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Economia
Snam, ecco che cosa c'è dietro il prossimo "adieu" di Alverà
Marco Alverà

Il due aprile la scadenza del termine per la presentazione delle liste per il cda

Qualcuno del suo entourage parla di situazione fluida, perché di fatto una decisione definitiva sull’inserimento o meno del suo nome all’interno della lista di maggioranza ancora non è stata ancora presa. Ma in molti danno già il ceo di Snam Marco Alverà in uscita dal gruppo controllato da Cdp Reti (con il 31,4%) a 10 giorni dalla scadenza del termine per il deposito delle liste per il rinnovo del board. Per una serie di fattori.

Il primo, riferiscono alcune fonti vicine al dossier, è la volontà del Mef, che a sua volta controlla l’azionista di maggioranza relativa, guidato dal duo Gorno Tempini-Scannapieco di procedere con la discontinuità nella società che gestisce i gasdotti che portano il metano in Italia da Russia e Africa, promuovendo anche quella gestione rosa al vertice delle grandi società quotate italiane caldeggiata dal governo Draghi e che nel caso di Snam vede infatti l’attuale cfo ma anche capo dello sviluppo del business internazionale (quindi con skill industriali) Alessandra Pasini in pole position per il ruolo di amministratore delegato.

Il secondo pare essere la stessa velleità dell’ex Scaroni-boy Alverà. Dopo un inizio di carriera in Goldman Sachs, il top-manager con laurea alla London School of Economics deve molto della sua crescita professionale a Paolo Scaroni, l’ex capo dell’Enel e dell’Eni, società dove il dirigente veneziano approda giovanissimo a 27 anni e che in pochi anni scala fino a diventare nel 2013 capo dell'intero Midstream del Cane a Sei Zampe.

Ebbene, secondo quanto si racconta nella City milanese, il passaggio di Alverà nel 2016 con il governo Gentiloni in Snam, dove sta per concludere il secondo mandato, sarebbe servito al manager con la passione per la vela per debuttare a Piazza Affari alla guida di una grande quotata della galassia pubblica e preparasi così allo step successivo. Quale?

Proprio il ritorno nei grandi colossi energetici di Stato, Enel o Eni, ma accomodandosi immediatamente nella stanza dei bottoni assumendo il ruolo di ceo. Sarebbe dunque da leggere in quest’ottica la volontà di Alverà di non dare a Cdp la disponibilità ad un terzo mandato in Snam (che lo vincolerebbe per altri tre anni), per aspettare invece 12 mesi da free-agent quando nel 2023 si apriranno i giochi per i rinnovi ai colossi elettrico e petrolifero.

Fra le altre motivazioni che pure circolano sull’imminente adieu, ma che vengono meno gettonate da quanti conoscono bene Alverà ci sono anche la voglia del top-manager di iniziare una nuova avventura imprenditoriale nell’idrogeno, suo pallino nella diversificazione industriale del business di Snam e gli scontri in cda nemmeno troppo velati con il vice direttore generale di Cdp Alessandro Tonetti, consigliere non esecutivo rappresentante di Via Goito nel board della società della rete del gas. Le frizioni? Pare sempre sull'idrogeno.

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