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Economia
Tim, via libera allo “sconto” da Dazn: tempi stretti per il sì definitivo

Tim, rumors: intesa di massima per la rinuncia all’esclusiva per la distribuzione del calcio

Trovano conferma le voci che vorrebbero Dazn pronta a concedere uno “sconto” a Tim in merito al pacchetto calcio. Secondo quanto riportato da Mf, infatti, l’accordo dovrebbe subire una sforbiciata da circa 100 milioni all’anno, ovvero 300 milioni complessivi, passando da 340 a 240 milioni ogni 12 mesi.

Quello che Affaritaliani.it può aggiungere, però, è che le trattative sarebbero già avanzate e che nei prossimi giorni potrebbe esserci l’accelerazione definitiva. Fonti accreditate, infatti, raccontano di una intesa di massima in cui Tim rinuncerebbe all’esclusiva per la distribuzione del calcio. Come fa notare Mf, d’altronde, già questo “monopolio” era stato depotenziato dall’Antitrust che aveva disaccoppiato fibra e Tim Vision.

Il punto, semmai, è capire come verranno ridisegnate le strategie del gruppo. La discontinuità tra Luigi Gubitosi e Pietro Labriola è sempre più netta a mano a mano che passa il tempo. Il manager ex-Wind, infatti, aveva progressivamente voluto traghettare Tim verso una Tmt, (Telecom, Media, Technology) in cui le nuove partite, dalla cybersecurity al cloud, dallo streaming all’Internet of Things dovevano essere giocate attraverso società ad hoc.

Labriola invece sembra molto più interessato a riportare Tim al ruolo che le spetta, a costo di liberarsi di alcuni asset non ritenuti più strategici. Da Noovle a Sparkle, da Telsy a Olivetti, qualcosa sicuramente dovrà essere “liberato”. Anche perché il bilancio presentato tre settimane fa non solo non ha distribuito dividendo agli azionisti, ma si è chiuso con un rosso di oltre 8 miliardi.

Altre due partite rimangono aperte: da una parte quella della cessione a Kkr, dall’altra quello della rete unica. Per quanto riguarda il primo tema, l’offerta degli americani è di 0,505 per azione. Tanto, se si guarda alla capitalizzazione attuale, decisamente poco se si pensa al valore strategico di un’azienda come l’ex-Sip.

Da notare, tra l’altro, che dall’inizio dell’anno il valore del titolo è sceso di oltre il 37% (per un controvalore di circa 5,91 miliardi, poco più della metà di quanto offerto da Kkr), mentre il Ftse Mib è calato “solo” del 15%, soprattutto a causa della guerra tra Russia e Ucraina.

L’altro tema, quello della rete unica, ricorda molto la tela di Penelope. Dall’inizio dell’anno si sono susseguiti diversi inviti a procedere con l’integrazione tra Fibercop e Open Fiber, a partire dal presidente di Cdp (azionista di Tim con il 10% e di Open Fiber con il 60% delle quote) Giovanni Gorno Tempini.

Da mesi è ormai pronta la bozza di accordo tra le due società, ma il consiglio di amministrazione di FiberCop non sembra riuscire a trovare la quadra. Il nuovo rinvio è stato determinato dalle difficoltà a trovare un accordo sulle infrastrutture da condividere.

Ma il tempo è poco, perché le aree bianche (quelle a “fallimento di mercato”) continuano a languire e serve una sterzata netta per portare connessioni veloci – possibilmente in fibra – non soltanto nelle grandi città ma anche nella totalità dei 7.904 comuni italiani.

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