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Elon Musk va col piattino in Cina. Il decoupling tech? Lo vuole solo Biden

Tesla, Elon Musk in Cina per l'accordo su una nuova fabbrica

"Non vogliamo il decoupling". Cioè, il disaccoppiamento economico. A parlare è Elon Musk, che martedì 30 maggio è atterrato in Cina col suo jet privato per un viaggio molto significativo, dimostrazione che i grandi colossi tecnologici statunitensi non si sognano nemmeno di bloccare le relazioni con Pechino come vorrebbe (almeno in parte) la Casa Bianca. Più Washington parla di disaccoppiamento, pardon riduzione del rischio per dirla alla Ursula von der Leyen, e più i suoi capitani di industria vanno in processione in Cina per provare a mantenersi aperta la porta di accesso a un mercato immenso e ora in ripresa dopo tre anni di pandemia di Covid-19.

Appena arrivato, Musk ha subito incontrato il ministro degli Esteri di Xi Jinping, Qin Gang. Alla notizia, le azioni di Tesla sono salite immediatamente, a riprova che gli investitori vedono di buon occhio il mantenimento delle relazioni con la Cina. Qin, che fino a poco tempo fa era ambasciatore della Cina negli Stati Uniti, ha dichiarato che la "modernizzazione in stile cinese", caratterizzata da un'enorme popolazione e da una "prosperità comune", creerà "un potenziale di crescita e una domanda di mercato senza precedenti", secondo un comunicato del ministero degli Esteri cinese.

Ha aggiunto che il mercato cinese dei veicoli elettrici "ha ampie prospettive di sviluppo" e che la Cina continuerà ad aprirsi e a creare un ambiente commerciale migliore, orientato al mercato e basato sulla legge, per le aziende straniere come Tesla. Secondo il comunicato del ministero degli Esteri cinese, Musk ha elogiato il popolo cinese e i risultati ottenuti dalla Cina. Tesla si oppone al "disaccoppiamento" ed è disposta a continuare a espandere la propria attività in Cina, si legge nel comunicato.

La visita di Musk arriva mentre la sua creatura si trova ad affrontare un'accresciuta concorrenza e una guerra dei prezzi in Cina. Tesla ha ritoccato i prezzi delle sue auto in Cina in un contesto macroeconomico più difficile nella seconda economia mondiale. La dichiarazione del ministero degli Esteri cinese non ha fornito molti dettagli su ciò che è stato discusso tra Musk e Qin. La Cina è il secondo mercato per importanza di Tesla e Musk ha cercato di mantenere buoni rapporti con Pechino. Il miliardario ha promesso investimenti nel corso degli anni e ha elogiato la tecnologia del Paese.

Non solo Musk. I colossi Usa non vogliono il decoupling con la Cina

La più grande fabbrica di automobili di Tesla si trova nella megalopoli cinese di Shanghai e ad aprile l'azienda ha annunciato l'intenzione di costruire un altro stabilimento in loco per la produzione del sistema di accumulo di energia Megapack. Altamente probabile che Musk parli del suo piano con gli altri funzionari che incontra in questi giorni, a partire dal premier Li Qiang, che Musk conosce bene dai tempi in cui era capo del Partito a Shanghai.

La nuova fabbrica di Tesla in Cina produrrà inizialmente 10.000 unità Megapack all'anno, pari a circa 40 gigawattora di accumulo di energia, da vendere a livello globale. Con il nuovo stabilimento di Shanghai, Tesla sfrutterà la catena di fornitura di batterie leader a livello mondiale in Cina per aumentare la produzione e abbassare i costi delle sue unità Megapack agli ioni di litio per soddisfare la crescente domanda di accumulo di energia a livello globale, man mano che il mondo si sposta verso l'utilizzo di più energia rinnovabile.

Un'altra questione per gli investitori è se le autorità di regolamentazione cinesi autorizzeranno il rilascio delle funzioni avanzate di assistenza alla guida di Tesla, disponibili negli Stati Uniti come parte del software "Full Self Driving" che vende per 15.000 dollari a veicolo. L'attività di Tesla in Cina ha avuto un enorme successo, col mercato di Pechino che rappresenta circa un terzo delle sue vendite annuali. Tuttavia, la decisione di Tesla di ridurre i prezzi in Cina alla fine dello scorso anno è stata la prima mossa di una guerra dei prezzi che ha intensificato la concorrenza, soprattutto con la rivale locale BYD.

L'incontro tra Musk e Qin avviene in un momento di continue tensioni tra Stati Uniti e Cina sulla tecnologia. L'anno scorso, Washington ha imposto ampie restrizioni all'esportazione di chip e apparecchiature per semiconduttori verso la Cina, in una mossa che potrebbe ostacolare i tentativi di Pechino di potenziare l'industria nazionale in una tecnologia critica.

La visita di Musk dimostra però che i colossi tech americani non vogliono recidere i legami. L'arrivo di Musk in Cina coincide tra l'altro con un viaggio dell'amministratore delegato di JPMorgan Jamie Dimon, che questa settimana riunisce i leader aziendali americani e cinesi per un vertice a Shanghai. Segue inoltre una serie di visite nelle ultime settimane da parte di leader rivali dell'industria automobilistica, tra cui Oliver Blume di Volkswagen e Mary Barra di General Motor. A fine marzo era stato invece in Cina il ceo di Apple, Tim Cook, che aveva parlato di "rapporto simbiotico" tra Cupertino e il paese asiatico. Non proprio musica per le orecchie di Biden.

 

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