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Esteri
Penisola coreana, Filippine vs Cina, Myanmar e... Pillole asiatiche

La penisola coreana, e in particolare il posizionamento della Corea del sud, è un tema che di recente sta acquisendo ancor più rilevanza per gli equilibri asiatici. Seul ha assunto una postura diversa da quella del Giappone, come reso evidente durante la recente visita dei segretari di Stato e alla Difesa degli Stati Uniti, Antony Blinken e Lloyd Austin, tra Tokyo e Seul. Come abbiamo già avuto modo di raccontare, se dal Giappone sono arrivate parole dure nei confronti di Pechino, in Corea del sud è andata molto diversamente. Dopo la ministeriale 2+2 e l'incontro con il presidente Moon Jae-in, linea molto più morbida e nessuna accusa diretta alla Cina. Fattore che ha fatto esultare i media cinesi, che sottolineano la "razionalità" del governo sudcoreano, la sua "impossibilità di scegliere" e individuano proprio in Seul l'anello debole della strategia asiatica di Biden (che nel frattempo rafforza il suo team asiatico con l'ambasciatore in Vietnam Daniel Kritenbrink). 

Questo anche perché sanno che Seul ha bisogno di Pechino sul fronte del dialogo intercoreano, argomento sul quale Washington e Seul devono ancora trovare la quadra. Ci hanno provato negli scorsi giorni, quando si sono incontrati all'Accademia navale di Annapolis, nel Maryland, il consigliere alla Sicurezza nazionale Usa, Jake Sullivan, l'omologo giapponese Shigeru Kitamura e il sudcoreano Suh Hoon. Nel comunicato finale si stabilisce l'aumento della pressione sulla Corea del nord perché abbandoni i propri programmi missilistici nucleari e balistici. Il meeting è stato l'occasione per rilanciare la cooperazione trilaterale "concertata" sulla quale Joe Biden punta molto non solo per gestire la spina Pyongyang, ma anche per contenere la Cina. 

Non è un mistero che a Washington vorrebbero che Seul si unisse al Quad, la piattaforma di dialogo che comprende anche Giappone, India e Australia. Un desiderio che per ora è sempre stato respinto dal governo sudcoreano, che preferisce invece mantenere una posizione di parziale compromesso tra Usa e Cina. Lo dimostra anche la visita, la prima di tale livello in tre anni, del ministro degli Esteri Chung Eui-yong in Cina. Seul sa che non può fare a meno di Pechino per provare a riavviare il dialogo con Pyongyang, mentre proprio la Repubblica Popolare e il regime di Kim Jong-un rilanciano gli scambi commerciali. Come segnale di distensione, Seul ha fatto sapere di essere pronta a ospitare insieme a Pyongyang i Giochi Olimpici del 2032.

Per restare alla politica estera, il governo sudcoreano e quello indonesiano stanno discutendo la possibilità di organizzare un incontro a livello ministeriale per rafforzare la cooperazione in materia di difesa. 

Sul fronte interno, invece, è un momento a dir poco complicato per il presidente Moon Jae-in, che in seguito a uno scandalo immobiliare che ha coinvolto esponenti del partito di maggioranza ha visto precipitare il suo indice di gradimento. Un brutto tempismo, visto che il 7 aprile si tengono le elezioni locali a Seul e Pusan, le due principali città del paese. In entrambi i casi l'opposizione appare nettamente favorita. E ora anche le presidenziali del 2022 (alle quali Moon non potrà ricandidarsi) sembrano tornare contendibili.

 

MAR CINESE MERIDIONALE E SUD EST ASIATICO

Si rinfocolano le tensioni nel Mar cinese meridionale. Dopo mesi (o anni) di basso profilo, le Filippine sono tornate a denunciare con forza le manovre di Pechino nell'area. In un comunicato, il segretario alla Difesa di Manila, Delfin Lorenzana, scrive che la Cina "ha intenzione di occupare più territori nelle acque contese". Il riferimento è alle circa 200 navi cinesi nei dintorni di Whitsun Reef, barriera corallina rivendicata da entrambi i paesi.  La Cina sostiene che faccia parte delle isole Spratly su cui rivendica la sovranità. Le Filippine ritengono invece sia parte delle isole Kalayaan di sua proprietà.

Il presidente Rodrigo Duterte ha espresso sostegno alla linea di Lorenzana, esplicitata forse non a caso a pochi giorni di distanza da un summit tra il governo filippino e quello statunitense.

