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Esteri
Guerra Ucraina, Putin non si ferma. Biden e il piano B: segnale di debolezza

Ucraina, finto patto con l'Europa. La guerra si avvicina

La guerra in Ucraina è ad un passo. I segnali che arrivano dalla Russia non sono incoraggianti e fanno presagire un attacco imminente da parte di Putin. I continui annunci sulla data e le modalità di un attacco russo - si legge sul Corriere della Sera - cercano di destabilizzare i piani dello Zar. Dietro le quinte accade dell’altro. Voci autorevoli cominciano a immaginare quali concessioni potrebbero placare Putin e inaugurare un periodo di tregua in Europa. Tra i fautori di un compromesso si segnalano l’ex ambasciatore di Barack Obama in Russia; due tra i maggiori think tank strategici ascoltati dalla Casa Bianca. Il punto di partenza è una diagnosi lucida dei rapporti di forze. A fronte degli oltre centomila militari russi schierati sul confine, che cosa oppone l’Occidente? Al di là dell’apparente coesione Nato, la realtà non è confortante. Essendosi legata alla Russia con una dipendenza energetica soverchiante (il 55% del suo gas viene da Mosca), la Germania non è poi così solidale con gli alleati atlantici come si vorrebbe.

Michael McFaul, - prosegue il Corriere - che fu ambasciatore a Mosca per Obama, sostiene che «solo un grande patto con Putin può evitare la guerra». L’ex diplomatico non è ottimista, considera inaccettabili le richieste della Russia: cioè che la Nato chiuda per sempre le sue porte all’Ucraina, e tolga truppe e armi dai Paesi che vi hanno aderito dopo il maggio 1997. Si tratterebbe di una ritirata atlantica dall’Europa dell’Est, una restituzione di quei Paesi alla sfera d’influenza che fu sovietica. Quelle richieste sono così estreme che possono sembrare «giustificazioni per la guerra, più che basi per un negoziato». Ma la guerra non è un’opzione facile neanche per Vladimir Putin. Incontrerebbe una resistenza e dovrebbe giustificare massacri di un popolo ucraino che lui stesso descrive come parte della storia russa.

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