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RIFF Riviera International Film Festival. Intervista a Stefano Gallini-Durante

Introduzione ‘È il 18 novembre 2017, ore 19 italiane. Faccio qualche squillo sul numero americano di Stefano Gallini-Durante che mi risponde con voce chiara e vicina. Felice di sentirlo come se ci trovassimo nella stessa città, magari a Roma dove ho ammirato “The war in between”, inizio la mia intervista.’

Così scrivevo quasi tre anni fa - subito dopo l’edizione di quell’anno della Festa del Cinema di Roma, dove mi accingo a tornare anche stavolta, sperando che il Covid sia bene affrontato o, meglio, tenuto alla larga proprio come alla 77° Mostra Internazionale del Cinema di Venezia – dopo avere parlato per un’oretta con il produttore cinematografico italiano Stefano Gallini-Durante, che vado a intervistare nuovamente, focalizzandomi stavolta sul R.I.F.F. il Riviera International Film Festival.

alessandra basile profilo

Intervista a cura di Alessandra Basile

R.I.F.F. Riviera International Film Festival. Intervista a Stefano Gallini-Durante

Stefano, che risiede all’estero complessivamente da quasi trent’anni, vive a Los Angeles da ventisei e da quattro ha ideato, creato e avviato, un festival cinematografico in terra ligure, a Sestri Levante. L’ultima edizione, che per lo più è stata sperimentalmente e con successo digital, si è tenuta negli ultimi dieci giorni di agosto di cui dal vivo solo sabato 29 agosto, giorno della premiazione dei vari vincitori e di consegna di un premio alla carriera, il c.d. Icon Award, all’attrice Claudia Gerini (www.rivierafilm.org/2020/claudia-gerini-ospite-deccezione-del-riviera-international-film-festival-2020/ ), interprete importante di tre film con altrettanti personaggi del tutto diversi. A tal ultimo proposito, infatti, come lei stessa mi ha raccontato, quando l’ho incontrata a Siena agli inizi di ottobre, la docu-serie che ha presentato a Venezia 77 intitolata ‘Illuminate’ si focalizza sulle magnifiche poesie di Alda Merini e sul viaggio che la Gerini compie attraverso esse e i luoghi della poetessa. Mentre, a Siena, i film che la vedevano protagonista insieme ad altri attori sono ‘Burraco fatale’ di Giuliana Gamba con Angela Finocchiaro, Caterina Guzzanti, Paola Minaccioni e - che io ho visto e ne parlerò nel prossimo articolo - ‘Anne Rosenberg’, tutto recitato in francese, diretto da Michele Moscatelli, alla sua opera prima, e interpretato anche dall’attore Christophe Favre (che ho intervistato). Il R.I.F.F. di Sestri Levante, quindi, che, pur essendo piccolo d’età, attira in una giornata di fine agosto un personaggio noto nel nostro Paese come la Jessica di ‘famolo strano’ per premiare giovani talenti oggi sconosciuti, probabilmente è destinato a crescere assai e al successo.  

Segue l’intervista telefonica a Stefano per parlare con lui del R.I.F.F. e dei suoi altri progetti, tra i quali una serie tv importante scritta da una donna italiana e venduta agli americani.

Basile. Stefano ci ritroviamo dopo tre anni, come stai? Sei in Italia ora, vero?

Stefano Gallini-Durante. Sì esatto. Bene, grazie. Anche se ora mi sto chiedendo il da farsi, non so se partire per tornare a casa in ottobre: mi confronterò con il regista del documentario che, prima dell’emergenza Covid e del Lockdown, stavamo girando, per valutare la possibilità di riprendere a girare. Dipende soprattutto da ciò il mio ritorno in America.

r.i.f.f. - riviera international film festival, quest’anno una scelta digital vincente

Stefano Gallini DuranteStefano Gallini-Durante

Basile. Parliamo di te in Italia allora. Parliamo del Riviera International Film Festival a Sestri Levante https://www.rivierafilm.org/. Ho letto che c’è stato un boom di visualizzazioni quest’anno.