Ma la "pericolosa danza" nel Mar cinese meridionale coinvolge ovviamente anche il Vietnam, con possibili flashpoint intorno alle isole Paracelso.

Nelle dispute marittime sono comprese anche la Malaysia, il cui ministro degli Esteri ha parlato con Blinken in una telefonata, e l'Indonesia, vicina a realizzare il primo sottomarino assemblato interamente nel Sud-est asiatico e protagonista (come già raccontato) di una sempre più profonda cooperazione in materia difensiva con il Giappone.

La Cina nel frattempo rafforza la sua posizione in Cambogia e in Laos, con l'invio di vaccini anti Covid per i militari. A Vientiane, intanto, si affaccia anche la Russia che appare pronta a costruire un aeroporto militare nel paese dopo aver lavorato con l'esercito laotiano per bonificare la provincia di Xieng Khouang. Un rapporto, quello tra Russia e Laos, ormai di "vecchia" data.

 

MYANMAR

Nel frattempo, proseguono le violenze in Myanmar. L'esercito ha dichiarato un cessate il fuoco unilaterale di un mese per consentire la ripresa dei colloqui di pace con i gruppi armati etnici, che (come ho scritto qui) potrebbe giocare un ruolo fondamentale per gli equilibri post golpe. Le minoranze etniche in Myanmar costituiscono circa un terzo della popolazione e se i vari gruppi riuscissero a mettere da parte le divergenze per schierarsi contro il golpe gli equilibri potrebbero cambiare. Soprattutto se ci fosse una convergenza di quelle già scese in campo contro l'esercito (come l'Arakan Army) con lo United Wa State Army e il Kachin Independence Army, due milizie attive in zone lungo il confine con la Cina. Entrambe sono in possesso di armi sofisticate di produzione cinese, incluso anche (nel primo caso) di un sistema di difesa aerea.

La tregua è solo un'illusione, come scrive Emanuele Giordana, e infatti già sabato 3 aprile le forze di sicurezza del Myanmar hanno aperto il fuoco sui manifestanti nella città di Monywa.

Il governo ombra, formato da parlamentari eletti deposti dalla giunta militare, ha intanto annunciato che considera abolita la Costituzione del 2008 con cui era iniziata la transizione democratica sotto la tutela dei militari.

Il Giappone, uno dei principali sostenitori economici del Myanmar, ha deciso di interrompere l'erogazione di nuovi aiuti anche se non aderisce al sistema di sanzioni imposte a livello internazionale alla giunta militare. Gli attivisti birmani in Giappone chiedono però azioni più drastiche.

Attenzione anche alle mosse dell'ASEAN, che secondo l'Economist è chiamata a incidere di più per non perdere rilevanza.

Da seguire il lavoro di Francesco Radicioni, corrispondente di Radio Radicale da Bangkok, lungo il confine tra Myanmar e Thailandia.

 

CINA

ll direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha chiesto ulteriori accertamenti per appurare che l’epidemia non sia il frutto di un errore umano. Sebbene il team abbia concluso che una perdita di laboratorio è l’ipotesi meno probabile”, sono necessarie “ulteriori indagini, potenzialmente con missioni aggiuntive che coinvolgano esperti specializzati, che sono pronto a schierare”, ha spiegato. Il caso ha ovviamente suscitato alcune polemiche, e potrebbe essere anche la conseguenza del rinnovato ruolo degli Stati Uniti (con Biden che ha stoppato il processo di ritiro avviato da Trump la scorsa primavera) all'interno della stessa OMS. Il governo cinese chiede che si indaghi a livello globale, rilanciando implicitamente le teorie del complotto sul ruolo degli Stati Uniti.

Questione Xinjiang: dopo il botta e risposta sulle sanzioni della scorsa settimana, i brand occidentali cercano di capire come poter resistere e non perdere il mercato cinese. H&M ha provato a fare una parziale ammenda, ma per ora i netizens cinesi sembrano respingere il tentativo. Tra gli occidentali che vivono in Cina, c'è chi si espone a difesa dell'operato del governo nel Xinjiang.

Secondo un’analisi effettuata dagli esperti AidData del College of William & Mary negli Stati Uniti, insieme al Center for Global Development, al Kiel Institute for the World Economy e al Peterson Institute for International Economics, i prestatori cinesi hanno utilizzato contratti che garantiscono loro un vantaggio nascosto rispetto ad altri creditori nel quadro di prestiti a paesi a basso reddito.

