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Palazzi & Potere
Vaccini: Masi, serve un brevetto mondiale ad hoc

"Al margine dell'Assemblea Generale dell'Onu, il Presidente USA Biden, ha voluto un vertice mondiale virtuale per la lotta al Covid; vi hanno partecipato i leader di 30 Nazioni ad alto reddito per presentare "impegni per la donazione dei vaccini". In questo contesto gli Usa hanno annunciato che doneranno fino a 1,1 miliardi di dosi e hanno stanziato 370milioni per la distribuzione (l'Italia, ha detto il Presidente Draghi, donera' 45 milioni di dosi ai paesi piu' poveri entro l'anno). A quanto e' dato sapere, tuttavia, nessuno dei partecipanti al Summit ha menzionato nulla che riguardi la tutela brevettuale dei vaccini e l'annuncio fatto dallo stesso Biden nel maggio scorso al WTO di "non voler proteggere la proprieta' intellettuale per i vaccini" e' rimasto lettera morta". Lo scrive il professor Mauro Masi in un articolo pubblicato su "Italia Oggi". "All'epoca la presa di posizione di Biden era sembrata addirittura epocale mettendo un punto fermo, con tutta l'autorevolezza del Governo Usa, nella disputa annosa tra chi ritiene che la salute pubblica faccia premio su ogni altra tutela e chi sottolinea che senza la protezione assicurata dall'esclusivita' brevettuale si bloccherebbe l'innovazione e la spinta del sistema a produrre nuovi farmaci. Come si e' visto, pero', non se ne e' fatto nulla e cio' per diversi motivi di natura sia economica sia politica ma forse anche perche' la strada proposta dagli USA (sospensione "sic et sempliciter" dei brevetti) non era quella tecnicamente piu' adeguata. Meglio sarebbe stato, forse, puntare sulle licenze obbligatorie (deroghe ai brevetti su pronuncia di un'autorita' giuridica o amministrativa che ne fissa condizioni e durata) come prevede lo stesso accordo multilaterale TRIPS. Per inciso, anche da noi lo scorso luglio la Camera dei Deputati ha approvato un emendamento al Decreto Recovery che, modificando l'art. 70 del Codice della Proprieta' Intellettuale, prevede la licenza obbligatoria per i brevetti dei vaccini, medicinali e dispositivi medicali qualora venga dichiarato lo stato di emergenza nazionale per ragioni sanitarie. Il tema resta quindi apertissimo e va peraltro registrata una crescente consapevolezza anche da parte di Big Pharma sul fatto che i vaccini (come tutti i farmaci salva vita) debbano avere, prima o poi, una tutela brevettuale "ad hoc". Voglio ricordare al riguardo un famoso intervento di Sir Andrew Witty (capo carismatico di GlaxoSmithKline, secondo gruppo farmaceutico del mondo) che parlando nel 2016 all'High Level Panel on Access to Medicine dell'ONU annuncio' che la sua societa' avrebbe adottato - di propria iniziativa - un approccio molto piu' flessibile e aperto ai brevetti nei paesi a piu' basso reddito. E lo ha fatto. Ora, dopo una pandemia devastante, va trovato - ed e' possibilissimo farlo - una sorta di "brevetto mondiale" per i farmaci salva vita che tenga conto, allo stesso tempo, delle ragioni di chi copre i costi enormi della ricerca con quelle della salute pubblica.

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