Stefano Gallini-Durante. Sì e sono rimasto positivamente sorpreso. Questa quarta edizione che è stata, per noti motivi, digitale ha consolidato un pubblico già affezionato e attirato un altro lontano logisticamente che, grazie al web, si è collegato ed è stato numeroso.

Basile. Nati da poco e non ancora invasi dalle celebrities: come vi fate conoscere dai più?

Stefano Gallini-Durante. Immagino le persone abbiano saputo del nostro festival dalla stampa o da altre fonti, ma soprattutto esso vanta una buona nomea, ha una reputazione che inizia ad attrarre le persone. Il mio pensiero è che un vero festival è tale grazie ai filmmakers non alle celebrities invitate e/o che presenziano. Nel nostro caso, i personaggi conosciuti hanno dimostrato interesse verso il tipo di filmografia che selezioniamo, ossia vengono loro più che chiamarli noi per potere attrarre pubblico, quindi l’alta qualità dei film che sono scelti nei mesi di preselezione è proprio il nostro ingrediente fondamentale e allo stesso tempo premiante. L’unica serata de visu è stata, come dicevo, quella finale organizzata sabato 29 agosto, che si sarebbe dovuta tenere in un’arena, cosa resa impossibile dalle condizioni climatiche, perciò ci siamo dovuti spostare all’interno di una sala e, purtroppo, per via delle restrizioni anti-covid, la capienza è risultata naturalmente molto ridotta.

Basile. La sfida digital è stata vinta, da quanto ho letto. Ci sono anche dei costi in meno immagino.

Stefano Gallini-Durante. Il digital ha funzionato molto bene e ha permesso di raggiungere un pubblico più ampio, ma le manifestazioni dal vivo vanno seguite e vissute dal vivo. Tu andresti a vedere un concerto dei Rolling Stones .. dal computer? Io no! Anche perché i festival non sono fatti solo di proiezioni e premi, ma costituiscono degli importanti punti di incontro fra professionalità.

Basile. Capisco perfettamente. Il Teatro è l’esempio, se non massimo, alto della manifestazione dal vivo che tale deve restare, perché mai uno spettacolo in streaming potrebbe sostituirne uno dal vivo. E mai la videoripresa di uno spettacolo teatrale gli rende giustizia come quando è visto in presenza. La prossima edizione sarà quindi live se vi saranno le condizioni; in tal caso, bando al digital?

Stefano Gallini-Durante. Punterò per la quinta edizione al live, covid permettendo, e al digital. L’idea è di proporre un’edizione digital facente seguito a quella live, offrendo una selezione dei film proiettati al R.I.F.F. 2021, in modo che chi non sarà riuscito a raggiungere la Liguria in tempo o a vederli tutti avrà così la possibilità di rifarsi comodamente da casa qualche mese dopo l’avvenuta manifestazione. Per questa versione, la digitale, punteremo ai momenti più strategici dell’anno, come l’autunno o l’inverno, stagioni nelle quali le persone restano più favorevolmente a casa per vedersi i film. L’edizione live 2021 potrebbe cadere in maggio o giugno o in estate piena.

Basile. Parlami dei vostri vincitori? Un esempio? Qual è l’iter che vorreste aiutarli a seguire?

Stefano Gallini-Durante. A proposito di vincitori, l’anno scorso un film, ‘Summer survivors’ di Marija Kavtaradze, che ha vinto da noi, è stato acquistato da Sky e premiato con uno Sky Award; fra l’altro era in televisione proprio poco tempo fa (www.youtube.com/watch?v=hLDWrQR44ds ; https://www.rivierafilm.org/en/film/2019/summer-survivors/ ). I filmmakers iniziano a capire che, venendo da noi, ci possono essere possibilità commerciali per loro, per esempio di distribuzione. Una delle regole per partecipare al nostro festival è che il film non abbia una distribuzione italiana.

Basile. Un’altra regola è che il festival è per gli ‘under 35’.

Stefano Gallini-Durante. Confermo tutto per under 35.

