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Governo, ecco cosa accadrà. Intervista a Francesco Giorgino

“La politica, specie di questi tempi, è argomento difficile da spiegare. Le troppe incognite e le molteplici variabili in campo influenzano le interpretazioni dei fatti, che peraltro si succedono ad una velocità impressionante. Servono approcci analitici che,usando mappe concettuali di facile comprensione, mettano tutti (e non solo gli addetti ai lavori) in grado di capire cosa può accadere”. E’ stata questa la premessa dell’apprezzata iniziativa di Francesco Giorgino, non solo volto noto e analista politico del Tg1 ma anche professore Luiss di Comunicazione e Marketing politico e direttore presso lo stesso ateneo del Master della School of Government, che domenica mattina, di buon ora e dopo aver letto i giornali, ha disegnato uno schema esplicativo che riportiamo qui sotto in versione grafica. 

 

1) Nel suo schema riduce la complessità dell’attuale situazione politica a tre grandi ipotesi. La prima: Renzi stacca la spina sul serio e si apre una crisi di governo. La seconda: non succede granché, della serie “tanto rumore per nulla”. La terza: si rilancia l’azione dell’attuale governo. Entriamo tra poco nel merito di queste ipotesi. Anzitutto perché ricorrere ad uno schema? 

 

L’idea mi è venuta dopo aver parlato al telefono in queste ultime ore con tante persone che chiedevano a noi analisti politici di non dare per scontato un elevato grado di conoscenza delle dinamiche politiche e di essere aiutati a capire quanto stava accadendo. Le mappe concettuali o comunque quelle cognitive sono utilissime in casi ad alta complessità e con molte variabili dipendenti ed indipendenti come sta avvenendo in questo momento nella politica italiana. Strutturano meglio l’organizzazione della conoscenza dei singoli temi.  

 

2) Esce fuori il professore che è in lei. Vedendo la sua mappa l’ipotesi più probabile è quella di una imminente crisi di governo? 

 

Attenzione. Io ho lavorato sul principio di possibilità e non su quello di probabilità. Le macro ipotesi sono quelle che lei ha sintetizzato, ma ad essere più interessanti sono soprattutto le sub-ipotesi. E’ su quel terreno che la politica può diventare alternativamente o soluzione al problema o elemento di enfatizzazione delle difficoltà oggettive dell’attuale maggioranza, rese ancor più grandi dal particolare contesto pandemico e dalla domanda di certezze che arriva dai cittadini. 

 

3) Cosa intende per “principio di possibilità”? 

 

L’ordine con il quale ho elencato ipotesi e sub-ipotesi non dipende da ciò che io reputo più probabile che accada, ma da ciò che è possibile accada. L’interpretazione dei fatti e la strutturazione dei diversi scenari è avvenuta attraverso quella che nel gergo scientifico si definisce una “cross content analysis”, ovvero un’analisi dei contenuti politici pubblicati, messi in onda e messi in rete da parte dei media italiani. Naturalmente, sto parlando soprattutto delle dichiarazioni pubbliche dei principali artefici di questa contesa, cioè Matteo Renzi e il premier Conte, ma anche delle interviste rilasciate dagli altri attori del sistema politico italiano e dai retroscena. Questi ultimi rappresentano una miniera di informazioni per chi ha il compito di decodificare la politica e renderla accessibile a tutti. Ci sono tanti messaggi in codice che vanno saputi leggere. Sono esercizi di tattica pura, portati avanti per far uscire allo scoperto avversari, ma anche alleati. 

 

4) Sta descrivendo la politica italiana come un campo di battaglia? 

 

No, non penso sia un campo di battaglia. E’ più verosimile lametafora della partita a scacchi, di un territorio cioè in cui far pratica quotidiana di strategie immaginate con l’intento di provare a neutralizzare i rischi per sé e massimizzare quelli per gli altri. Vede, i problemi strutturali in questo caso sono almeno due. Il primo: i governi possono nascere o sulla base di una condivisione programmatica preliminare magari validata dal voto popolare o perché per uno schieramento politico rappresentano il male minore, come è avvenuto con il governo Conte bis in funzione anti-Salvini e anti-Meloni. Il secondo problema: è ormai enorme, secondo alcuni studiosi persino eccessivo, il peso dell’agire comunicativo rispetto a quello dell’agire politico in senso stretto. 

 

5) Nel senso che la comunicazione conta più della politica? 

