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ASACERT. Milano, una città che cambia: pensare ad una Milano più sostenibile

E’ stato ufficialmente inaugurato il ciclo di incontri “Milano sostenibile” organizzati da ASACERT Assessment & Certification. Si tratta di una serie di incontri digitali con ospiti di eccellenza. L’obiettivo è affrontare il tema della rigenerazione urbana, della sostenibilità in edilizia e combattere il disagio sociale in tutte le sue forme, in un network dove la tematica green sarà la forza motrice del cambiamento. Prima del Covid-19 Milano stava vivendo un momento di spolvero. A Milano si voleva abitare, era la città numero uno in Italia per le opportunità e la qualità di vita che offriva.

Poi è arrivato il Covid.  Ma la Milano post-pandemia non potrà che avere comunque grandi obiettivi. Tra questi ci sono gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite che mirano alla costruzione di un mondo resiliente e sostenibile in cui l’acqua è utilizzata con una certa attenzione, in cui c’è un riutilizzo dei materiali e dei rifiuti.

Fabrizio CapaccioliFabrizio Capaccioli

Gli incontri, il primo dei quali è stato coordinato da Alessandro Acerbi, sono stati fortemente voluti da Fabrizio Capaccioli, Managing Director ASACERT e Vicepresidente GBC Italia (Green Building Council Italia) che presenta così l’iniziativa: “Milano Sostenibile è un contenitore aperto ad associazioni milanesi e non, che vogliono condividere un nuovo modo di vedere la città: una città che sia davvero sostenibile sotto tanti punti di vista. Come Asacert, teniamo in modo particolare tanto al tema sostenibilità quanto all’essere inclusivi in questo nuovo modo di intendere la vita urbana”.

GREEN e SOSTENIBILITA’: Come è nata la nuova Milano verde e sostenibile?

Ad intervenire a riguardo è Gabriele Albertini, politico, imprenditore, già sindaco di Milano, già Europarlamentare e Senatore. Sotto i suoi “due turni di guardia”, come ama definire i propri due mandati da sindaco della città, sono emersi i primi progetti di rigenerazione urbana e di spazi green: si pensi ad esempio al progetto di riqualificazione di Porta Nuova, in cui oltre ad aver pensato alla tematica green e alla sostenibilità si è guardato anche all’inclusività sin dalla prima fase di progettazione. Come è stato possibile? In una Milano piegata dalla crisi di Tangentopoli, che aveva creato scompiglio in politica e in economia con il crollo dei partiti tradizionali e la deindustrializzazione, furono fondamentali i dieci anni successivi durante i quali l’amministrazione è riuscita a trasformare quegli spazi ricoperti da macerie di fabbrica in spazi vivibili. E lo si è fatto seguendo due parametri fondamentali: imprenditorialità e legalità. Da un lato liberando le risorse imprenditoriali di Milano e valorizzando al massimo il rapporto con il privato, dall’altro prestando attenzione al rispetto della legge, che diventa fondamentale per poter realizzare progetti in modo efficace.

CAPITALE UMANO: il ruolo della donna in una Milano inclusiva

In un’azienda è fondamentale la possibilità di valutare il valore del lavoro dei propri collaboratori: si tratta infatti di risorse che possono dare lustro alle aziende, e il cui apporto si può tradurre in numeri e riportare a bilancio, ma spesso manca la consapevolezza di quanto il lavoro dell’essere umano sia importante per una realtà economica. In questo si devono aiutare le imprese e gli imprenditori per far capire loro i preziosi strumenti che hanno a disposizione. 

Particolare attenzione deve essere rivolta anche al ruolo della donna, essenziale per ricostruire un modello di azienda e di città. Al proposito è intervenuta Carolina Pellegrini, formatrice e Consigliera di parità effettiva per la Regione Lombardia dal 2012, sostenendo: “In questo momento non è più interessante battagliare per i diritti o le quote, ma è quanto mai fondamentale sottolineare che dare valore alla donna significa garantire benessere e coesione sociale”.

Come potrà essere la Milano post pandemia?

Molto incisivi anche gli interventi di Carmelo Ferraro, con la sua grande esperienza come Direttore Generale dell’Ordine degli avvocati di Milano e sempre molto attivo come portavoce del comitato civico indipendente MI’mpegno, e Giuseppe Battaglia, noto imprenditore, che ha voluto richiamare l'attenzione su aspetti come la socialità e i rapporti interpersonali. Il Covid ci sta privando dell'empatia, perfino di poter parlare fra noi non solo davanti a uno schermo, ma con tutte quelle forme di comunicazione non verbale che siamo sempre stati abituati ad usare.

Tornando al tema principale del dibattito, si pensi ad esempio alla capacità di un edificio: un prodotto inserito all’interno di una filiera edile deve alla fine del suo ciclo di vita poter essere rigenerato e reinserito alla pari nel processo stesso. Ma non solo. Molti altri sono gli aspetti a cui fare riferimento per ripensare la Milano post-covid.

Milano deve tornare ad essere la città in cui c’è la qualità di vita migliore e soprattutto essere un’avanguardia in campo sanitario e tecnologico. Tutto questo tenendo sempre a mente le esigenze delle persone, che non solo hanno bisogno di essere reinserite all’interno del mondo del lavoro, ma anche viverlo alla pari.

ASACERT: una considerazione sul futuro

asacert logo
 

Fabrizio Capaccioli: “Stiamo vivendo una trasformazione sociale e culturale e Milano è la città d’esempio del resto del territorio. Io sono portatore d’aziende che valorizzano il lavoro dell’essere umano e lo considerano centrale. L’unico valore di cui dobbiamo essere orgogliosi soprattutto quando abbiamo giovani e donne. Nella nostra azienda, dove si controllano ponti, viadotti e gallerie, la maggior parte dei collaboratori è femminile e non perché i maschi siano meno capaci. Ora si deve tornare a valorizzare la persona, l’individuo e il suo valore all’interno dell’azienda. Se si capisce questo passaggio, che è prima di tutto culturale, si potrà avere una visione diversa e più sana d’azienda”.

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