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MediaTech
La rivelazione di Alessandro Benetton: sono stato bocciato al liceo
Alessandro Benetton, presidente di Edizione Holding

Alessandro Benetton e le pillole social

Si definisce “digital passionate”. E si descrive così: “Uso i social per raccontare il mio punto di vista sul mondo, interagire con i giovani, conoscere professionisti e imparare cose nuove: apprezzo molto il dialogo costruttivo e credo nella contaminazione reciproca”. Chi sarà l’autore di questo pensiero? Ci si potrebbe immaginare un appassionato di comunicazione. E invece si tratta del presidente di Edizione Holding, Alessandro Benetton. Il quale da qualche tempo cura particolarmente l’immagine sui social con alcune rubriche sui diversi network. Su TikTok, ad esempio, ha lanciato l’appuntamento #whatsnext, in cui si parla di tendenze future.

Ma è su LinkedIn e Facebook che Benetton – tra i padri fondatori dell’agenzia di comunicazione Community di Auro Palomba, che ha anche una sede a Treviso – dà il meglio di sé con il format #uncaffèconalessandro. Qui l’obiettivo dichiarato è sedersi “per fare quattro chiacchiere su temi importanti della nostra vita professionale”. Engagement, tanto per usare un termine in voga tra chi di social si occupa per davvero, pochino. Diciamo che le reazioni e le condivisioni sono ampiamente sotto le 1.000, soglia minima per avere un briciolo di rilevanza mediatica.

Il video sulla bocciatura

Ma soprattutto ha stupito un video lanciato cinque giorni fa, nell’ambito del format #uncaffèconalessandro, in cui il presidente di Edizione Holding ha raccontato una vicenda che lo ha toccato da vicino: essere stato bocciato al liceo. Una storia che l’imprenditore ha usato per paragonarsi a Margherita Hack, Albert Einstein e Thomas Alva Edison. Insomma, personaggi di poco conto nella storia mondiale. Tra l’altro, si tratta di tre esempi errati e per motivi diversi. Margherita Hack non venne bocciata ma rimandata in matematica in quinta ginnasio. 

 

Edison non venne respinto, ma fu costretto a ritirarsi da scuola perché affetto da deficit uditivo e perché, membro di una famiglia numerosa, venne mandato a lavorare prima di iniziare a depositare brevetti a raffica. Infine, la bocciatura di Einstein appartiene al filone “bufale”: al fisico tedesco, futuro premio Nobel, venne attribuito il fallimento scolastico più per renderlo “umanoagli occhi degli scolari, fornendo una facile giustificazione (“se è stato bocciato lui…”). 

Perché la bocciatura non è uguale per tutti

Ma torniamo al video di Benetton. L’imprenditore attribuisce al suo “inciampo” un valore quasi taumaturgico, perché fu lì che comprese che l’ignoranza rappresenta il combustibile ideale per la conoscenza. Padre Tarcisio, docente di filosofia, riuscì a riportare sulla retta via il giovane Alessandro. Il quale, candidamente, ammette che un Benetton bocciato rappresentava un bel danno d’immagine per la famiglia dei maglioncini. L’idea, dunque, che il fallimento sia parte integrante della storia di ognuno di noi è una grande verità ma anche un comodo pannicello per chi, portando certi cognomi, può permettersi di scivolare con un morbido cuscino a proteggergli il deretano.

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