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Politica
Di Battista, il “guru del Tevere”. Il caso dell'ex M5S eterno indeciso
Alessandro Di Battista

Di Battista sa benissimo che la politica è compromesso

 

La vicenda di Alessandro Di Battista è particolare e quasi costituisce un unicum nella politica italiana.

La storia è troppo nota per ripeterla tutta. Già deputato Cinque Stelle dal 2013 al 2018 non si è più ricandidato nella legislatura successiva pur fornendo un supporto esterno al Movimento, divenendone una sorta di coscienza critica.

Durante il governo giallo – verde si rende famoso per il supporto ai gilet gialli francesi. Insieme a Di Maio allora vicepresidente del Consiglio e doppio ministro raggiunge la Francia e solidarizza con i manifestanti provocando una durissima reazione francese che sfocia in una crisi diplomatica. Progressivamente i rapporti con il Movimento si deteriorano e si interrompono quando Grillo decide di sostenere il governo Draghi. Resta un piccolo spiraglio aperto quando incontra Giuseppe Conte, diventato nel frattempo leader del Movimento, per una candidatura alle ultime politiche.

Misteriosamente, non se ne fa niente e Di Battista resta di nuovo fuori da tutto.

Nel frattempo fa il giornalista, scrive reportage per il Fatto Quotidiano, si reca addirittura in Russia durante la guerra.

È critico sull’invio di armi all’Ucraina ed esprime spesso il suo pensiero in talk show in cui è spesso invitato.

Dice di voler fare politica da “fuori il Palazzo” ben sapendo che ben difficilmente cambierà il mondo dal Comitato di quartiere del Laurentino 38.

I suoi fan impazziscono perché è come una principessa delle favole incontaminata che ha tanti pretendenti ma non si concede a nessuno.

Su Facebook, che è il suo regno incontrastato, esistono addirittura gruppi che si chiamano “Aiutaci a prescindere, Alessandro Di Battista, tu puoi”, oppure “Alessandro Di Battista scendi in campo” o ancora “Alessandro Di Battista un nome, una leggenda!”.

Il suo profilo personale su FB conta ben 1,6 milioni di follower, un numero enorme. Presente naturalmente anche su Instagram e Twitter con 290.000 seguaci.

Ma perché ho voluto snocciolare questa teoria di numeri?

Perché il probabile “segreto” del non ritorno di Di Battista nelle Istituzioni è tutta qui.

Per lui sarebbe stato molto facile fare il ministro, glielo avevano già proposto, e tornare in Parlamento, ma non ha mai accettato. Ha illuso anche un mare di attivisti che vedevano –e vedono ancora- in lui l’antagonista a Giuseppe Conte e l’alleato naturale di Beppe Grillo.

Ma lui, tetragono, non gli ha mai dato soddisfazione.

A questo punto l’unica interpretazione possibile non è politica ma psicologica.

Di Battista sa benissimo che la politica è compromesso. Ma il compromesso costa tantissimo in termini di seguito quando fai parte di un Movimento o di un partito, come i Cinque Stelle, che facevano della rinuncia al compromesso il loro logo di fabbrica.

Ed infatti di compromessi ne hanno dovuti fare così tanti da trasformarsi in un ibrido guidato da Giuseppe Conte che è l’esatto opposto dei Cinque Stelle inziali.

Di Battista sa benissimo che se fosse tornato in Parlamento anche per lui ci sarebbe stato ad aspettarlo l’”effetto Di Maio” e non se l’è sentita.

Ha preferito essere il “Re dei giardini di Marvin” e cioè il monarca di un regno virtuale fatto da 1,6 milioni di fan adoranti che perdere tutto con il compromesso politico. In qualche modo Alessandro Di Battista si accontenta di fare il “politico laico”, fuori dalle Istituzioni, perché questa per lui è la scelta più gratificante. Il comandante in capo di un esercito virtuale in continua attesa della pugna che non verrà mai.

Una sorta di “guru del Tevere” che ha più potere stando fuori che dentro e questo con buona pace dei gruppi Facebook che sono in adorante attesa di un suo impossibile ritorno.

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Tags:
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