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Russia: sospende le pubblicazioni Novaja Gazeta, giornale del Nobel Muratov
Dmitrij Muratov

Il terzo avviso del Roskomnadzor sarebbe costato la revoca definitiva della licenza

Novaja Gazeta ha annunciato la sospensione delle pubblicazioni, sia nella versione cartacea che in quella online, "fino al termine dell'operazione militare speciale" della Russia in Ucraina. Nei giorni scorsi il governo di Mosca ha approvato una legge che prevede pene fino a 15 anni di carcere per chi pubblica "fake news" sull'esercito e le azioni governative all'estero, almeno secondo il punto di vista del Cremlino.

Nei giorni scorsi l'ultimo avvertimento dopo che Novaja avrebbe omesso di specificare che una ong era stata etichettata dalle autorità russe come “agente straniero”.

Il periodico, da sempre considerato una voce libera e indipendente nel panorama dei media russi, è stato fondato da alcuni giornalisti fuoriusciti dalla Pravda e il primo numero è stato pubblicato nell'aprile del 1993. Fra i sostenitori attivi del progetto anche Michail Gorbacev.

Il suo editore Dmitry Muratov nel 2021 ha vinto il premio Nobel per la pace insieme alla giornalista filippina Maria Ressa "per i loro sforzi per salvaguardare la libertà di espressione, che è precondizione per la democrazia e una pace duratura". La scelta della sospensione è stata presa dal comitato di redazione, che ha denunciato di aver ricevuto "un altro avvertimento da Roskomnadzor", l'ente statale russo per il controllo dei media.

Novaja Gazeta è stata protagonista di molte inchieste, fra le quali quella sull'occupazione del teatro Dubrovka di Mosca nell'ottobre del 2002 da parte di un gruppi di terroristi ceceni e quella sulla strage della scuola di Beslan nel settembre 2004.

A portare avanti le inchieste principali fu soprattutto la giornalista Anna Politkovskaja, assassinata a Mosca nell'ottobre 2006 mentre stava rincasando. In tutto i cronisti del periodico assassinati nel corso degli anni sono stati sei. Inoltre Novaja Gazeta ha indagato su casi di corruzione all'interno dell'esercito russo e sulle politiche effettuate dal Cremlino nei confronti della comunità Lgbtq.

Nel 2021 la testata non è stata invitata alla conferenza stampa di fine anno del presidente Vladimir Putin. Un episodio che il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha derubricato a una semplice "dimenticanza" dovuta a "un errore umano". 

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