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Fare televisione oggi
Angelo Palermo

Tutti quanti ricordiamo mostri sacri della nostra televisione come Mike Bongiorno, Corrado, Pippo Baudo, per citarne solo alcuni.

Ma quello di lavorare in tv e comparire sul piccolo schermo è ancora il sogno di tantissimi ragazzi.

Facoltà universitarie, accademie, scuole, corsi. Sono tantissime le strade possibili per cercare di iniziare la propria carriera nel mondo televisivo, magari iniziando poi con stage e piccoli lavori in redazioni e canali locali.

Cerchiamo allora di capire meglio come funziona davvero questa realtà che noi, stando seduti comodamente sul divano di casa, possiamo solo immaginare, ma anche da dove partire per iniziare a muovere i primi passi in uno studio televisivo.

Ne ho parlato con Angelo Palermo, laurea in Scienze della Comunicazione con lode e studi a Roma presso l'Accademia di Conduzione Televisiva, che, dopo varie esperienze in Rai, ha intrapreso la propria carriera di presentatore e organizzatore di eventi. Da pochissimo ha terminato di condurre le dirette televisive del programma Pomeri Time.

 

Angelo, prima di tutto, com'è nata la tua passione per il mondo dello spettacolo e quindi il desiderio di entrare a farne parte?

Ciao Gian Luca. La mia passione per lo spettacolo nasce fin da bambino, già all’età di 6 anni mi sono trovato a condurre una festa di quartiere, affiancando il vero presentatore della serata; a stento io sapevo leggere. Poi con gli anni amavo organizzare degli spettacoli estivi con i miei cugini, crescendo ho iniziato ad intraprendere vari corsi di cinematografia e giornalismo. Più che una passione per il mondo dello spettacolo, io definisco la mia una passione per la comunicazione che sfocia poi nello spettacolo.

Soprattutto oggi, non dev'essere per nulla facile riuscire a farsi strada in questo ambito, come peraltro in molti altri settori. Ci vuoi raccontare qualcosa del tuo percorso?

Certamente. Il mondo dello spettacolo non è per niente un mondo facile. Si incontrano tante maschere e pochi volti, difficilmente si lavora per meritocrazia. Io ormai da anni inseguo il mio sogno, sto conseguendo tante soddisfazioni. Ovviamente non mancano le delusioni e gli sgambetti della concorrenza. Io vado avanti per la mia strada, non smetto mai di formarmi, seguo vari corsi. Proprio di recente ho conseguito il titolo di Wedding planner nella Repubblica di San Marino, visto che oltre a condurre, amo organizzare eventi e non mi dispiacerebbe cimentarmi come organizzatore di matrimoni.

Abbiamo detto che sono tantissimi i ragazzi che ambiscono a lavorare in tv. Qual è la strada migliore da seguire, sia a livello di formazione che di esperienze professionali? E quali gli errori assolutamente da evitare?

Io viaggio moltissimo, per lavoro e non solo, sempre alla ricerca del mio percorso e posso dirti che di ragazzi che vogliono fare tv ne conosco e ne ho conosciuti a centinaia. Più che i titoli, specie in questo settore, contano le esperienze, fare gavetta è importantissimo, mettersi in gioco altrettanto. Ovviamente non si devono bruciare le tappe. Nel mio percorso più che il mio centodieci e lode, ti assicuro che hanno avuto la meglio le mie esperienze, la mia capacità di essere pronto all’occorrenza e di saper improvvisare. La gente apprezza questo, inconsapevole magari dei titoli di studio che hai conseguito. Non rinnego assolutamente la mia esperienza universitaria, che mi ha dato le basi per poter affrontare al meglio le tante situazioni che mi si presentano. Dopo la laurea mi sono trasferito a Roma, dove ritorno quando mi è possibile, e dove ho frequentato l’Accademia di Conduzione televisiva che mi ha dato gli strumenti per affrontare al meglio le telecamere. Formarsi non è mai tempo perso. Altra cosa da non trascurare (dove io purtroppo pecco), la dizione. Un errore da evitare è fidarsi di quelle persone che magari ti promettono il mondo, ma alla fine usano i tuoi sogni per arrivare ai loro sporchi scopi, tendendoti varie trappole. Posso dirmi fiero di non essermi fatto assecondare da nessuno e mai lo farò, vado avanti per il mio percorso non trascurando i valori che costituisco il punto saldo della mia vita.

Quali sono le principali difficoltà che si incontrano oggi nel tuo campo?

Tante difficoltà. Il settore televisivo, e dello spettacolo in genere, è un settore in crisi purtroppo, non ci sono più i casting di una volta. Per esempio i casting per conduttori sono pressoché inesistenti. Seguire dei corsi di formazione ha un costo spesso elevato, quindi non tutti hanno la possibilità di trasferirsi a Roma o Milano per perfezionarsi. Io sono stato fortunato ad avere una famiglia alle spalle che mi ha sostenuto. Un’altra difficoltà è la richiesta di raccomandazioni per poter passare al casting successivo, mi è capitato anche questo. In Italia l’assenza di meritocrazia punisce chi veramente vale, anche per questo la situazione italiana in generale non è delle migliori.