L'influenza cinese aumenta in varie aree dell'Asia. Promossa cooperazione in materia legale con l'Uzbekistan (che nel 2020 ha aperto un centro per la diffusione della medicina tradizionale cinese). Proteste anti cinesi in Kazakistan. Cooperazione parlamentare con la Mongolia, che a breve andrà al voto per le presidenziali, mentre dal fruttuoso viaggio in Medio Oriente Wang Yi torna anche con un allineamento in materia di dati e cybersecurity con l'Arabia Saudita.

Il Fondo russo per gli investimenti diretti (Rdif) ha annunciato di aver raggiunto un accordo con la società Shenzhen Yuanxing Gene-Tech per la produzione in Cina di oltre 60 milioni di dosi del vaccino russo Sputnik V contro il Covid-19.

In Africa, Cina e India sono impegnate in una competizione serrata per l'esportazione del vaccino anti Covid. Al momento Pechino e in vantaggio, col siero cinese che è approdato in 24 paesi su 55 del continente.

A proposito di Africa, arriva in Sudafrica il colosso cinese Didi.

Il ministro della Difesa cinese Wei Fenghe ha incontrato Katerina Sakellaropoulou, presidente della Grecia.

Xi Jinping insiste sull'importanza dello studio della storia del Partito comunista. Lo sentiremo ripetere spesso in vista del centenario di luglio.

Confermata la riforma elettorale di Hong Kong (qui qualche dettaglio in merito). Martin Lee uno dei sette condannati per "manifestazioni illegali".

 

GIAPPONE

L'asprezza attuale dei rapporti diplomatici tra Cina e Giappone (dovuta anche al rafforzamento della partnership con gli Stati Uniti) si riflette nella telefonata tra i due ministri degli Esteri di lunedì 5 aprile. Toshimitsu Motegi ha avuto un colloquio telefonico di 90 minuti con l'omologo  Wang Yi, durante il quale ha invitato la Repubblica popolare a migliorare le condizioni di vita della minoranza uigura nello Xinjiang e a fermare la repressione dell'autonomia di Hong Kong. 

L'uscita sugli uiguri arriva dopo settimane di basso profilo che, come scriveva il New York Times nei giorni scorsi, era sempre più difficile da mantenere.

Resta sempre aperto il fronte delle Senkaku/Diaoyu, mentre sul piano commerciale la cooperazione tra Cina e Giappone prosegue, come dimostra il caso del settore automotive.

 

TAIWAN

La scorsa settimana l'ambasciatore americano alle Palau, nazione insulare del Pacifico, si è recato in visita a Taipei. Una mossa rilevante, visto che è la prima volta che un ambasciatore americano in carica va a Taiwan negli ultimi 42 anni. Pechino, ça va sans dire, si è lamentata.

In generale, l'amministrazione Biden sembra intenzionata a seguire quella Trump nella facilitazione degli incontri a livello bilaterale.

Almeno ufficialmente, gli Stati Uniti sembrano temere una possibile azione militare cinese nei confronti di Taiwan, anche se diversi analisti ritengono sopravvalutati i rischi di un'invasione nel futuro prossimo.

Nella contesa Usa/Cina su Taiwan, comunque, assume una posizione sempre meno di contorno anche il Giappone, che riceve avvertimenti in materia dal Global Times. Se ne parlerà anche nell'incontro tra Biden e Suga alla Casa Bianca.

La dipendenza globale da Taiwan nel settore dei semiconduttori (riassunta in modo evidente da questa tabella) preoccupa. TSMC intanto annuncia che spenderà 300 miliardi di dollari nei prossimi tre anni per espandere le sue operazioni.

Questione Covid. Da seguire il caso del Paraguay. Asuncion è l'ultimo alleato diplomatico di Taipei in Sudamerica. Ma il governo locale ha un problema: l'approvvigionamento dei vaccini. Taiwan non ha ancora un siero autoctono da offrire e gli Stati Uniti hanno il freno tirato sulle esportazioni. Il governo della presidente Tsai Ing-wen ha offerto sostegno economico per le importazioni, ma Pechino cerca di sedurre Asuncion promettendo cospicui invii di sieri cinesi in cambio dello "switch" diplomatico, dunque della rottura con Taipei.

 

INDIA

Ventidue membri delle forze di sicurezza indiane sono stati uccisi e altri trenta sono rimasti feriti in un'imboscata dei ribelli maoisti avvenuta nel distretto di Bijapur, nello stato del Chhattisgarh. Lo riferisce un portavoce della polizia.

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