Basile. No distribuzione italiana e no ultratrentacinquenni. Qual è una caratteristica particolarmente appealing del tuo festival secondo te, una su tutte? Per invogliare chi fa cinema a parteciparvi?

Stefano Gallini-Durante. In un articolo, un giornalista presente alla scorsa edizione ha definito il festival come ‘una piccola realtà che va presa seriamente’. Ecco la pare attraente del mio festival. Io credo molto in questo concetto, cioè la reputazione del festival si ottiene con una programmazione interessante. Noi ci siamo ispirati al celebre Sundance film festival e al Telluride film festival.

I famosissimi film festival d’oltreoceano. Se il Sundance fu fondato da Robert Redford nel 1981 a Park City nello stato dello Utah negli USA e si tiene a cavallo fra gennaio e febbraio ogni anno (www.sundance.org/festivals/sundance-film-festival ), il Telluride fu ideato, nel 1974, in Colorado, da Bill Pence, Stella Pence, Tom Luddy e James Card con il Telluride Council for the Arts and Humanities, organizzatore e sponsor dell’evento realizzato annualmente fra fine agosto e inizio settembre (www.telluridefilmfestival.org/).

Basile. Vedo che fra i film e i documentari selezionati quasi nessuno è italiano. Come mai?

Stefano Gallini-Durante. Inizierò dai documentari sull’ambiente: nonostante per questa sezione non sia richiesto il limite d’età, facciamo molta fatica a trovarne. Quanto ai film, invece, ed è la sezione cui accedono solo persone fino a un massimo di trentacinque anni d’età, li troviamo, ma abbiamo difficoltà a trovarne di italiani per due motivi: molti registi in Italia non sono giovanissimi e, quando fanno un film, di solito, hanno già un contratto di distribuzione nel nostro Paese.

Basile. Mi parli dei vincitori di quest’nte. Il best film di quest’anno è stato ‘Relativity’ di Mariko Minoguchi (www.imdb.com/title/tt6586090/anno?

Stefano Gallini-Dura), eccezionale, votato all’unanimità. Un film quasi perfetto che sembra incredibile che sia stato diretto da una trentenne. Il documentario vincitore è ‘Strike! - Fighting for the Future’ degli italiani Francesca Floris, Pietro Jellinek e Davide Petrosino (https://filmfreeway.com/StrikeProject): un prodotto girato con un iphone da tre ventenni, un prodotto perciò semplice, ma premiato proprio per inviare un messaggio forte ai giovani, quello di darsi alla creatività e di dar vita a un prodotto video, film o documentario che sia, utilizzando i mezzi di cui possono disporre ( www.rivierafilm.org/2020/relativity-e-strike-fighting-for-the-future-conquistano-ledizione-2020-del-riviera-international-film-festival/).

Basile. E poi ci sono state le votazioni online che hanno attribuito gli Audience Award.

Stefano Gallini-Durante. Esattamente. Funzionava così: il nostro pubblico dopo aver visto i film online andava su Instagram e votava da 1 a 5. Fatti tutti i conteggi, abbiamo selezionato i vincitori: il bellissimo film polacco ‘Supernova’ di Bartosz Kruhlik (www.imdb.com/title/tt10666454/) e il documentario americano ‘The need to grow’ di Rob Herring e Ryan Wirick, prodotto da Rosario Dawson che ha anche prestato la voce al film (www.imdb.com/title/tt4553542/).

Basile. Come vengono selezionati i film che vengono poi inseriti nella vostra competition? Un caso me l’hai illustrato: la passione di tre giovanissimi e un prodotto appassionato/nte come risultato.

Stefano Gallini-Durante. Sì, oppure a volte è l’argomento, il soggetto, che ci colpisce. Oppure può essere un prodotto su un tema, come il ruscello sotto casa tua, la cui resa filmica ci colpisce. Questi i criteri per scegliere i documentari che concorreranno. Quanto ai film, essi altro non sono che il frutto delle dure selezioni da noi effettuate sui tantissimi che ci vengono proposti durante l’anno, iniziando con una scrematura fra over-35 e under-35 ad opera del nostro programmatore Massimo Santimone, che fa una preselezione delle submissions. Queste infatti arrivano tutte a lui. Insieme, lui e io, ci guardiamo, post-preselezione, decine e decine di film. I dieci rimasti entrano in concorso.

