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Tv convergente
Non dirlo al mio capo saccheggia le comedy anni '90

 

Vanessa Incontrada sempre più protagonista delle fiction di Rai1: dopo il boom inaspettato della piacevole e rassicurante Un'altra vita e la prova meno convincente nella drammatica Anna & Yusef (va anche detto che l'ammiraglia la programmò scelleratamente a inizio settembre), l'italo-spagnola di Follonica ha esordito con Non dirlo al mio capo nel prime time del giovedì sera, feudo da molti anni delle clericalissime Don Matteo e Che Dio ci aiuti.

 

E proprio il cross over iniziale con l'attrice iberica e Terence Hill in una chiesa ha tutta la parvenza di un Patto Lateranense della tv, come se in questo passaggio di consegne il prete più famoso del piccolo schermo – Don Mazzi chi? - volesse dirci: “Non vedrete nulla di trasgressivo o rivoluzionario, per quello c'è Netflix”.

 

E infatti la sigla ci ricorda qualcosa: dove abbiamo già visto un cartone animato nel quale alla fine dietro di lei fanno capolino i bambini? Ma certo, si tratta de La Tata, divertentissima comedy degli anni Novanta trasmessa da Italia1. Una sigla così sembra preannunciare due ore in allegria, ma con la visione della premiere ci si rende conto che si tratta di una truffa.

 

Questa la trama: Lisa (Vanessa Incontrada), nata a Milano ma residente a Napoli, ha 34 anni, una laurea in Giurisprudenza, è vedova da sei mesi e ha due figli. Si presenta a diversi colloqui di lavoro, ma quando dice di avere dei bambini viene puntualmente scartata. Così, quando accidentalmente tampona l'auto dell'avvocato Vinci (Lino Guanciale, già visto in Che Dio ci aiuti) si reca nello studio del professionista e si presenta come praticante. Condizione necessaria per il periodo di prova è il non essere madre, così Lisa decide di mentire. Ma nascondere due figli non sarà un'impresa semplicissima.

 

Non dirlo al mio capo ha sicuramente il pregio di contenere una rivendicazione femminista, ovvero di denunciare le difficoltà delle donne in un mondo del lavoro ancora troppo maschilista, restio ad accettare candidate con un legittimo desiderio di famiglia. Ed evidenzia il ruolo delle donne multitasking, capaci di conciliare figli e carriera (ed in questo ricorda Una mamma imperfetta). Naturalmente, il rapporto principale – stagista echeggia Il diavolo veste Prada. Peccato che le buone intenzioni non bastino: seppur lontano dai buonismi ai quali la Rai ci ha abituati, questa volta i personaggi sono troppo nevrotici e macchiettistici.

 

Passi per il principale (Lino Guanciale) che piano piano prevedibilmente si addolcirà nei confronti della protagonista, ma l'assistente è la versione barese di Nunzia Esposito di È arrivata la felicità. E affidare a Chiara Francini il ruolo di Karen Walker de noantri è pura blasfemia per i telespettatori di Will & Grace, ora tornato in onda su Comedy Central. Ispirarsi va benissimo, ma copiare il Martini con le olive no. Non ditelo a Karen Walker.

 

 

 

 

 

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