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Imprese e Professioni
Tommaso Basili, l’unico italiano nella serie americana sull’Impero Ottomano

PREMESSA

La premessa è la stessa per tutti e tre gli attori che ho potuto intervistare sotto il cappello della loro preziosa italianità con, al tempo stesso, una comprovata capacità di ciascuno nell’uso della lingua mondialmente riconosciuta come ufficiale, l’inglese. Un inglese che ha permesso a tutti loro e a molte altre persone di lavorare nel proprio campo anche fuori dal Paese d’origine che è la nostra bella Italia.

- di Alessandra Basile - per Trendiest News

Tommaso Basili è l’unico italiano nella serie americana dedicata alla storia dell’Impero Ottomano, ma anche da noi lavora in alcune fiction come ‘Il Paradiso delle Signore’, ‘Don Matteo’, ‘L’isola di Pietro’.

INTERVISTA A TOMMASO BASILI

Tommaso Basili F1aTommaso Basili

Cominciamo subito dal momento critico: qual è la situazione Covid-19 oggi in Sardegna?

"Posso dire di avere la fortuna di stare nella campagna sarda e di avere dello spazio per muovermi, pur rispettando alla lettera quelle che sono le restrizioni. Ho, infatti, un giardino che oltre tutto mi impegna parecchio. Così accuso un pò meno questa clausura temporanea. Quando, però, vado al supermercato per la spesa settimanale mi rendo conto della situazione. Devo dire che in Sardegna c'è un attento rispetto delle regole, seppure resti una regione meno contagiata di altre. Anche in un’isola l'allerta è importante, però forse l’essere separata dal resto d'Italia e territorialmente estesa con una densità della popolazione in genere bassa ha permesso un maggior contenimento dei contagi. Il contatto con la natura è un privilegio e un sollievo per me in questo momento, ma constatare quanto alcune zone d'Italia siano state colpite mi fa soffrire". 

3 ANNI E MEZZO DI ASCESA – DA STUDENTE A LAVORATORE
CONSIGLI PER ATTORI

Ci siamo visti l’ultima volta 3 anni e mezzo fa per lavorare su una scena di teatro, giusto in lingua inglese, per Michael (Michael Rodgers), che, fra l’altro quando ci vide all’opera, ci corresse l’accento qui e là. È un insegnante ed acting coach eccezionale, il migliore in Italia anche per questo: insegna a lottare per il raggiungimento mai casuale del miglior risultato professionale ottenibile, con una tecnica che include o talvolta parte proprio dalla lingua del personaggio e del testo. Ecco, come ti sei mosso in questi pochi anni che ti hanno regalato, non per fortuna ma per merito, tante soddisfazioni?

"Sono passato dalla teoria alla pratica. Lo dico senza presunzione: uno può studiare quanto vuole, ma è il lavoro che ti fa capire alcune cose, per esempio se hai delle opportunità professionali."

Hai un agente? O due, italiano e inglese? E i siti che offrono opportunità di lavoro li usi?

"La figura dell’agente è importante da avere accanto. Bisogna conquistare la sua fiducia anche perché in un certo senso detiene lui/lei il potere e può, credendo nel suo assistito, anche creare delle occasioni di lavoro. Io oggi ne ho uno solo, italiano con base a Roma, per quanto riguarda il cinema; ne avevo anche un altro, sempre nostrano, a Milano per la pubblicità, ma di pubblicità non ne faccio più. Comunque non sto fermo in attesa delle offerte e, in tal senso, ti dirò che possono essere utili alcuni portali on line dedicati che informano sui casting correnti; in particolare mi sento di consigliare Attori casting "

IL COSTANTINO DI “RISE OF EMPIRES: OTTOMAN”
PARLA INGLESE MA E’ ITALIANO 

Tommaso raccontami, a proposito di “Rise of Empires: Ottoman” prodotto da Netflix, com’è nata la possibilità per te di accedere a un provino internazionale di tale rilievo