Basile. Siete dunque voi due, Santimone e tu, a fare la selezione, anche finale, nessun altro.

Stefano Gallini-Durante. Sì. Arriviamo a selezionare solo dieci film e cinque documentari per il concorso. Inoltre il nostro festival, come il Telluride, è a invito. Pochi concorrenti su invito dunque. Il motivo è che li curiamo, invitando i filmmakers coinvolti, non solo ospitandoli al festival e garantendo loro un hotel, ma anche pagando la trasferta, perché ci sono persone, registi, che non potrebbero permettersi p.e. un volo dall’Argentina. I grandi festival non agiscono così, ma noi vogliamo che chi è selezionato da noi già si consideri un vincitore. Proprio come al Telluride, che ha un sistema di cui sono ‘innamorato’, perché è un festival severissimo, brutale, nella scelta dei film ammessi che però per quelli accettati rappresenta già una vittoria spesso con conseguenze positive già così, senza dover vincere dei premi. Per me la filosofia è: ‘meno tappeto rosso e maggiore concretezza’. Chi viene torna a casa avendo imparato qualcosa, perché il filmmaker è a contatto con il pubblico, partecipa agli eventi che organizziamo, fa il Q&A sul proprio film, resta per tutti i giorni della manifestazione. Chi viene da noi ce lo dice: ‘sono stato a tanti film festival, ma non sono mai stato trattato come da voi’. Il punto è che i film più piccoli nei grossi film festival rischiano di perdersi, nel senso anche di non essere abbastanza visti. Per esempio, ‘Relativity’, se fosse preso in un festival grosso e di nome come quelli di Cannes o Venezia, finirebbe per non essere visto (per nulla o abbastanza), perché le persone prediligono i film con i nomi, le star.

Basile. Oltre ai competitors, immagino che scegliate con cura le giurie del Riviera film festival. Leggo che, nelle edizioni precedenti, si sono alternati nomi noti e/o qualificati nelle giurie e fra gli ospiti. Eccone alcuni: (2017) Gianni Quaranta, Valentina Lodovini, Giampiero Judica; (2018) Ed Solomon, Violante Placido, Gaia Trussardi, Erri De Luca; (2019) Silvia Locatelli, Eddy Moretti, Claire Forlani, Martina Colombari. E i presidenti di giuria sono stati David Franzoni nel 2017, Matthew Modine nel 2018 e, come dicevi, J Miles Dale nel 2019.

Stefano Gallini-Durante. Sì. Il livello della giuria è altissimo, fin dall’edizione del 2017. Ne fanno parte vincitori di oscar, produttori, registi, e così via, e si allinea al tipo di giuria che si potrebbe vedere a un Sundance. Ovviamente, non la formano (ancora) le grandi star conosciute da tutti, ma i nostri giurati sono delle star nel loro settore. P.e. il presidente di giuria dell’anno scorso era J. Miles Dale (https://en.wikipedia.org/wiki/J._Miles_Dale ), ossia il produttore del magnifico ‘La forma dell’acqua’ di Guillermo Del Toro, film premiato con ben quattro premi Oscar, fra cui miglior film.

Basile. Si tratta, dunque, di eccellenze tecniche, anche mondialmente riconosciute. Quindi, volendo dare una definizione che identifichi in una riga il festival che hai ideato e gestisci, quale sarebbe?

Stefano Gallini-Durante. Il Riviera ha una selezione ultra raffinata di cinema indipendente sotto i 35 anni. Sono convinto che l’alta qualità attirerà anche e sempre più grandi attori e personaggi. Inoltre, il team di ragazzi che ho avuto la fortuna di trovare e con il quale lavoro per mettere in piedi il festival ogni anno da quattro anni è eccezionale, perché c’è una grandissima passione in loro e ciascuno è un professionista nel suo campo. Questo mi rimanda a un pensiero positivo e di speranza per l’Italia, dove invece a volte impera l’incompetenza. Sono entusiasta di questo team vicino a me.

