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Politica
Come funziona il Rosatellum: così la spaccatura del Csx favorisce il Cdx

Elezioni 2022: il libro che spiega i segreti del Rosatellum


 
È uscita ieri, lunedì 8 agosto, la seconda edizione riveduta e ampliata del nostro libro del dicembre 2017 dal titolo: “I sistemi elettorali dal dopoguerra ad oggi”, edito da Key in una collana diretta da Paolo Cendon, aggiornato coi nuovi collegi elettorali dopo il “taglio” dei parlamentari. Non è un caso, infatti, che in questi giorni ci sia grande fermento nei partiti e nelle coalizioni. Il punto è che quasi mai sono i partiti da soli a fare il sistema politico, spesso lo sono anche le leggi elettorali. Per questo abbiamo analizzato nel libro soprattutto il Rosatellum, che in breve proveremo a spiegare anche qui.

Questa legge elettorale attribuisce i seggi in Parlamento nella misura del 37% attraverso il sistema maggioritario secco dei collegi uninominali a turno unico, first-past-the-post (cioè conquista il seggio chi ha un voto in più degli altri); mentre nella misura del 63% attraverso il sistema proporzionale dei collegi plurinominali (tot. voti, tot. seggi), coi listini bloccati e senza la possibilità per l’elettore di esprimere le preferenze per i candidati, coi nomi di questi già indicati sulla scheda elettorale (da un minimo di due ad un massimo di quattro). Entriamo nel dettaglio.

Alla Camera dei deputati 147 seggi sono attribuiti col sistema maggioritario, 245 col sistema proporzionale. Il territorio nazionale è suddiviso in 49 collegi plurinominali ai quali sono collegati i 147 collegi uninominali, cioè ad ogni collegio plurinominale sono collegati (in media) tre collegi uninominali (147:49 = 3). Al Senato della Repubblica 74 seggi sono attribuiti col sistema maggioritario, 122 col sistema proporzionale. Il territorio nazionale è suddiviso in 26 collegi plurinominali e a ciascuno di questi sono collegati, anche qui, circa tre collegi uninominali (74: 26 = 2,84).

Non è ammesso il voto disgiunto. Cosa vuol dire? Vuol dire che l’elettore non può scegliere un candidato dell’uninominale e contestualmente una lista del plurinominale che non sia a lui collegata (e viceversa). Questo comporta che se l’elettore opta di votare solo il candidato del collegio uninominale, il suo voto si estende in automatico anche alla lista a lui collegata nel plurinominale (e viceversa). In caso di coalizione tra liste, il solo voto espresso al candidato dell’uninominale si estende pro-quota alle liste a lui collegate (cioè in proporzione ai voti ottenuti da ciascuna). Il candidato dell'uninominale, se collegato ad una coalizione di liste, è espressione di tutta la coalizione indipendentemente dal suo partito di provenienza.

La legge prevede anche, per tutte le liste candidate nei collegi plurinominali, una soglia di sbarramento del 3% sia alla Camera che al Senato. Alla Camera è calcolata su scala nazionale (la lista che prende almeno il 3% ha diritto ad entrare a Montecitorio), al Senato su base regionale (in pratica a Palazzo Madama, considerato anche il “taglio” dei parlamentari, non entreranno liste al di sotto del 10-12%). A Montecitorio il computo è su base nazionale, dunque i seggi scattano nelle circoscrizioni dove la lista ha ottenuto più voti e così a scendere, mentre a Palazzo Madama il computo è regionale, ma, considerato il "taglio" dei parlamentari, i seggi scattano solo per le liste più votate; dunque, anche quelle che raggiungono il 3% potrebbero restare fuori.

Tiriamo le somme. Visto che, come si diceva poc’anzi, ad ogni collegio plurinominale sono collegati in media tre collegi uninominali, la lista o coalizione tra liste che ottenesse più voti delle altre nel collegio plurinominale, non essendoci voto disgiunto tira a sé tutti i collegi uninominali collegati proprio per effetto dell'estensione automatica del voto da plurinominale a uninominale e viceversa. Questo vuol dire che, se il distacco tra la prima o la seconda coalizione (o lista, dipende dai casi) fosse di circa 8-9 di punti percentuali, a chi vince basta anche solo il 40% dei voti per aggiudicarsi poco più del 50% dei seggi. In sostanza un premio di maggioranza nascosto.