Qui il trailer: www.youtube.com/watch?v=NRuOTkSgDbs ; www.netflix.com/it/title/80990771

"Onestamente, a darmene notizia è stato l’agente pubblicitario di Milano prima dell’agente romano che mi segue per il cinema, così gli ho dato priorità e l’ho ‘assunto’ per questo impegno poi andato a buon fine. C’è stato un primo casting milanese che, a dire la verità, io ho ritenuto disastroso, poi mi hanno provinato un altro paio di volte via self-tape, quindi avevo torto (ride), finché c’è stata una skype-call con il regista. A quel punto, era la stessa Netflix ad avere l’ultima parola visto che produceva la serie in 4 puntate. Per fortuna, consenso generale. Ora posso ammettere di avere risposto affermativamente a domande, in sede di primo provino, del tipo ‘sai andare a cavallo?’ oppure ‘sai fare combattimento scenico?’, pur non avendo mai montato un cavallo né aver fatto stage combat fino a quel momento, perché ero convinto che non mi avrebbero mai scelto. Mi è andata bene anche in seguito, perché non c’è poi stato bisogno di andare a cavallo, anche se non appena avuta conferma della bella notizia, cioè di essere parte del cast in un ruolo importante, mi sono diretto al primo maneggio in zona, ero già qui in Sardegna, per prendere lezioni; ricordo di avere chiesto di ‘fare un miracolo’ cioè di riuscire a farmi apparire in breve come uno nato sul cavallo(!)."

Quanto tempo hai avuto per preparare il tuo Costantino XI e come ti sei preparato?

"Il personaggio è realmente esistito (https://it.wikipedia.org/wiki/Costantino_XI_Paleologo) quindi una certa ispirazione poteva derivare da notizie storiche e altre informazioni che sono state oggetto delle mie lunghe ricerche, ma è anche vero che, essendo questo personaggio così lontano nel tempo, ahimè non ho trovato un granché di fonti da cui attingere. Le paure che avevo a livello interpretativo erano quindi tante, soprattutto volendo evitare il classico cliché dell’imperatore. Ho ‘ripescato’ Michael Rodgers, o meglio i suoi insegnamenti, e ho iniziato a lavorato, per esempio, sulla camminata, sul tono di voce, che ho pensato dovesse essere più basso del mio, e così via. Sono grato al regista che mi ha dato poi delle ottime indicazioni. Comunque, nel documentarmi sul personaggio e sulla storia del tempo, mi è nata una vera passione per l’uno e per l’altra."

Il rapporto con il cast, primariamente con il regista, è stato dunque favorevole?

"Sì, molto. Il clima sul set era, non solo estremamente professionale, ma assai sereno. Il regista, il turco Emre Sahin (https://en.wikipedia.org/wiki/Emre_Sahin), il primo giorno in cui abbiamo girato, mi ha preso da parte e mi ha detto in inglese ‘Tommaso sono molto contento che tu sia qui e voglio che tu sappia che qui con noi sei al sicuro’. Mi ha aiutato molto e mi sono proprio divertito! Le riprese sono durate in tutto 4 mesi, durante i quali io ho lavorato per periodi di 7-10 giorni, cui seguivano delle pause di alcuni giorni e poi riprendevo: diciamo che di girato avrò fatto un mese abbondante. Ho potuto conoscere Instanbul, città meravigliosa".

È già uscita la serie? Vi sarà un prosieguo?

"Questa serie-documentario, un format ancora un po’ sconosciuto in Italia ma che penso proprio prenderà piede anche da noi, è uscita il 24 gennaio u.s., in 4 puntate, ed è stata doppiata in 4-5 lingue. Credo che resterà su Netflix per un annetto. È andata molto bene, anzi so che ha superato le aspettative: io non conosco i numeri, ma il regista era molto contento su questo piano. Se faranno un sequel non ci potrò essere, perché il mio personaggio è morto".