Basile. A proposito dei film fuori concorso e dell’edizione 2018 del R.I.F.F., un nome mi è balzato agli occhi scorrendone il sito: il tuo ‘The war in between’ di R. Ferraris. Lo avevo recensito alla Festa del Cinema di Roma del 2017 (https://www.rivierafilm.org/film/2018/the-war-in-between/ ; https://alessandrabasileattrice.com/wp-content/uploads/2018/05/tr12social.pdf ). Tornando ai criteri di scelta, fondamentale è dunque l’età anagrafica il cui limite massimo consentito è 35. Il festival è chiaramente destinato ai giovani, ma la regola riguarda i filmmakers o anche tutto il resto del cast?

Stefano Gallini-Durante. Riguarda solo i registi. Il motivo è che, se 35, da un lato, è un’età ancora giovane, dall’altro, indica, con il trentacinquenne che si avvia ai quaranta anni, anche un importante periodo di transizione nella sua vita. Il festival vuole, soprattutto, dare spazio ai giovanissimi filmmakers che, a dispetto della loro età, raggiungono talvolta dei traguardi davvero di riguardo. Per esempio, l’anno scorso, un appena diciannovenne, il francese Nathan Ambrosioni, classe 1999, (www.imdb.com/name/nm6806275/ ) ha vinto con ‘Les drapeaux de papier’ come best film. Il film riguardava un ex carcerato di rientro a casa ed era caratterizzato da un forte cinismo e da una speranza finale. Un film che francamente sembrava fatto da un cinquantenne(!). Molto interessante.

Basile. E tu segui il decorso post-festival dei vincitori di anno in anno, tieni rapporti con loro?

Stefano Gallini-Durante. Sì! Con un paio, per esempio, sto sviluppando due progetti negli Stati Uniti, quindi come produttore ho il privilegio di venire in contatto con dei giovani esordienti alla regia che, magari, in futuro saranno i nuovi Scorsese e Spielberg. Sono contento di potere dare a dei giovani registi di talento una chance che altrimenti potrebbero non ricevere da nessuno.

Claudia Gerini premiata al R.I.F.F. 2020

Claudia Gerini con Stefano Gallini Durante

Basile. Avete premiato alla carriera Claudia Gerini, che non sono riuscita a intervistare in merito a Venezia, dove eravamo entrambe, ma che, per caso simpatico, ho incontrato a Siena, in un’altra mia occasione lavorativa, e cui ho fatto poche domande sui suoi progetti, terminando con una menzione a te e al tuo festival, come argomenti di un mio articolo prossimo a uscire, e ha sorriso contenta.

Stefano Gallini-Durante. Claudia Gerini, una delle più grandi star italiane, è venuta per appena 24 ore da noi solo per premiare questi giovani ragazzi. Io le sarò grato per chissà quanto, perché è la dimostrazione di una persona che ha proprio voglia di farlo. Fa capire anche che tipo di attrice è, un’attrice che supporta realmente il cinema indipendente e non solo i grandi film. Un segno di intelligenza, una persona di qualità. Claudia ha dato prova di una sua grande generosità, perché, pur con il tempaccio del 29 agosto, è venuta, è stata con noi e ha parlato con molti dei filmmakers.

Produttore, una serie tv scritta da un’italiana e comprata dagli americani

Basile. I tuoi progetti al di là del Riviera International Film Festival? Ti va di raccontarmi?

