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Palazzi & Potere

E' partito da Milano l’appello mondiale per città in salute con la prima conferenza internazionale “Urban Resilience and One Health. Strategies for a post-pandemic vision for Cities” (UROH 2021), promossa da ResilienceLab insieme alla Società Italiana di Medicina Ambientale (SIMA) e al Metabolism of Cities Living Lab della San Diego State University. La conferenza ha voluto porre l'attenzione degli stakeholders che progettano e costruiscono le città sul tema della Resilienza, punto centrale della COP26, che si svolgerà a Glasgow a Novembre. Il presidente  SIMA, professor Alessandro Miani, porta avanti da anni studi, ricerche e campagne di sensibilizzazione in collaborazione con la comunità scientifica internazionale con focus sugli importanti cambiamenti climatici in atto e l'urgente transizione che la popolazione mondiale dovrà affrontare. 

Come si costruisce un'Europa resiliente ai cambiamenti climatici e come si interseca il concetto di resilienza con l'approccio One Health?

Nelle nuove Linee Guida sulla Qualità dell’Aria adottate dall’OMS i limiti di sicurezza sanitaria dei principali inquinanti atmosferici sono stati rivisti al ribasso sia per le polveri sottili che per gli ossidi di azoto. Si tratta di parametri che, se recepiti dal legislatore, potranno realmente garantire sia la riduzione delle emissioni climalteranti che una migliore tutela della nostra salute. Alla vigilia della COP26 siamo convinti che un’effettiva implementazione degli accordi di Parigi si traduca in un’azione di resilienza anche per la tutela della salute pubblica, essendo strettamente interconnesse le cause dei cambiamenti climatici con quelle delle attuali minacce alla salute umana e planetaria. 

Da tempo portate avanti una campagna di sensibilizzazione e conoscenza del valore del verde pubblico, anche nelle amministrazioni locali. Ci può parlare nello specifico dei progetti portati avanti da SIMA in questa direzione?

In collaborazione con Adusbef abbiamo recentemente dato avvio al progetto "Il Bosco di Comunità" che prevede la creazione di nuovi boschi da mettere a dimora in prossimità di centri urbani minori al fine di generare spazi di aggregazione ed inclusione sociale, di cultura e conoscenza del valore del verde, e al contempo di creare naturali barriere agli inquinanti atmosferici e benefici effetti sul microclima delle aree antropizzate. Il verde non é solo outdoor e infatti con il nostro Progetto: "La Natura entra in Classe", già lo scorso Natale abbiamo donato a tutte le scuole di Taranto piantine da interno in grado di adsorbire composti organici volatili, metalli pesanti e polveri sottili. Il prossimo passo sarà quello di piantumare con fitte barriere verdi i perimetri delle scuole. 

Insieme all'Ospedale Bambin Gesù SIMA ha condotto uno studio sul ruolo esercitato dal ricambio dell'aria negli ambienti indoor per il contrasto alla diffusione del Sars-Cov-2. Quanto è importante il ricambio dell'aria negli spazi chiusi?

Fondamentale. In questo studio ci siamo basati su parametri fisici reali - quali la velocità dell’aria emessa da un colpo di tosse, la temperatura della stanza e la dimensione delle goccioline di saliva - e abbiamo riprodotto in 3D la dispersione di droplet fini e ultrafini. I risultati hanno confermato che i sistemi di ricambio dell’aria svolgono un ruolo determinante nel controllo della dispersione di droplet e aerosol prodotti con il respiro: per la prima volta è stato documentato che il raddoppio della portata dell’aria in entrata tramite sistemi di ventilazione meccanica controllata (VMC), calcolata in metri cubi orari all’interno di una stanza chiusa, riduce la concentrazione delle particelle infette del 99,6%. 

Quali sono gli strumenti che le scuole e i luoghi di lavoro dovrebbero utilizzare per la mitigazione del contagio del Covid19?

La scienza consiglia: 1. Monitorare in continuo la concentrazione di anidride carbonica con dispositivi smart, calibrati e scientificamente validati, a effetto semaforo: quando la luce é verde, CO2 pari o inferiore a 700 ppm, il rischio che abbiamo di respirare aria espirata da altri soggetti presenti con noi in un certo ambiente é inferiore all'1%. 2. Diluire gli inquinanti aerodispersi tramite ventilazione manuale (aprendo porte e finestre) o meccanizzata, infrastrutturando l'ambiente con sistemi di VMC con filtrazione dell'aria in ingresso, parametrati al volume d'aria da trattare. 3. Bloccare gli inquinanti grazie a sistemi DFS (filtrazione disinfettante) in grado di intercettare ed inattivare nanoparticelle sino a 0,007 micron (venti volte più piccole del Sars-Cov-2). I principali distretti scolastici americani hanno scelto la tecnologia DFS per dotarne le proprie aule. 

Quali sono le vostre previsioni sulla prossima ondata prevista per questo autunno?

Nessuno ha la sfera di cristallo, tuttavia l’autunno è iniziato diversamente dal 2020 a dimostrazione che le vaccinazioni sono in grado di ridurre anche drasticamente la pressione sul sistema sanitario in termini di ricoveri ordinari e in terapia intensiva per Covid-19. Stando ai dati, l’orizzonte temporale dell’immunità conferita dal vaccino non è a lungo termine e quindi – nel caso del prorogarsi dello stato di pandemia per l’ampia circolazione del coronavirus a livello mondiale – è necessario iniziare a potenziare nuovamente le capacità dei servizi territoriali di eseguire un adeguato tracciamento e campionamento a fini diagnostici su larga scala (anche ricorrendo ai tamponi salivari, specialmente in ambiente scolastico), ma al contempo cercare di mettere nel nostro arco delle nuove frecce terapeutiche. Penso agli anticorpi monoclonali, ma anche alla lattoferrina, di cui SIMA ha curato con l'Università di Roma Tor Vergata i primi studi internazionali, da utilizzarsi all’esordio della malattia. 

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