Vediamo ora cosa può accadere il 25 settembre con questo sistema elettorale. Entro il 21-22 agosto i partiti devono presentare le liste con i nomi di tutti i candidati, quindi sono ore di grandi fibrillazioni. Il centrodestra corre unito con cinque liste (Forza Italia, Lega, Fratelli d’Italia, Udc - Coraggio Italia di Brugnaro e la lista Lupi-Toti), mentre il centrosinistra – ad oggi – è quello che fa più fatica a mettere insieme tutti i pezzi. Salvo sorprese dell’ultim’ora, il segretario Dem Enrico Letta è riuscito finora nel "capolavoro" di far scappare Calenda e imbarcare Fratoianni e Bonelli, dunque ad oggi la coalizione è composta da Pd, +Europa, Insieme per il Futuro (Di Maio) e Sinistra Italiana-Verdi. Anche Di Maio fa parte dell'ammucchiata: da accusare il Pd di essere il "partito di Bibbiano" il ministro degli Esteri sta elemosinando un seggio proprio ai Dem. Stendiamo un velo pietoso. Un’armata Brancaleone che ha deciso di privarsi dell'area liberale e riformista di Calenda e Renzi per portarsi dietro Fratoianni e Di Maio. Auguri.

In questi giorni potrebbe invece nascere il cosiddetto "centro" o "terzo polo", composto da Azione e Italia Viva. È probabile che le due forze confluiscano in un unico listone in modo tale che Calenda non debba raccogliere le firme (Renzi non ne ha bisogno perché aveva i gruppi parlamentari), superando agevolmente la soglia di sbarramento del 3%. In caso contrario correranno invece in coalizione, ma per entrare in Parlamento dovranno a quel punto raggiungere la soglia del 10%. Staremo a vedere. Salvo sorprese clamorose, dovrebbe correre da solo anche il MoVimento Cinque Stelle, escluso dal “campo largo” lettiano dopo aver determinato la caduta del governo Draghi. Tuttavia, non possiamo escludere che alla fine, in barba a tutte le dichiarazioni di fuoco e di chiusura, anche recenti, Letta e Conte vadano insieme.

Nella galassia orbitano poi piccole meteore: Italia Sovrana e Popolare di Marco Rizzo e altri, Unione Popolare-Potere al Popolo di De Magistris, Uniti per la Costituzione di Ugo Mattei, Alternativa per l’Italia di Adinolfi – Di Stefano e Italexit di Paragone, tutti alle prese con la raccolta delle firme. L’unica lista che ha concrete possibilità di superare la soglia di sbarramento (solo alla Camera, perché al Senato è sostanzialmente impossibile) è Italexit di Paragone. Per tutti gli arti, parliamoci chiaro, è molto difficile.

Insomma, abbiamo un sistema frammentato in 5: centrodestra, centrosinistra, due centri e qualche meteora. Col Rosatellum, considerato che è una legge elettorale che premia chi corre insieme, è evidente che il crollo del “campo largo” Pd-M5S (salvo ripensamenti dell'ultimo momento) favorisca senza dubbio il centrodestra, che col 45% dei voti potrebbe portare a casa circa il 60% dei seggi. Un sistema che, da 5 blocchi, la legge elettorale potrebbe riportarlo a due: centrodestra maggioranza assoluta in Parlamento, tutti gli altri all’opposizione. Esattamente come fece il Mattarellum nel 1994, che diede vita nelle urne al bipolarismo.

In politica tutto può accadere, anche all’ultimo momento. Ad oggi, a bocce ferme, la vittoria del centrodestra non è messa in discussione. E se il M5S non si alleasse col Pd, il centrodestra farà cappotto quasi dappertutto e potrebbe addirittura raggiungere i 2/3 dei seggi. In caso invece di alleanza elettorale Pd-M5S, parecchi collegi del Sud, dove oggi il centrodestra è favorito, passerebbero al centrosinistra, con una vittoria finale del centrodestra parecchio ridimensionata. Ma queste sono solo previsioni; il consenso è sempre più fluido e le sorprese sono sempre dietro l'angolo.

Il nostro libro spiega dunque nei dettagli, oltre ai sistemi elettorali dalla fine della guerra ai giorni nostri, tutti i meccanismi del Rosatellum che qui si sono invece visti in sintesi. Il volume è già uscito in formato e-Book, mentre a partire da settembre sarà disponibile anche in formato cartaceo. Un vademecum utile per addetti ai lavori, curiosi, appassionati e cittadini vogliosi di capire come stanno veramente le cose.

 

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