Stefano Gallini-Durante. Ho venduto agli americani una serie televisiva scritta da Ludovica Rampoldi, la sceneggiatrice di ‘Gomorra’ e co-sceneggiatrice del film ‘Il Traditore’ (https://it.wikipedia.org/wiki/Ludovica_Rampoldi ; https://www.imdb.com/name/nm0302959/news 1; www.traders-mag.it/il-traditore-di-marco-bellocchio/ ). Con lei sto sviluppando questa nuova serie che forse gireremo nel 2021, difficile dirne i tempi. Ho proposto Ludovica agli americani, ma ti dirò non è stato facile, perché, nonostante la loro politica di correctness, sono restii a scegliere una donna per scrivere di mafia; del resto, se vedi quanti sono gli scrittori americani di storie di mafia e quante le relative scrittrici, forse c’è un rapporto di 100 a 3.

Basile. Le donne, sempre o spesso (troppo spesso ancora), sono una sorta di minority, che assurdità. L’idea della serie, però, è piaciuta, perché l’hanno comprata. Qual è il soggetto, di che tratta?

Stefano Gallini-Durante. Sì, anzi agli americani è piaciuta all’istante. La storia è molto bella, è ambientata nei primi del 900 a New York con un focus su criminalità e immigrazione. Avevo comprato i diritti anni fa per realizzare questo progetto, che, quindi, diventerà televisivo. La serie è basata su fatti veri e il progetto è piuttosto ambizioso, ma mi fido anche del talento di Ludovica.

Basile. La certezza della serie è data dai diritti che avevi comprato, dall’acquisto da parte degli americani della serie e dalla presenza confermata di produttore (tu) e sceneggiatrice (Rampoldi). Come funziona? Lo chiedo a Stefano-produttore che sceglie un testo e sa venderlo e realizzarlo.

Stefano Gallini-Durante. Per presentare un film tv non basta un’idea, serve avere il materiale, come un libro o una sceneggiatura, e un documento che visualizzi e racconti il film o la serie. Questo documento in genere viene presentato dal produttore affiancato da uno scrittore. Poi la questione è più semplice se il libro (o la sceneggiatura) è un bestseller, vedi ‘Harry Potter’, sennò si tratta di aggiungere munizioni per aumentare la possibilità di riuscire a venderlo ad alto livello. Ecco, con Ludovica è andata così, perché lei è fortemente talented, anche se sussisteva il rischio dato dal fatto che per una donna può davvero essere difficile scrivere di criminalità. Il talento di Ludovica è consistito fra l’altro nell’essere riuscita ad entusiasmare i nostri compratori americani.

Basile. Stefano, come si chiama la serie e chi sono questi acquirenti americani, se puoi dirlo?

Stefano Gallini-Durante. La serie si chiama ‘Mano nera’ ed è stata acquisita dallo studio televisivo indipendente statunitense Wiip (www.screendaily.com/news/the-traitor-co-writer-ludovica-rampoldi-to-adapt-new-york-set-mafia-tale-for-wiip-exclusive/5149252.article).

Basile. Ho letto che la serie, ambientata nel periodo dell’affermazione della Mafia newyorkese, sarà basata sull’adattamento del romanzo “Mano Nera” di Arrigo Petacco, dedicato all’ufficiale di polizia statunitense Joe Petrosino, il capo di una squadra di detective che combattevano la mafia. Avrete solo attori americani o anche italiani fluenti con l’inglese? Tu sei italiano e io te lo chiedo.

Stefano Gallini-Durante. Io, nella mia veste di produttore, cercherò di facilitare il cast di qualche attore italiano bravo, anche perché più è autentica la serie più avrà successo. Ma chissà se riuscirò.

Basile. I poveri attori italiani, se conoscono le lingue straniere e soprattutto l’inglese, dovrebbero potere lavorare all’estero o con l’estero assai di più, perché ciò permetterebbe loro di lavorare a un livello internazionale ampliando le possibilità di ingaggi e di farsi conoscere da più persone serie. Tornando ai tempi realizzativi, che ora è impossibile prevedere con esattezza, avendo tu venduto il progetto a un gruppo americano che quindi procederà, ti senti più sicuro che siano tempi vicini?

Stefano Gallini-Durante. Guarda, anche se c’è un finanziamento importante come questo e la decisione degli acquirenti è quella di fare la serie, i tempi non si capiscono e bisogna pazientare.  

