La finale di Torino era già uno spettacolo prima ancora di iniziare, un abbraccio collettivo che trasformava l’Inalpi Arena in un’onda azzurra carica di energia. A scaldare il pubblico, Gianni Morandi, chiamato a interpretare un medley dei suoi successi in una serata che sapeva di celebrazione nazionale. E quando il cantante bolognese ha intonato “Uno su mille”, da tempo colonna sonora “non ufficiale” delle imprese di Jannik Sinner, l’arena è esplosa in un coro unico, quasi un rito scaramantico prima dell’ultimo atto.
Il resto è storia: Sinner vince la finale contro Carlos Alcaraz in due set, domina, solleva il trofeo e diventa il più giovane di sempre a conquistare per due anni consecutivi il titolo dei Maestri. Ma il momento più inatteso arriva dopo.
A fine partita, Jannik si avvicina a Morandi per salutarlo. Morandi gli sorride, si congratula, lo abbraccia. Poi, la rivelazione del campione:
«Ti ho ascoltato prima della partita… e mi ha portato fortuna».
Per un attimo, Morandi sembra non crederci davvero. Si ferma, lo guarda negli occhi, sorride come un ragazzo davanti all’idolo di una vita:
«Veramente? Hai ascoltato?»
È un piccolo istante, ma carico di una sincerità che manda in tilt i social. Morandi si lascia andare a una frase spontanea, quasi paterna, che sintetizza l’orgoglio di un Paese intero:
«In Italia ci sono la Ferrari, Armani… e poi ci sei tu. Ti voglio molto bene».
Un abbraccio, una foto scattata dalla moglie del cantante e un retroscena destinato a rimanere nella memoria degli appassionati. Perché oltre ai numeri, ai record, ai trionfi, questo episodio racconta quanto Sinner sia riuscito in qualcosa di unico: diventare un simbolo trasversale, capace di unire sport, musica, pubblico e immaginario pop in un’unica narrazione emotiva.
E se davvero quella canzone gli ha portato fortuna, poco importa. Conta che, per una notte, un’Italia intera si è riconosciuta in quell’abbraccio.