PROGETTI IMPORTANTI. PROGETTI PASSATI E FUTURI

Tommaso, sei l’unico italiano nella serie americana dedicata alla storia dell’Impero Ottomano, ma sei anche attore da noi, in particolare in alcune fiction come ‘Il Paradiso delle Signore’, ‘Don Matteo’, ‘L’isola di Pietro’. Mi racconti queste due esperienze, ossia come le hai vissute e quali differenze hai notato?

"Come premessa, dirò che non avendo una grandissima esperienza come attore professionista, qualsiasi lavoro fatto è stato oro caduto dal cielo, che fosse in Italia o all’estero, in italiano o in lingua inglese. Lavorando, ho realizzato che non è tanto una questione di sapere o non sapere recitare né di avere un certo ‘metodo’, perché ogni volta la sfida è diversa, non solo perché varia il personaggio o la storia, ma anche perché il tipo di regia, di prodotto (cinematografico, televisivo, ..), di mercato cui quest’ultimo è destinato e di pubblico cui è rivolto è diverso. Ogni caso è estremamente interessante, ritengo. Tutto ciò che, quindi, vale per uno (per un prodotto, un pubblico, un personaggio, un regista,..) non vale per l’altro, il che ti fa sentire sballottato. Sicuramente, lavorare in una serie storica, in costume, di produzione americana, con dei set naturali meravigliosi che aiutano moltissimo – eravamo in Turchia – è stato entusiasmante oltre che il mio primo grosso lavoro da attore. Lavoro per il quale sono stato supportato e facilitato da persone davvero professionali e affabili. Avevo comunque una notevole libertà d’azione, anche se avevo preparato il personaggio in ben poco tempo.

"Quanto alle differenze fra un ‘Rise of Empires: Ottoman’ e una fiction italiana, posso dire che ciò che diverge è fondamentalmente lo stile: nel primo, il modo di recitare è epico, ossia, se facendolo mi era parso ridondante e sopra le righe, poi vedendo il montato ho realizzato quanto fosse assolutamente adatto e corretto per il prodotto; nel secondo, contemporaneo e colloquiale, il linguaggio e dunque il modo di recitare è più immediato e spesso è richiesto a noi attori di ‘indicare’ al pubblico lo stato emotivo dei personaggi interpretati, cioè la tristezza di un personaggio va un po’, come si suol dire in gergo, ‘telefonata’, ma è solo uno stile distinto dal caso del film o serie anzi descritta, dove, a dispetto della grandiosità di costumi, scene, linguaggio, contenuto dei dialoghi, i personaggi possono avere un proprio mondo interiore senza necessità che al singolo spettatore risulti evidente. In conclusione, non c’è un modo giusto o un metodo assoluto, io penso, ma esiste, per ogni tipo di prodotto, un acting adatto."

E del futuro che mi puoi raccontare?

"Per scaramanzia non racconterei nulla ora. Ci sono un paio di progetti in cantiere."

Si può dire che il tuo esordio televisivo, nonché l’inizio della tua scalata professionale, sia avvenuto con ‘1993’ e il tuo giornalista alle prese con la bella Miriam Leone

"Sì, è iniziata così (www.imdb.com/title/tt6987482/fullcredits/?ref_=tt_ov_st_sm) e proprio lì sono passato da studente a lavoratore. Hanno fatto seguito nella mia carriera alcune piccole parti che sono poi diventate più continuative e si sono ampliate a livello italiano. Dopodiché è arrivata questa serie americana".

Tu lavoravi nel mondo del video: l’hai abbandonato? Immagino ti sia (stato) utile per esempio per dei self-tape ben fatti (cosa essenziale per un attore). Hai consigli?

