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Esteri
Guerra Ucraina e carestia globale. Inflazione-stop export: rischio catastrofe

Dopo il Covid-19 e la guerra in Ucraina in arrivo il terzo flagello: la carestia 

Dopo la pandemia, la guerra in Ucraina. Dopo la guerra in Ucraina, la carestia. Il mondo scivola rapidamente verso la nuova crisi, potenzialmente forse la peggiore anche perché davvero con risvolti globali ma diseguali, in grao di creare dunque attriti e tensioni su larga scala, così come conseguenze imprevedibili dal punto di vista economico, sociale, politico e geopolitico. Gli avvertimenti delle organizzazioni internazionali sul rischio della crisi alimentare si susseguono. Anzi, più che un rischio si tratta di una certezza. La crisi alimentare esiste già.

Secondo il Programma alimentare mondiale dell'ONU (Wfp), negli ultimi cinque anni il numero di persone con un accesso al cibo così scarso da mettere a rischio immediato la loro vita o i loro mezzi di sostentamento è passato da 108 a 193 milioni. Gran parte di questa "insicurezza alimentare acuta", quasi raddoppiata, è dovuta alla pandemia di covid 19, che ha ridotto i redditi e interrotto il lavoro agricolo e le catene di approvvigionamento; una buona parte è dovuta all'aumento dei prezzi dell'energia e dei trasporti, man mano che gli effetti della pandemia si esaurivano. La situazione è stata peggiorata dall'influenza suina in Cina e da una serie di cattivi raccolti nei Paesi esportatori.

Ma ora gli effetti collaterali dettati dal conflitto stanno portando a un'inflazione senza precedenti che avrà presto conseguenze potenzialmente drammatiche. A marzo l'impennata dei prezzi dei beni alimentari ha raggiunto il livello più alto dal 1990. Tra le cause il fatto che Russia e Ucraina dominano il mercato del grano globale. Nel 2021 la Russia e l'Ucraina erano il primo e il quinto esportatore di grano al mondo, con 39 milioni di tonnellate e 17 milioni di tonnellate rispettivamente, pari al 28% del mercato mondiale. Le due nazioni coltivano anche molti cereali utilizzati per l'alimentazione degli animali, come mais e orzo, e sono il primo (Ucraina) e il secondo (Russia) produttore di semi di girasole, il che significa che detengono l'11,5% del mercato dell'olio vegetale. Complessivamente, forniscono quasi un ottavo delle calorie commercializzate a livello mondiale.

Carestia globale e crisi alimentare: le cifre drammatiche

Secondo l'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura (Fao), quasi 50 Paesi dipendono dalla Russia o dall'Ucraina, o da entrambe, per oltre il 30% delle loro importazioni di grano; per 26 di essi la cifra supera il 50%.  Normalmente gli agricoltori sarebbero incentivati a esaurire le scorte prima del raccolto, quando i prezzi di solito scendono. Ma quest'anno, secondo l'Economist, è improbabile che ciò avvenga. I mercati dei futures prevedono che i prezzi del grano e del mais rimarranno ai livelli esorbitanti di oggi fino alla metà del 2023. 

L'energia e i fertilizzanti più costosi fanno salire i prezzi in tutti i settori dell'agricoltura. È per questo che, sempre secondo il settimanale britannico, l'inflazione dei prezzi dei prodotti alimentari si sta manifestando anche in materie prime non direttamente interessate dalla guerra. Gli indicatori della volatilità dei prezzi compilati dall'International Food Policy Research Institute di Washington lampeggiano in rosso per tutti i principali cereali, compreso, negli ultimi due mesi, il riso, per il quale al momento non ci sono comunque immediati problemi di approvvigionamento.

Ad oggi sono ben 44 milioni di persone in 38 paesi sono a livelli di fame di emergenza, a un passo dalla carestia, e la guerra in Ucraina sta aggiungendo una nuova dimensione spaventosa a questo quadro, con degli aumenti dei prezzi fino al 30% per alimenti di base che minacciano i paesi dell'Africa e del Medio Oriente, tra cui Camerun, Libia, Somalia, Sudan e Yemen. Teatri di grande incertezza e instabilità che possono trasformarsi in un campo minato, spingendo tra l'altro a un aumento esponenziale delle migrazioni economiche oltre che delle carestie. 

Dalla guerra in Ucraina effetto a catena che può sconvolgere l'ordine globale

Nessun Paese è immune dagli effetti di questa crisi. Dall'inizio della guerra, 26 paesi, dal Kazakistan al Kuwait, hanno dichiarato severe restrizioni sulle esportazioni di cibo, che coprono il 10% delle calorie scambiate a livello globale. Anche l'India, indicata da molti come una possibile alternativa a Russia e Ucraina, ha imposto un divieto di esportazione del grano, anche se ha dichiarato che farà delle eccezioni per specifici paesi che ne hanno bisogno. Le varie misure coprono il 15% delle calorie scambiate a livello mondiale. Più di un quinto di tutte le esportazioni di fertilizzanti sono limitate. Se il commercio si interrompe, si arriverà alla carestia. 

Ma c'è chi pagherà le conseguenze in maniera più diretta di altri. Nell'Africa subsahariana, per esempio, i cereali costituiscono una parte maggiore di questi bilanci rispetto ai paesi più ricchi. Molte di queste economie erano in cattive condizioni ben prima dell'arrivo della crisi alimentare. In tutta l'Africa subsahariana, la produzione rimane sostanzialmente al di sotto del livello che avrebbero raggiunto se fossero continuate le tendenze precedenti alla pandemia. I governi in queste condizioni non sono in grado di aiutare i loro cittadini a superare uno choc alimentare.

Le conseguenze sono intuibili. Proteste e tensioni sociali, con immensi rischi dal lato politico. Già in diversi paesi africani e non solo sono andate in scene rivolte per l'inflazione, ma anche in Medio Oriente e in America latina. Instabilità alimentare significa instabilità sociale, ma anche instabilità politica e geopolitica, con possibile esacerbamento di tensioni tra cittadini e governi ma anche tra governi di diversi paesi, senza contare prevedibili ondate migratorie. 

Dopo il virus e le armi, rischia di arrivare una nuova drammatica minaccia. E non basteranno i vaccini o i missili per risolverla.

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