Creatività meritocratica, ieri sperata, oggi intravista, nel dopo covid reale

Basile. A proposito di pazienza, una volta pare che Eduardo de Filippo abbia risposto a un attore alle prime armi interessato a conoscere il segreto del successo ‘accattate ‘na seggia! E aspetta’. Ciò detto, io credo che ci siano molto valore e competenza in Italia, ma purtroppo, spesso vengono prese in considerazione solo persone già note, lasciando fuori le altre, non necessariamente meno capaci; ne consegue una certa lentezza (per non dire altro) nell’ aprire la porta a nuovi e sconosciuti.

Stefano Gallini-Durante. Sì, a volte non vengono date grandi possibilità ai nuovi di entrare in certi settori. I sistemi non meritocratici devono finire! Ecco, io credo fortemente che la crisi prodotta dall’emergenza Covid19 aiuterà a generare nei prossimi 2-3 anni un terremoto nei campi creativi, dai quali i personaggi di medio livello o le ‘mezze cartucce’ dovranno sparire, lasciando il posto alle persone di vero talento, a quei nuovi oggi ignoti cui si faceva cenno.  

Basile. È un bellissimo pensiero e io ci conto da una vita. Io del resto appartengo al filone di coloro che fanno fatica a entrare in quei settori e si impegnano con costanza sperando in una meritocrazia.

Stefano Gallini-Durante. La crisi è talmente dilagante che le persone di talento disposte a lavorare per certe cifre si devono adeguare a lavorare per cifre minori, spingendo via quest’onda di gente mediocre che altrimenti ostacolerebbe il passaggio ai veri talentuosi. Noi, come festival, supportiamo questo pensiero, tant’è che qui al Riviera, non solo non ci sono preferenze di alcun genere, ma, anzi, più connection politiche hai meno ci vieni(!).

Indietro tutta, salutandoci: origine del r.i.f.f.?

Claudia Gerini con i filmmakerClaudia Gerini con i filmmaker

Basile. Un passo del tutto a ritroso per concludere: come ti è venuta l’idea del festival, Stefano?

Stefano Gallini-Durante. Io sono fuori dall’Italia dal 1987. Soprattutto a Los Angeles e soprattutto nel cinema, nella televisione e nei campi creativi, ho accumulato moltissimi contatti e conoscenze. Mi sono chiesto a un certo punto della mia vita: ‘che posso fare per gli altri? Tengo tutto per me o lo divido con gli altri, creando una serie di reazioni a catena positive? Scelgo la seconda opzione’. Ed ecco l’origine del festival. Poi Sestri Levante è un posto meraviglioso. E, così, mi è venuto in mente cosa e dove. Il mio intento è di portare Hollywood qui in Italia. Magari nel giugno 2021.   

Basile. Io te lo auguro, Covid permettendo. Anzi spero di potere essere presente la prossima volta.

Conclusione

Ringrazio Stefano e invito tutti ad andare al cinema, a teatro, a sostenere chi non può permettersi di lavorare da casa, come gli attori, gli artisti in genere, i registi, la numerosa manovalanza impiegata per un spettacolo o per un film, quest’ultima la più sofferente nel duro momento che viviamo. Un altro modo, oltre ai cinema e ai teatri, è quello di partecipare alle manifestazioni cinematografiche, come il Riviera International Film Festival di Stefano o il Terra di Siena Film Festival del quale a breve scriverò o la Festa del Cinema di Roma, una sorella maggiore rispetto ai primi due, dove mi accingo ad andare prossimamente. O anche come il Festival de la Comédie di Montecarlo (5/10 ottobre, Principato di Monaco; ideato e diretto da Ezio Greggio il festival è presieduto quest’anno da Nick Vallelonga il produttore di ‘Green book’ - www.traders-mag.it/green-book-di-peter-farrelly/) che, di recente, ha lanciato un messaggio importante riassuntivo di quanto appena detto: ‘The show must go on. Il cinema è vivo. Torniamo al cinema’. E a teatro! Buona visione.

Intervista a cura di Alessandra Basile

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