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Lampi del pensiero
Cristo lgbt, l'"arcobaleno" dissacra ignaro cultore del potere capitalistico

Ha fatto ampiamente discutere, nei giorni scorsi e spesso con taglio variamente critico, la presenza nella manifestazione lgbt di Milano di un soggetto che si è travestito da Cristo rigorosamente in abiti arcobalenici. Un'immagine indubbiamente scabrosa, che rivela peraltro inconfondibilmente come i militanti delle lotte contro tutte le discriminazioni si sentano poi autorizzati a ridicolizzare, a offendere e a discriminare chi ancora creda nel Dio dei cieli e in Cristo. Gli stessi che vogliono con il DDL Zan punire senza pietà chiunque critichi il nuovo ordine erotico vogliono poi poter offendere impunemente la religione e i suoi simboli in nome della "libertà di espressione".

Non intendo soffermarmi ulteriormente sul simbolo dell'arcobaleno, del quale già ho diffusamente detto in altra sede: in estrema sintesi, l'arcobaleno coincide con il simbolo dei capricci di consumo individualistici per ceti abbienti chiamati impropriamente con il nobile nome di "diritti civili". Dietro l'arcobaleno policromo, si nasconde il monocromatismo tetro del grigio della civiltà pantoclasta e nichilista dei mercati apolidi. Mi soffermerò invece sulla dialettica di sdivinizzazione e di desacralizzazione in atto nella cornice del turbocapitalismo relativista, ateo e nemico di ogni valore superstite in grado di frenare o anche solo rallentare l'avanzata onniavvolgente della forma merce e del suo lugubre fanatismo.

Come ho cercato di mostrare più analiticamente nel mio studio "Minima mercatalia. Filosofia e capitalismo", la logica dialettica di sviluppo del capitalismo è quella di una colonizzazione integrale dell'immaginario e del mondo della vita da parte della forma merce: per questo, il capitalismo, che per parte della sua avventura trova nella religione un supporto di riferimento, è già da tempo entrato in conflitto con la religione. Per dirla con Pasolini, il nuovo volto luciferino del potere tecnocapitalistico non è più clericofascista, ma è invece permissivo, edonista e pantoclasta. Detto altrimenti, il capitalismo non necessita se non di consumatori e, dunque, deve ridurre l'ente nella sua totalità a merce consumabile: per farlo, deve annientare tutto ciò che si opponga a questa mercificazione, per ciò stesso entrando in conflitto con l'elemento religioso del Sacro e della Trascendenza.

Così si spiega allora il duplice e sinergico movimento con cui il turbocapitalismo mira ad annullare la religione della Trascendenza e del Sacro, producendo contestualmente il vuoto nichilista e relativista ideale per la circolazione illimitata e onnidirezionale della forma merce: in primo luogo, si produce la profanazione, che letteralmente allude al mettere davanti (pro) al tempio (fanum) ciò che in realtà dovrebbe stare al suo interno.

Questo vuol dire che si dichiara estinto lo spazio del Sacro, che è poi l'indisponibile per eccellenza, ciò che non può essere ridotto a ente disponibile per la volontà di potenza tecnocapitalistica. Profanazione significa annullamento della distinzione tra mondano e celeste, tra terreno e ultraterreno: ciò dà luogo a una immanentizzazione radicale, tale per cui evapora ogni spazio di trascendenza e di sacertà. Dopo la profanazione, giunge puntualmente e immancabilmente la dissacrazione: e la dissacrazione significa che ciò che è stato posto fuori dal tempio viene ora diffamato, umiliato, offeso, vilipeso.

Come è appunto dimostrato dalle tragicomiche scene della manifestazione di Milano con il Cristo arcobalenizzato e indegnamente trasformato in guerriero delle battaglie lgbt per i capricci consumistici individualizzati. È curioso quanto patetico vedere soggetti che, praticando con convinzione e con zelo la dissacrazione, pensano di essere rivoluzionari e dissenzienti, quando in realtà sono semplicemente cultori ignari del potere capitalistico e della sua esigenza più profonda di desacralizzazione integrale del mondo della vita.

 

Diego Fusaro (Torino 1983) insegna storia della filosofia presso lo IASSP di Milano (Istituto Alti Studi Strategici e Politici) ed è fondatore dell'associazione Interesse Nazionale (www.interessenazionale.net). Tra i suoi libri più fortunati, "Bentornato Marx!" (Bompiani 2009), "Il futuro è nostro" (Bompiani 2009), "Pensare altrimenti" (Einaudi 2017).

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