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Inter: dopo lo scudetto, può perdere anche Suning. Il diktat di Xi Jingping

Inter, dopo lo scudetto perso col Milan nuove ombre sul futuro nerazzurro di Suning

Perso lo scudetto, l'Inter rischia di perdere anche Suning. Nonostante diversi tifosi nerazzurri possano guardare alla notizia come un possibile sviluppo positivo, attratti dalle sirene degli ipotetici investimenti arabi targat Pif e Aramco, gli sviluppi in arrivo dalla Cina rischiano di aprire ulteriori incognite sul futuro dell'Inter. Soprattutto se la proprietà cinese deciderà (o potrà decidere) di proseguire con una linea a metà. Cioè tenersi l'Inter ma rientrando delle spese. Una linea che aveva portato la scorsa estate a cedere Romelu Lukaku e Achraf Hakimi, oltre che alla separazione con Antonio Conte. 

Ma andiamo con ordine. Qual è la novità in arrivo da Pechino? Qualche giorno fa, il Partito Comunista ha annunciato che bloccherà le promozioni dei quadri superiori i cui coniugi o figli possiedono ingenti patrimoni all'estero. Il divieto, delineato in una nota interna del potente Dipartimento dell'Organizzazione Centrale del partito, potrebbe avere un ruolo negli sforzi del leader cinese Xi Jinping del XX Congresso del Pcc che dovrebbe consegnargli uno storico terzo mandato entro la fine dell'anno. 

Ma soprattutto, mette nero su bianco che la priorità di Pechino è quella di schermarsi da possibili sanzioni dirette o indirette causa della guerra in Ucraina e dirette ai manager cinesi all'estero. Anche perché un'ipotetico futuro conflitto su Taiwan, seguendo l'esempio ucraino, potrebbe portare al congelamento di una quantità immensa di beni cinesi sparsi per il mondo. Pechino, come noto, vuole mettersi al riparo da eventuali scossoni esterni e dunque ha ribadito con forza di attenersi a una direttiva emanata, secondo il Wall Street Journal e che vieterà l'apertura di conti presso istituzioni finanziarie estere non solo agli alti funzionari ma anche ai loro parenti stretti.

Il possibile impatto del diktat di Xi sulla proprietà cinese dell'Inter

Possibile che la direttiva possa in qualche modo impattare anche l'Inter e Suning. Sono noti i stretti rapporti tra la famiglia Zhang e il presidente Xi Jinping. Zhang Jindong, proprietario di Suning e padre del giovane presidente nerazzurro Steven, sedeva addirittura al tavolo dei negoziati Italia-Cina durante la celeberrima visita del presidente Xi a marzo 2019, quando il governo Conte I firmò l'adesione al memorandum of understanding alla Belt and Road Initiative.

Non è chiaro se le regole si applicheranno retroattivamente, ma i membri delle famiglie di alcuni alti funzionari si stanno già muovendo per vendere azioni di società estere per adeguarsi. Al momento non si registrano mosse in tal senso di Suning in relazione all'Inter ma a molti viene semplice collegare questa direttiva del Partito comunista cinese alle continue voci e indiscrezioni (soprattutto sui social) in relazione a un imminente sbarco del fondo saudita PIF e del colosso petrolifero Aramco nella proprietà nerazzurra.

Voci che si rincorrono ormai da tanti mesi sui social e che non hanno trovato una corrispondenza concreta. Ma che non si placano e anzi sono state rilanciate con diversi rumor su un possibile cda straordinario entro fine maggio con l'annuncio dell'ingresso dei nuovi soci arabi. In attesa di capire se queste indiscrezioni porteranno a un risultato reale, non si può non registrare una mossa del governo cinese che va ancora una volta a complicare il matrimonio Suning-Inter. 

Il tramonto del calcio cinese

Se non porterà a una cessione immediata della società, si tratta comunque di una conferma che il Partito non vede di buon occhio (eufemismo) investimenti all'estero. Anche in un settore come il calcio, che ormai non è più da tempo considerato strategico da Pechino. Ottenere i permessi per muovere i fondi all'estero è diventato sempre più complicato, ancora di più dopo il Covid e, soprattutto, dopo la svolta nella politica economica del governo. A ottobre 2020, Xi Jinping ha annunciato il modello della "doppia circolazione", che mira sostanzialmente al raggiungimento dell'autosufficienza economica della Cina che dovrà essere in grado di mantenere stabile la situazione interna senza dipendere dagli scossoni esterni.

Il calcio è stato sacrificato. Nel giro di pochi mesi sono sparite diverse società, tra le quali persino il Jiangsu (la squadra cinese di Suning), che aveva appena vinto il primo scudetto della sua storia. I campioni europei e sudamericani hanno lasciato in massa il campionato cinese, mentre l'ipotesi di ospitare un mondiale appare ancora lontana. Anche il nuovo Mondiale per club Fifa, la cui prima edizione avrebbe dovuto tenersi nel 2021 proprio in Cina, è stato rinviato a data da destinarsi a causa della pandemia.

Le squadre cinesi collezionano figuracce nella Champions asiatica a causa delle restrizioni anti Covid che hanno portato alla scelta di mandare a giocare le squadre giovanili. Con conseguente crollo della Cina nel ranking asiatico. Anche la Coppa d'Asia 2023, per la quale il governo aveva demolito lo storico Stadio dei Lavoratori di Pechino per ricostruirlo nuovo di zecca insieme a diversi altri stadi, non si giocherà in Cina. Pechino ha rinunciato a pochi mesi dalla competizione, altro segnale che il pallone fa sempre più fatica a rotolare.

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