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Esteri
Bezos contro Biden: è rottura dello storico asse tra Dem e paperoni digitali

Bezos contro Biden? La polemica è il segno della rottura tra colossi digital e Democratici

Di cose certe, nella vita, ce ne sono poche. Soprattutto in politica, dove gli schieramenti della sera prima possono essere ribaltati da quelli del giorno dopo. Tra queste poche cose certe, però, ce n'è sempre stata una: i colossi digitali degli Stati Uniti sono "liberal". Se si immaginano i grandi patron di giganti come Amazon, Facebook, Twitter o Microsoft si pensa subito a elettori dei Democratici. E i potenti manager in questione non hanno mai fatto nulla per nasconderlo. Anzi, lo hanno ostentato a più riprese. Prima con Hillary Clinton, poi con Joe Biden, sempre in contrapposizione con Donald Trump.

Ma si tratta di un allineamento che va ancora più indietro sino a Barack Obama. Basti pensare al ruolo dell'ex presidente americano su Netflix dove ha una serie tv dedicata a lui, così come la moglie Michelle Obama ha altri spazi dedicati, con i coniugi che dalla Casa Bianca si sono reinventati produttori e presentatori di produzione di contenuti di intrattenimento del colosso dello streaming mondiale fondato da Reed Hastings. O persino a Bill Clinton, il quale assecondò in qualche modo la prima ondata di ascesa dei giganti digitali a stelle e strisce.

Gli stessi colossi digitali hanno sostenuto l'elezione di Biden, schierandosi in maniera compatta contro Trump. A partire da Twitter e dagli altri social che hanno oscurato gli account dell'ex presidente per le fake news diffuse sulla pandemia da coronavirus. Ma facendo endorsement più o meno espliciti all'ex numero due di Obama. Si sono sprecate le dichiarazioni e le manovre in tal senso durante la campagna elettorale del 2020, quando Biden aveva il sostegno anche di diversi altri miliardari. A partire da Connie Ballmer, sposata con l’ex amministratore delegato di Microsoft e proprietario dei Los Angeles Clippers, Steve Ballmer.

Che cosa c'è dietro la rottura tra Biden, Bezos e i colossi digitali

Questo lungo, lunghissimo, idillio tra paperoni digitali a stelle e strisce mondo Dem/liberal sembra essere vicino a rompersi. Incredibile a dirsi, ma sembra proprio così dopo lo scontro a favore di social sulle politiche fiscali ed economiche tra Bezos e Biden. Un botta e risposta durissimo avvenuto alla luce del sole che ha mostrato che le ruggini tra il patron di Amazon e il presidente americano sono probabilmente profonde. 

E dire che fino a qualche mese fa era tutto una strizzatina d'occhio pubblica. Quando Biden aveva annunciato il suo piano infrastrutturale per stimolare la ripresa post Covid, Bezos si era prodigato di elogi. "Sosteniamo l'attenzione dell'amministrazione Biden per gli investimenti coraggiosi nelle infrastrutture americane", aveva scritto Bezos sul sito web della sua azienda. E ha aggiunto, in modo esplicito quanto desiderato, "siamo favorevoli a un aumento dell'aliquota fiscale sulle imprese". 

Un'approvazione forse non scevra da interessi personali. Aziende come Amazon non devono preoccuparsi dell'aumento dell'aliquota fiscale sulle società, perché non pagano neanche lontanamente tale aliquota. Nel 2020, Amazon ha pagato 1,84 miliardi di dollari di imposte federali sul reddito su un profitto di 20,2 miliardi di dollari. Si tratta di un'aliquota fiscale di circa il 9,1%, ben al di sotto dell'aliquota legale del 21%. Nel 2019, l'aliquota fiscale effettiva è stata dell'1,2% e nel 2018 ha ottenuto un rimborso fiscale di 129 milioni di dollari. Fasce che non rientravano nel discorso, dunque.

Evidentemente, in seguito è successo qualcosa. Non impossibile nemmeno capire che cosa. Biden ha messo nel mirino le big tech a stelle e strisce. Biden, in un discorso pronunciato in Pennsylvania, si è scagliato a sorpresa contro le aziende accusate di  “varie scappatoie legali per non pagare un solo centesimo di tasse federali sugli introiti”. Tra queste, anche Amazon.

Ma attenzione, Bezos non è l'unico paperone arrabbiato con Biden. Anzi, in molti si sentono traditi. In particolare dopo l'ordine esecutivo del luglio 2021 in cui la Casa Bianca ha operato una serie di interventi a favore della concorrenza e contro l'abuso di posizione dominante perpetrata, secondo l'amministrazione, dai grandi giganti digitali.  Una serie di nomine di primo piano ha fatto capire ai colossi digitali che difficilmente sarebbero usciti dal mirino nonostante gli amorosi sensi dei mesi precedenti. Lina Khan alla Federal Trade Commission e Jonathan Kanter alla divisione antitrust del Department of Justice americano sono state nomine di peso, soprattutto in concomitanza con altri posti anche diplomatici ancora vacanti.

Anche l'amministrazione Biden sta cercando di capire come controllare il potere di questi giganti digitali, riportandoli sotto la sfera politica. In maniera talvolta giudicata non troppo dissimile dall'azione cinese, quantomeno dal punto di vista delle regolamentazioni. Anche se, ovviamente, il margine di manovra di questi colossi è enormemente maggiore rispetto ai competitor asiatici.

La sensazione è che ora l'aria possa cambiare in modo quasi definitivo tra Biden e i colossi digitali. La durezza dello scontro con Bezos è davvero clamorosa. Andrew Bates, vice segretario stampa, ha risposto in maniera fortissima alle critiche del patron di Amazon che si era espresso in maniera negativa sulle politiche economiche e fiscali di Biden, "Non è affatto difficile capire perché uno degli individui più ricchi della Terra si opponga a un programma economico per la classe media", ha detto Bates. "Non sorprende nemmeno che questo tweet arrivi dopo che il Presidente ha incontrato i rappresentanti dei lavoratori, compresi i dipendenti di Amazon", ha aggiunto. 

Sebbene Biden non abbia chiamato in causa Amazon in modo specifico, ha ripetutamente criticato la storia fiscale dell'azienda. Amazon ha beneficiato di crediti e detrazioni fiscali e nel 2017 e 2018 non ha pagato imposte federali sul reddito. Bezos, che ha lasciato la carica di amministratore delegato di Amazon l'anno scorso, è diventato anche un bersaglio ricorrente nelle discussioni dei Democratici sulla disuguaglianza di ricchezza negli Stati Uniti, data la sua immensa fortuna. Di recente Biden ha anche espresso il suo sostegno alle iniziative di sindacalizzazione di Amazon. 

"Aumentare le tasse sulle società va bene per discutere. E' fondamentale discutere di come domare l'inflazione. Mettere insieme le due cose è solo un diversivo", aveva detto Bezos. Se ci si aggiunge il possibile reintegro di Trump su Twitter qualora alla fine l'affare con Elon Musk andasse in porto, si capisce come l'arma digitale a favore dei Democratici possa davvero cambiare colore. O quantomeno non essere più blu acceso.

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