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Recovery Fund. La Commissione europea chiarisca le precondizioni per l'Italia

- di Nicoletta Scannavini, Davide Grignani, Federico Sassoli de Bianchi - Associazione Civicum -   Per ottenere i fondi di Next Generation EU (in Italia conosciuto come Recovery Fund) la Commissione Europea ha inserito come precondizione per l’Italia il miglioramento dell’efficienza della PA, con una particolare attenzione ai tempi della Giustizia. Il dibattito politico e sui media si è concentrato sul tema della scelta degli investimenti da realizzare con i nuovi fondi, dimenticandosi che essi saranno possibili solo se verranno soddisfatte le precondizioni di cui sopra, come ha messo bene in luce l’articolo di Maurizio Ferrara sul Corriere della Sera del 5 ottobre scorso.

La riforma di PA e Giustizia

Non a caso la Commissione ha individuato la necessità di riformare PA e Giustizia per migliorarne l’efficienza e la rapidità. Questi sono, secondo la Commissione (e secondo noi di Civicum), i due principali fattori su cui intervenire se si vuole far tornare a crescere l’Italia, che da vent’anni langue segnando ritmi decisamente  più lenti degli altri Paesi europei. La necessità di ottemperare alle condizioni per accedere ai Fondi Europei potrebbe finalmente essere lo stimolo necessario per fare sì il Governo affronti finalmente questi temi e superi veti delle potenti forze contrarie.

Digitalizzazione della PA

Nel piano presentato a luglio dal Governo si parla di digitalizzazione della PA, cosa certamente positiva, ma non si affronta il tema con la necessaria determinazione: non sono indicati, infatti, obiettivi quantificati, programmi di processo, né date previste per raggiungerli. Purtroppo, il tema della efficienza della PA non sembrerebbe stare sufficientemente a cuore né ai politici né a buona parte dei cittadini se non, al contrario, quando questi ultimi incappano (e succede per un numero di giorni all’anno mediamente multipli rispetto alle medie europee e dei paesi OCSE) nei mille lacci e lacciuoli della burocrazia.

Le precondizioni stabilite dalla Commissione europea

Per il bene dell’Italia e dell’Europa è fondamentale  che la Commissione faccia sapere in anticipo e con comunicazione diffusa ed efficace ai Paesi che devono ottemperare a precondizioni, con quali metri essi saranno giudicati. Non possiamo infatti immaginare uno scenario catastrofico in cui la Commissione neghi i fondi all’Italia, o ad altri Paesi, perché non si ritengono raggiunti i pre-obiettivi a loro assegnati. Sarebbe un disastro per l’Europa perché si ravviverebbero tutti i malumorie i dissensi ora sopiti. Perché mai l’Italia non può avere una PA efficiente? Basterebbe andare a vedere nei paesi vicini all’Italia e adottare le loro procedure. Ad esempio, quando nuovi direttori stranieri dei musei sono venuti nel nostro Paese, chiamati dal Ministro dei Beni Culturali, la prima cosa che hanno chiesto è stata: “datemi i conti del mio museo”. I conti non esistevano. Così come non esistono i rendiconti economici dei Tribunali, delle scuole e di tutti gli uffici periferici della Stato. 

I rendiconti

Senza rendiconti confrontabili, non è possibile iniziare a parlare di efficienza perché, non conoscendo cosa “produce” una struttura e con quali mezzi lo fa,  non sono fattibili confronti e non è possibile individuare alcuna “best practice”.Con i rendiconti si potrebbe vedere come migliorare le entrate non fiscali dello Stato, individuare chi lavora bene (da premiare) o chi lavora male (da convincere a migliorarsi) e introdurre più trasparenti criteri di merito. Il Governo potrebbe, senza grandi spese e senza bisogno di nuove leggi, generalizzare l’applicazione dei rendiconti economici integrati a musei, scuole, università e a tutti i propri uffici, compresi quelli della amministrazione della Giustizia, adottando gli  esempi che la Ragioneria Generale dello Stato, con la collaborazione di Civicum, ha gìà elaborato.

Se il Governo si desse due anni di tempo per realizzare un tale obiettivo, sarebbe certamente più credibile in Europa e se ne avvantaggerebbe un Paese di diversamente-sudditi stremati dalla burocrazia.

Nicoletta Scannavini, Presidente Civicum, senior communications advisor
Davide Grignani, vicepresidente Civicum, senior banker
Federico Sassoli de Bianchi: Fondatore Civicum, imprenditore

L'associazione Civicum

civicum

CIVICUM è un’associazione libera e indipendente, apartitica, senza scopo di lucro, da 15 anni attivamente impegnata per realizzare una società fondata su efficienza, efficacia e merito, oltre che sulla reale speranza di crescita e benessere per tutti i cittadini. La sua azione si concentra in particolare sullo sviluppo e diffusione presso la PA di strumenti di rendicontazione e analisi (REI – Rendiconto Economico Integrato) atti a favorire una maggiore trasparenza e una migliore efficienza ed efficacia dell’operato pubblico.

www.civicum.info

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