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Politica
Quirinale, "Berlusconi vuole Amato o Draghi. Salvini punta su Pera-Casellati"
Agnese Pini direttrice La Nazione

"Draghi al Quirinale? Franco premier l'ipotesi più probabile con un governo dei leader"

agnese pini
                          Agnese Pini, direttrice de La Nazione

"Più passano le ore e più diventa complicato e difficile che il Centrodestra possa arrivare a lunedì con Silvio Berlusconi candidato ufficiale al Quirinale". Inizia così l'analisi di Agnese Pini, direttrice del quotidiano La Nazione, intervistata da Affaritaliani.it sull'imminente partita dell'elezione del presidente della Repubblica.

La causa del tramonto della candidatura di Berlusconi sono i numeri?
"Non solo una questione aritmetica, Sgarbi ha fatto affermazioni pesanti e molto chiare, ma non ci sono solo i numeri".

Cioè? Motivi politici?
"Pesa anche l'opposizione all'interno del Centrodestra, che con il passare delle ore e dei giorni è sempre più manifesta. Il punto è che questa partita per il Colle si intreccia con quella della leadership della coalizione: chi guida il Centrodestra, il padre nobile Berlusconi o Salvini che ambisce a prendere saldamente in mano la leadership del Centrodestra anche in vista delle elezioni politiche? Queste due partite si mescolano".

Il segretario della Lega rischia...

"Esatto, se la sfida per il Quirinale finisce male è una sconfitta anche per il Centrodestra e per la sua leadership. Salvini non vuole farsi soffiare la possibilità di fare il regista per il Colle e la candidatura di Berlusconi rischia di minare la sua strategia, sia sul piano della stessa elezione del Capo dello Stato, quindi chi dà le carte, sia in chiave leadership della coalizione. Leggo così le spallate che sono arrivate in questi giorni dal Carroccio all'autorevolezza della candidatura di Berlusconi".

Che cosa farà ora l'ex Cavaliere?
"Può andare alla conta in Aula, atteggiamento che è nella natura non rinunciataria, anche se rischia una brutta figura per lui e per il Centrodestra, oppure può fare un passo indietro, o di lato, ma cercando di gestire lui stesso la partita del Quirinale. Anche in questo senso Salvini teme la sconfitta, in quanto perderebbe la golden share".

Che cosa può fare dunque Salvini?
"Cerca di riappropriarsi della possibilità di gestire il piano B in autonomia senza lasciare il pallino nelle mani di Berlusconi. E' molto difficile che il leader di Forza Italia possa indicare un'altra figura di Centrodestra, è più probabile che proponga un nome super partes, come Giuliano Amato o addirittura lo Stesso Mario Draghi, nonostante quelle dichiarazioni trapelate sulla contrarietà del premier al Colle. Comunque Berlusconi, via lui, non sceglierebbe un politico".

Un politico di Centrodestra: Casellati o Pera, sbaglio?
"Se è Berlusconi a gestire il piano B li vedo poco probabili, al contrario se la mossa spetta a Salvini sono i nomi in campo. Il Centrodestra per eleggere il candidato dalla quarta votazione, quando serviranno solamente 505 voti, ha bisogno di pescare in un bacino più ampio e quindi il nome non può essere troppo divisivo. In questo senso, vedo possibile anche l'elezione di Pierferdinando Casini, un nome che era saltato fuori e poi si era arenato ma che avrebbe facilmente un consenso trasversale".

E' vero che Casini è il candidato di Renzi?
"In questa fase il leader di Italia Viva tiene le carte copertissime, la stessa strategia del Pd di non fare nome. E' plausibile che Casini sarebbe votato con piacere da Renzi".

Torniamo all'ipotesi Draghi presidente della Repubblica, chi a Palazzo Chigi?
"Credo che in questo caso l'ipotesi più probabile sia un premier tecnico che guidi un governo con i leader dei partiti nel ruolo di ministri e/o anche vicepremier. A Salvini piacerebbe molto perché potrebbe tornare al ministero dell'Interno e proprio alla guida del Viminale raggiunse il massimo del consenso".

Anche Renzi, oltre a Salvini, Tajani, Conte e Letta, al governo?
"Dipende da quale sarà per lui la soluzione più vantaggiosa".

Tre nomi in corsa, Franco, Colao e Cartabia. Sbaglio?
"E' così, con Draghi al Colle. Il più quotato credo sia Franco, che ha uno strettissimo rapporto con l'attuale presidente del Consiglio, anche se vista l'importanza della questione femminile Cartabia potrebbe tornare con forza in partita".

Appunto, questione femminile. Una donna al Quirinale?
"Io sarei felicissima, un simbolo, ma c'è ancora molta strada da fare. La corsa al Quirinale non può e non deve essere decontestualizzata. Il nome del presidente della Repubblica non viene scelto soltanto in base al suo curriculum, non si sceglie il migliore. Se fosse così, avremmo centinaia di donne con i curriculum perfetti. Il nome del Capo dello Stato risponde anche e soprattutto a giochi di potere e partite di poker, in questa chiave è sterile dire semplicemente una donna al Quirinale. La donna va calata nella vita reale".

Un quadro non bellissimo...
"Ci sono donne con curriculum eccezionali, ma, purtroppo, per andare al Quirinale bisogna rispondere a certi requisiti che fanno comodo ai partiti, come la capacità di aggregare e di diventare una soluzione. Ed è la stessa cosa per gli uomini. A volte è successo che il curriculum fosse il migliore, come nel caso di Ciampi, ma i partiti pensano sempre ai loro giochi e il curriculum non è mai il primo punto che viene valutato".

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