribuzioni, in quanto responsabili della diffusione di un certo cinema rispetto a un altro. Sono convinto che quando un’opera è valida, anche se si distanzia dai consueti prodotti ai quali siamo abituati, se ha dietro un buon sostegno pubblicitario, il pubblico impara ad apprezzarlo.

È ancora possibile, quindi, fare cinema indipendente?

Deve essere possibile. Il cinema indipendente è un territorio libero, un buon esercizio, una sfida quotidiana. Imago esiste per questo, per dare “voce” a questo tipo di cinema.

Raccontaci allora di Imago, il nuovo progetto che avete ideato per la Diamond. Come e perché è nata questa collana?

Nella Diamond avevamo già la collana Imago, ma era nata per dare spazio al linguaggio iconografico, quindi fotografia, fumetti, disegni, con l’obiettivo di mettere l’opera al centro e le parole a cornice. È stata la conoscenza con alcuni giovani registi e sceneggiatori a farmi nascere l’idea di reinventare Imago: avevano realizzato opere dai temi molto interessanti, montati con originale creatività, con musiche composte appositamente da musicisti di grande talento, ricevuto riconoscimenti e premi in vari Festival e concorsi, ma nonostante tutto restavano poco conosciuti.

 

Ci vuoi parlare di alcuni dei giovani registi con cui collabori o con cui ti piacerebbe collaborare?

Il regista con il quale abbiamo inaugurato Imago è Sebastian Maulucci, regista che ha lavorato con il premio Oscar Paolo Sorrentino e che ci ha ceduto i diritti di “Sottosuolo”, un bellissimo docufilm sugli artisti di Latina. L’opera è stata finalista del VamFest 2009 al Vercelli Art Movie Festival, al Documenta Film Fest 2009 ed è stato premiato al Wirral Internazional Film Fest 2009 di Liverpool. Le prossime uscite saranno “Nessuno è perfetto”, documentario di Massimo Fabio Lozzi scritto da Antonio Veneziani (ArpaFilm), e un film di Carlo Fenizi. Quello che ho apprezzato di questi registi è proprio l’originalità che fa da collante alle loro opere che, seppure possono apparire sperimentali, sono “nuovi” dal punti di vista stilistico.

Tu sei scrittore ed editore e hai iniziato molto presto a muoverti in questo settore. Come giudichi la situazione attuale in campo letterario/editoriale, soprattutto per i più giovani?

Ci sentiamo un po’ tutti poeti e scrittori, molti hanno romanzi nel cassetto che non riescono a trovare editori favorevoli alla pubblicazione. Quello che generalmente succede nell’editoria è che se sei già un nome hai possibilità di essere considerato dalle grandi case editrici, altrimenti devi ripiegare sulle piccole realtà indipendenti, molte delle quali a pagamento.

Che consiglio ti sentiresti di dare a un ragazzo che volesse seguire le tue orme?

Di tentare comunque, se pensa di avere qualcosa da dire. Il lavoro fatto con passione sa premiare.

Quali sono i progetti futuri di Simone Di Matteo?

Intanto stiamo promuovendo Imago, poi è in uscita la seconda edizione, rivisitata, del mio romanzo “La Venere Rea”, e nel mentre continuo la stesura del mio nuovo libro di racconti “L’amore dietro ogni cosa”.

 

 

Gian Luca A. Lamborizio, alessandrino di nascita e milanese di adozione, ha frequentato il liceo classico e proseguito gli studi in ambito giuridico. È autore di “AAA Futuro cercasi. Essere giovani in tempo di crisi” e di “Penombra”, edito da Eretica Edizioni. Collabora come redattore con MilanoNera, diretta dallo scrittore Paolo Roversi, col settimanale La voce e altre testate.

Per esprimere i vostri commenti e pareri e se avete qualcosa di interessante da raccontare, non esitate a scrivere a: gla.lamborizio@gmail.com

 

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