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Economia
Tim, ipotesi Vivendi fuori dal capitale. Ecco come liquidare i francesi
Tim, Pietro Labriola

Tim, Vivendi esce dal capitale? L'asso nella manica nella conversione di azioni di risparmio in azioni ordinarie senza passare per l'Opa

Il nuovo cda di Tim, eletto nell'assemblea di aprile, si riunirà per la prima riunione esecutiva il 29 maggio per approvare i conti del 1 trimestre che, secondo le stime raccolte da Bloomberg, dovrebbero registrare ricavi per 4,03 miliardi di euro in calo rispetto ai 4,3 miliardi del quarto trimestre dell'anno scorso.

La società guidata da Pietro Labriola non avendo ancora completato la cessione della rete deve riportare i numeri del perimetro integrato tra infrastruttura e servizi ma, dice Equita, fornirà anche i dati che riguardano la sola ServCo, ossia la società che resterà quotata in Borsa dopo lo scorporo dell'infrastruttura fissa che comprenderà oltre agli utenti fisso e mobili, anche Enterprise, Sparkle e soprattutto la gallina dalle uova d'oro Tim Brasil

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Le attese di Equita per la ServCo nei primi tre mesi dell'anno sono di ricavi in lieve crescita dello 0,4% a 2,376 miliardi di euro, con Tim Consumer a 1,471 miliardi (-0,5%), Tim Enterprise in rialzo del 3% a 733 milioni e Sparkle piatta a 227 milioni. In rialzo il debito, come del resto già comunicato dalla società, fattore questo che aveva innescato un pesante ribasso del titolo in Borsa (-24%). Il titolo del resto, nonostante i timidi recuperi delle ultime settimane, resta sempre la maglia nera del listino milanese (-14% da inizio anno). 

Nel frattempo Kkr presenterà a Bruxelles la sua proposta di "remedies" chiesti dai concorrenti di Tim per poter procedere con l'acquisto della rete fissa Telecom. Se sarà ritenuta soddisfacente si chiuderà la fase 1 dell'analisi. L'Antitrust Ue ha tempo fino al 30 maggio per comunicare la sua decisione, ma potrebbe chiedere altri 10 giorni lavorativi. Secondo gli analisti comunque appare poco probabile l’apertura di una fase 2, considerata la natura dell’operazione, ossia uno scorporo non una fusione.

Intanto al Tribunale di Milano si è tenuta la prima udienza del ricorso presentato da Vivendi, il primo azionista di Telecom con il 23,7%, contro la decisione di cedere la rete al fondo Kkr e al Mef a un prezzo giudicato troppo basso. I legali della società francese hanno chiesto nuova documentazione ai tre soggetti coinvolti nella cessione ossia Tim, Kkr e il ministero dell'Economia.

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Il giudice si è riservato di decidere ma, sempre secondo gli analisti, visti i tempi del ricorso non dovrebbe essere pregiudicata la possibilità di arrivare al closing per la cessione di NetCo, atteso entro giugno.

"Di conseguenza - dicono gli analisti -  nel caso di un eventuale pronunciamento del giudice a favore di Vivendi, a nostro avviso estremamente improbabile, le probabilità di annullare retroattivamente l'operazione e il trasferimento delle quote di NetCo a Kkr e al Mef ci sembrano alquanto remote. Resta aperta la possibilità di raggiungere un accordo extragiudiziale con i francesi, eventualmente attraverso indennizzi economici a suo favore che potrebbero rivelarsi funzionali a negoziare l'uscita dal capitale".

Del resto il quotidiano la Repubblica ha rilanciato le indiscrezioni su una possibile uscita di Vivendi dal capitale di Tim, malgrado il prezzo del titolo, a 0,24 euro, sia la metà degli 0,50 euro per azione che sarebbero stati richiesti per l'uscita.

Tra le ipotesi la conversione delle azioni di risparmio (di cui si è sempre molto discusso) in ordinarie, che diluirebbe i francesi al 17% (dal 23,7%) e la Cdp al 7% (dal 10%). Soglia che permetterebbe di liquidare Vivendi senza dover lanciare un'opa sul Gruppo. Resta inteso che la conversione delle azioni di risparmio dovrebbe essere approvata da un'assemblea straordinaria, nella quale Vivendi deterrebbe, con il suo quasi 24% del capitale, una minoranza di blocco: l'operazione deve quindi essere concordata con i francesi.

La campagna d'Italia al gruppo di Vincent Bollorè è costata parecchio: circa 3,2 miliardi di perdita per Tim che sale a 4 miliardi se si considera anche la guerra scatenata per il controllo di Mediaset, oggi Mfe, che fa capo a Fininvest la holding della famiglia Berlusconi.






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