 

Nel senso che “far politica” oggi significa soprattutto “comunicare politica”. Attenzione. Ho detto “comunicare politica”, che è cosa diversa dal “comunicare politiche”. E’ la sfera pubblica mediata l’ecosistema in cui si definiscono, si compongono e scompongono le scelte e in cui vengono maturatele decisioni. E’ questo l’elemento di maggiore diversità rispetto al passato. Nella Prima Repubblica la tattica era una costante non solo nelle dinamiche tra i partiti, ma anche all’interno dei partiti, che non a caso erano strutturati in correnti e che rappresentavano lo strumento più adoperato per agevolare pratiche di democrazia parlamentare, attesa la forma di governo del nostro Paese. Già dalla Seconda Repubblica abbiamo dovuto misurarci, invece, con la tendenza alla personalizzazione, alla leaderizzazione e alla mediatizzazione della politica. 

 

6) E questo cosa c’entra con l’alzata di scudi di Renzi? 

 

Renzi sa usare molto bene l’arma della comunicazione. Ne conosce le tecniche e i tempi, anche se questa volta i rischi che corre sono superiori al passato. Non dimentichiamoci che il Conte bis è nato grazie a lui e che se finisce è soprattutto per sua decisione. Il “se” è d’obbligo, perché il leader di Italia Viva ci ha abituati a considerare una costante della sua identità politica il ricorso all’effetto “wow”. Così la volontà di sorprendere sempre e comunque viene definita nell’ambito del marketing. Nel 2004 George Lakoff fece capire a tutti coloro che operano all’interno della comunicazione e del marketing politico che se si ordina a qualcuno di non pensare ad un elefante questi ovviamente ci pensa e si immagina subito un elefante. Con Renzi è successo qualcosa di molto simile. Più i suoi alleati si chiedevano vicendevolmente di non pensare a Renzi, più lui conquistava spazi di visibilità e dettava l’agenda della politica. 

 

7) Veniamo ora all’analisi della prima ipotesi e delle sue quattro sub-ipotesi. Ce le spieghi. 

 

E’ una ipotesi che si verificherà solo se Renzi farà sul serio e se da parte di Conte non ci sarà alcuna concessione sui due temi caldi: restituzione della delega ai servizi di sicurezza e visione collegiale del Recovery Plan. La prima sub-ipotesi prevede un’accelerazione della crisi con un nuovo governo, un nuovo premier, ma con la stessa maggioranza. La seconda sub-ipotesi prevede anche in questo caso un nuovo governo e un nuovo premier, ma con una maggioranza diversa. In quest’ultimo caso parliamo o di processi di sostituzione o di processi di allargamento. La terza sub-ipotesi così come la quarta nascono invece dalla presa d’atto che non ci sono più spazi di manovra per maggioranze marcatamente politiche, ma solo per governi istituzionali. La differenza tra la terza e la quarta sub-ipotesi risiede nella data delle elezioni: a scadenza di legislatura nel primo e in primavera nel secondo caso. 

 

8) Invece per quanto riguarda la seconda ipotesi? 

 

E’ quella che vedo, almeno al momento, la più improbabile, anche se tecnicamente è possibile. Significherebbe che Renzi abbia accettato il rischio di passare per quello che grida “al lupo, al lupo!” e che Conti abbia acconsentito a farsi logorare dalla condizione (non sarebbe più a quel punto una prospettiva) dell’instabilità prolungata. La seconda ipotesi infatti prevede una sola sub-ipotesi: il tirare a campare fino alla data di inizio del semestre bianco che non consente più al Capo dello Stato di sciogliere le Camere. 

 

9) Anche la terza ipotesi sarebbe in qualche misura sorprendente? 

 

Fino ad un certo punto. Il presupposto della terza ipotesi è che Renzi e Conte riprendano effettivamente a dialogare, il che vuol dire che si siedono al tavolo della trattativa politica rinunciando ciascuno ad un pezzo delle proprie pretese. Ho ipotizzato in questa eventualità due sub-ipotesi. La prima è che si faccia un accordo su alcuni punti che consenta ad entrambi di portare a casa un pareggio. In questo caso ci sarebbe o un rimpastino o un rimpasto con Renzi dentro il governo come ministro di peso. La seconda è che nasca un Conte Ter con la stessa maggioranza attuale, ma con un vero e proprio accordo politico che rappresenterebbe una spinta a favore del ripristino di un assetto bipolare. Staremo a vedere. Tanto ormai manca poco.  

 

 

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