Hai da poco terminato di condurre le dirette di Pomeri Time. Vuoi fare un bilancio di questa nuova esperienza?

Sicuramente un bilancio positivissimo, in migliaia hanno seguito le dirette di Pomeri time, rotocalco pomeridiano nato per la gente e per dare la parola ai giovani che davvero valgono, messi spesso in secondo piano per dar spazio ad una classe ormai troppo anziana e che dovrebbe interagire di più con i giovani che sono il futuro.

Pomeri Time, quinta puntata

Noi telespettatori vediamo solo un lato del tuo lavoro, il “prodotto finito”, per così dire. Ma cosa c'è dietro all'ideazione e realizzazione di un programma?

Tanto sacrificio. Trattandosi di un’emittente locale, non disponiamo delle importanti risorse che magari canali nazionali hanno, quindi, oltre che conduttore e ideatore del format, spesso ero anche autore, assistente, e molto altro. Ovviamente non ero da solo perché altri giovani si sono messi in gioco con me per realizzare questo format prodotto dal nostro editore che ci ha dato tanta fiducia e sostegno. Andando in diretta ogni giovedì, facevamo varie riunioni di redazione nel corso della settimana, dove mi confrontavo con gli altri componenti del team, per perseguire delle idee vincenti.

So che ti sei attivato anche con un progetto nel sociale, “Donna con te”. Ce ne vuoi parlare? Quanto è importante per la tv e per chi ci lavora occuparsi anche dei grandi temi sociali e lanciare messaggi positivi?

Donna con te” è un progetto nato da alcuni anni, un concerto in passerella contro la violenza sulle donne, realtà troppo presente ai giorni nostri. Per me occuparmi di temi sociali è molto importante, da sempre sono dalla parte dei più deboli; amo raccontare le storie della gente per sensibilizzare chi le ascolta. Proprio a Pomeri time ogni settimana raccontavamo una storia di speranza, gente che ha superato amputazioni, tumori, abbandoni, protagonista del nostro spazio, per lanciare un messaggio forte a chi è a casa. Solo alla morte non c’è rimedio, per tutto il resto dobbiamo rimboccarci le maniche e lottare; anche le storie più brutte possono avere un lieto fine. Per esempio, la testimonianza di una donna che ha subito violenze può essere uno stimolo per chi da casa ascolta e riconoscendosi nella vittima trova la forza per reagire e chiedere aiuto. Posso dire con grande orgoglio che manifestazioni come “Donna con te” hanno aiutato molte donne a denunciare. Amo il mio lavoro e amo essere portavoce di tematiche così importanti, credo in un futuro migliore, il cambiamento è possibile e anche nel mio piccolo vorrei dare un contributo.

All'inizio dell'articolo ho citato, a titolo di esempio, alcuni big della nostra televisione. Hai avuto dei modelli a cui ispirarti? Ma soprattutto, ritieni più importante e utile ispirarsi appunto a dei modelli o invece osare e tentare di innovare?

Per diversi anni ho avuto la possibilità di lavorare in Rai, lì mi sono rapportato e confrontato con gente del settore. Posso dirti che ammiro conduttori come Carlo Conti e Fabrizio Frizzi. Ma non voglio essere la copia di nessuno, da loro posso e devo imparare sicuramente. Spero che il mio modo di condurre sia innovativo. Quello che posso dirti è che sono sempre me stesso, l’Angelo televisivo o l’Angelo da palcoscenico è, senza dubbio, l’Angelo della vita privata. Non mi sono costruito nessun personaggio e non ho intenzione di farlo, preferisco rimanere me stesso; nulla è più bello della semplicità e della naturalezza.

Per concludere, quali sono i tuoi progetti televisivi futuri?

Esagerando, ti direi che il mio sogno è quello di presentare Sanremo, magari fra 20 anni, chi lo sa. Rimanendo coi piedi per terra posso anticiparti che prossimamente ci sarà una nuova edizione di Pomeri Time, molto probabilmente in estate, e sto lavorando a tanti nuovi progetti che al momento è meglio non “spoilerare”. Grazie mille.

 

 

Gian Luca A. Lamborizio, alessandrino di nascita e milanese di adozione, ha frequentato il liceo classico e proseguito gli studi in ambito giuridico. È autore di “AAA Futuro cercasi. Essere giovani in tempo di crisi” e di “Penombra”, edito da Eretica Edizioni. Collabora come redattore con MilanoNera, diretta dallo scrittore Paolo Roversi, col settimanale La voce e altre testate.

Per esprimere i vostri commenti e pareri e se avete qualcosa di interessante da raccontare, non esitate a scrivere a: gla.lamborizio@gmail.com

 

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