"Non l’ho abbandonato in verità perché ... non l’ho mai veramente iniziato. Scherzi a parte, saperne mi ha aiutato molto con i video provini, anche se devo dire che la mia ragazza, Diana, attrice anche lei, è ben più brava di me.
I miei consigli su come fare un buon video-tape sono pochi e semplici: i telefoni ormai hanno un’ottima qualità, perciò si possono usare a questo scopo; servono delle luci, ma si possono trovare a prezzo contenuto online; il trepiedi e uno sfondo adatto aiutano la ripresa. Sta poi al gusto della persona: i piccoli accorgimenti fanno la differenza artistica e anche professionale".

UN FIL ROUGE CHIAMATO MICHAEL RODGERS.
LOS ANGELES HA CASA A MILANO.

Tu, Saverio, Rachele, Elena ed io ci siamo conosciuti grazie a Michael Rodgers , che ci ha aiutati tutti artisticamente. Tutti a Milano dal nr. 1 degli insegnanti per attori in Italia, anche come persona. Prima di salutarci, mi sintetizzi in una frase o in un periodo la tua esperienza con Michael, focalizzando la risposta su che cosa ti sei portata a casa delle sue lezioni, cosa hai ammirato in lui come coach e insegnante, cosa hai avuto modo di applicare nel tuo lavoro?

"Ci sarebbe così tanto da dire... Dovendo scegliere, sintetizzo parte del lavoro di Michael con il principio e lo sforzo del non accontentarsi mai, quindi con l’essere sempre più specifici e spingersi continuamente fuori dalla propria confort zone, per andare a fondo e non fermarsi in superficie, che si tratti di analisi testuale, costruzione e caratterizzazione del personaggio o in generale del proprio lavoro attoriale. Credo che Michael sia professionalmente il meglio che si possa trovare in Italia. Grazie a lui, ai suoi insegnamenti, le difficoltà che ciascuno incontra artistico-professionalmente possono sembrare o talvolta essere più facili da affrontare. Gli sono estremamente e onestamente grato. Lui lo sa, ma mi fa molto piacere ribadirlo qui con te.

Ne approfitto per ricordare che Michael Rodgers sta tenendo in questi mesi delle classi utili e interessanti: www.facebook.com/pg/michaelrodgersactingstudio/posts/?ref=page_internal.

CONCLUSIONE

Concludiamo: Tommaso c’è qualche sogno artistico che vorresti condividere? Per esempio io sarei felice di fare un film, ma ancor più felice se fosse un film in costume.

Mi piacerebbe molto interpretare un personaggio, anche comune e non per forza illustre, di un’epoca lontana, tipo ‘un giorno normale di una persona qualsiasi di un mondo lontano’ o essere nel cast di un film d’avventura oggi più raro che negli anni 80; per esempio All’inseguimento della pietra verde "

Saluto il mio quasi ‘cognonimo’, con cui, grazie all’intervista, mi ha davvero rallegrata fare queste due chiacchiere, ricche di informazioni interessanti per chi intraprende questa carriera con occhi puntati all’internazionalità pur mai dimentico/a della sua preziosa origine italiana e di vita vissuta da un bravo attore che è senz’altro impegnato e serio, focalizzato e simpatico.

Alessandra Basile

Dedico al tema del Successo due citazioni fatte a suo tempo da chi ammiriamo, ma una delle due è a mio parere molto spiritosa, perciò inizierò da questa che il grande Jean Cocteau - mi piace ricordarlo anche avendone portato a teatro ‘La voce umana’ ed essendo io in primis una Attrice desidero ricordare la splendida recensione a cura di Paolo Brambilla e Letizia Dehò (www.affaritaliani.it/blog/imprese-professioni/alessandra-basile-incanta-il-suo-pubblico-al-teatro-factory-32-di-milano-609166.html) - scrisse con uno humour sottile e rispettoso: “Certo che la fortuna esiste. Altrimenti come potremmo spiegare il successo degli altri?” (Jean Cocteau). E poi c’è Lui, l’indimenticabile Nelson Mandela, che disse “Non giudicatemi per i miei successi ma per tutte quelle volte che sono caduto e sono riuscito a rialzarmi”. (Nelson Mandela)

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