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Dei delitti e delle pene
DASPO WILLY

Nella seduta del Consiglio dei Ministri del 5 ottobre 2020, è stato approvato un Decreto-legge contenente una serie di norme riguardanti materie disparate quali l’immigrazione, la protezione internazionale, la modifica del reato di rissa (art. 588 c.p.) e misure in materia di divieto di accesso agli esercizi pubblici di pubblico trattenimento. Il Decreto (n. 130/2020) è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 21 ottobre.

In questa sede ci soffermeremo ad analizzare due profili di particolare interesse: l’ulteriore ampliamento dell’ambito di applicazione del DASPO urbano - impropriamente ribattezzato dalla stampa “DASPO WILLY”-  e la modifica dell’art. 588 c.p. con inasprimento sanzionatorio qualora “taluno rimanga ucciso o riporti lesioni personali”.

I due provvedimenti, accomunati dal carattere di necessità e urgenza, sono stati considerati dall’opinione pubblica come aspetti di una reazione normativa all’omicidio di cui è stato vittima Willy Montero Duarte, ucciso a Colleferro durante una rissa con pestaggio, nel tentativo di difendere un amico in difficoltà.

 La pubblicazione del Decreto offre lo spunto per alcune riflessioni su queste due recenti innovazioni legislative. Iniziamo dal DASPO.

 Il DASPO consiste in un divieto di accesso/stazionamento, emesso dal Questore nei riguardi di chi si sia reso responsabile di condotte in grado di compromettere l’ordine e la sicurezza pubblica.

 Nella sua forma iniziale, il DASPO - Divieto di Accesso a Manifestazioni Sportive - mirava a limitare gli episodi di violenza in occasione di eventi sportivi di massa, in particolare partite di calcio. E’ stato introdotto nell’ordinamento italiano dalla legge 401 del dicembre 1989. Nel giugno di quell’anno, in seguito ai violenti scontri tra opposte tifoserie davanti allo Stadio di S. Siro, morì un tifoso romanista cui era stato teso un agguato. Negli anni successivi, il ripetersi della violenza negli stadi determinava l’adozione di norme via via più stringenti.

 Il DASPO nasce, quindi, come una misura preventiva che vieta al soggetto, ritenuto pericoloso per l’ordine e la sicurezza pubblica, di accedere ai luoghi in cui si tengono determinati eventi sportivi. Il provvedimento può essere accompagnato dall’ulteriore restrizione dell’obbligo di presentarsi in un ufficio o comando di polizia durante lo svolgimento delle manifestazioni. In questo secondo caso, il DASPO è comunicato alla Procura della Repubblica territorialmente competente. Il Pubblico Ministero, se ritiene che ne sussistano i presupposti, ne chiede la convalida al Giudice per le Indagini Preliminari, entro 48 ore dalla notifica. L’ordinanza di convalida è ricorribile per Cassazione, tuttavia il ricorso non ne sospende l’esecuzione. Il provvedimento può essere disposto anche nei riguardi di minorenni, purché abbiano compiuto i 14 anni.

Inizialmente diretta a contrastare i disordini che, troppo spesso, accompagnavano gli eventi sportivi di massa, la misura è stata via via estesa ad altri ambiti della vita urbana, laddove si profilino occasioni di pericolo per la sicurezza pubblica. In tempi recenti, la  legge n. 48 del 2017 introducendo “misure a tutela del decoro di particolari luoghi”, sanziona la condotta di chi ostacoli l’accessibilità e la libera fruizione di determinati luoghi pubblici, in particolare  infrastrutture di trasporto, stazioni, autostazioni, metropolitane, porti, aeroporti. Mira, inoltre, a contrastare fenomeni di degrado urbano (bivacchi non autorizzati, comportamenti molesti, accattonaggio, ubriachezza). Prevede poi che, nei confronti di persone condannate con sentenza definitiva o confermata in grado di appello, per vendita o cessione di sostanze stupefacenti per fatti commessi all’interno o nelle immediate vicinanze di scuole, università, locali pubblici o aperti al pubblico, il Questore possa disporre il divieto di accesso e/o di stazionamento nelle immediate vicinanze per un periodo non inferiore ad un anno e non superiore a cinque. La sanzione prevista per la violazione consiste nel pagamento di una somma da 10.000 a 40.000 euro e la sospensione della patente per un periodo da 6 mesi a un anno.

 In linea di continuità con la normativa precedente, il Decreto 130/2020 offre al Questore maggiori elementi di valutazione ed amplia i presupposti di applicazione della misura. Non si richiede più una condanna definitiva, bensì una o più denunce o una condanna, anche non definitiva per reati connessi allo spaccio di stupefacenti. In caso di violazione, viene comminata la pena della reclusione da 6 mesi a 2 anni e la multa da 8.000 a 20.000 euro. Si tratta, come si vede, di un inasprimento della precedente normativa, tuttavia manca un collegamento diretto con l’omicidio di Colleferro e non si comprende la ragione per la quale la norma sia stata denominata “Daspo Willy”.

Più immediata risulta, invece, la connessione tra recenti fatti di cronaca e la modifica del reato di rissa.  L’art. 10 del Decreto modifica la pena comminata per la mera partecipazione alla rissa qualora “taluno rimanga ucciso o riporti lesioni personali”. Di conseguenza, la semplice partecipazione, prima sanzionata con pena da un minimo di tre mesi ad un massimo di cinque anni di reclusione, oggi lo è con pena raddoppiata nel minimo ed elevata di un anno nel massimo (da 6 mesi ad anni 6 e 6 mesi).

Con la modifica, il legislatore ha inteso arginare, attraverso l’inasprimento sanzionatorio, episodi di violenza urbana scatenata per futili motivi, episodi divenuti oggi ricorrenti fatti di cronaca.

 

Avvocato Luigi Giuliano Martino, penalista del Foro di Milano

(www.avvocatomartinomilano.it)

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    riflessioni sull’ampliamento daspo urbano e sulla modifica del reato di rissa.
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