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Human + Machine per una nuova forma di “intelligenza collaborativa”

Sentiamo sempre più spesso parlare del rapporto uomo-macchina, dell’intelligenza artificiale (AI) una delle tecnologie più promettenti dei nostri tempi che rapidamente si sta diffondendo nel sistema produttivo e nella nostra vita quotidiana.

L’Intelligenza Artificiale sarà in grado di migliorare e trasformare la relazione tra le persone e la tecnologia, rafforzando la nostra creatività e le abilità. Tematiche complesse che ci inducono a pensare a come potranno evolvere e quale sarà il loro impatto sul piano sociale ed anche dei rischi che possono nascondere.

A livello europeo le Istituzioni si sono fatte carico di promuovere un uso responsabile e sostenibile dell’AI sia a livello industriale che nelle relazioni sociali. In tale prospettiva la Commissione europea si è impegnata per coordinare i lavori degli Stati Membri attraverso un Piano Coordinato per l’IA, e ha elaborato delle “Linee Guida etiche per un’IA affidabile”.

Per il 2020 l’implementazione di una strategia nazionale sull’intelligenza artificiale dovrà essere considerata una priorità dal Governo italiano.

 

Al futuro dell’intelligenza artificiale e al suo impatto sociale è dedicato “Human + Machine. Ripensare il lavoro nell’età dell’intelligenza artificiale” di Paul Daugherty e James Wilson, due esperti di IA di Accenture, edito in Italia da Guerini Next 2019.

«L’intelligenza artificiale è la tecnologia con la più alta attenzione, scalabilità, ma va anche detto che è il risultato dell’incredibile creatività dell’uomo e quindi l’elemento alla base di un nuovo rapporto bidirezionale e collaborativo con il progresso: è così che nasce il binomio Human + Machine». A dirlo è Paul Daugherty in occasione di un incontro milanese con Meet The Media Guru.

Un modello di futuro in cui l'intelligenza artificiale potenzia il fattore umano

Gli autori offrono un modello di futuro dove il ruolo dell’intelligenza artificiale risiede nel potenziamento del fattore umano e ci inducono a riflettere su una prospettiva interessante: l’intelligenza additiva dove il problema uomo-macchina viene posto in termini additivi e non sottrattivi per ripensare al lavoro nell’era dell’intelligenza artificiale.

I dati recenti di una ricerca condotta da Interact Analysis riportano che il mercato emergente dei robot collaborativi è cresciuto più del 60% nel 2018.

L’AI nella robotica e automazione ha forme concrete e la robotica collaborativa intelligente vede l’uomo e il robot collaborare allo stesso processo produttivo in una sorta di ibridazione del rapporto uomo/macchina per sostenere efficacemente interazioni con ambienti mutevoli.

Robot collaborativi intelligenti dotati di sofisticate tecniche di apprendimento e i progressi importanti nel settore della visione artificiale e la loro applicazione su linee robotizzate consentono al robot di vedere ed interpretare le azioni dell’uomo e, in tal modo, sincronizzarsi e dare fluidità operativa con l’obiettivo di aumentare il grado flessibilità e la qualità del lavoro.  

Uno scenario senz’altro in rapida evoluzione che vede le aziende innovarsi per poter essere competitive e che si avvalgono dell’intelligenza artificiale per ripensare e ridefinire i processi aziendali ed organizzativi.

È questa la tesi che Paul Daugherty e James Wilson presentano nel loro libro “Human + Machine. Ripensare il lavoro nell’età dell’intelligenza artificiale”.

Paolo Traverso, direttore del Centro FBK ICT Fondazione Bruno Kessler nella sua prefazione al libro, riassume efficacemente ciò che sostengono i due autori:

Il senso dell’opera si preannuncia nel titolo: il futuro è non nelle macchine di per sé, intelligenti che siano, non è nella pura automazione industriale, se pur spinta al massimo fino a rimpiazzare un’alta percentuale delle componenti più routinarie e a bassa creatività di ciascun mestiere. Il futuro della società, ma anche del mercato e del business, è in realtà dove le macchine e le persone lavorano assieme, dove i mestieri ma anche i modelli di business si rinnoveranno in un modo sostanziale. L’intelligenza artificiale non deve rimpiazzare le persone, le loro capacità, la loro creatività, ma le deve esaltare, le deve aumentare”.

Gli autori attraverso un’indagine condotta su 1.500 imprese propongono una vasta gamma di opportunità in molteplici settori fornendo altresì indicazioni a livello strategico ed operativo. Il libro è ampiamente corredato di istruzioni e di esempi, una guida per la comprensione dell'intelligenza artificiale e come possiamo valorizzarla al meglio.

Per sfruttare appieno i benefici dell’intelligenza artificiale i leader di impresa devono trasformare il rapporto tra collaboratori e macchine in un’ottica di ’intelligenza collaborativa: è questo che emerge chiaramente dalla nostra ricerca” ha commentato Daugherty.

Ripensare il lavoro nell’età dell’intelligenza artificiale

Secondo Daugherty l’era dell’AI vede una stretta e sinergica collaborazione uomo / macchina in grado di favorire la terza ondata della trasformazione industriale per una ridefinizione dell’intera organizzazione aziendale attraverso processi aziendali sempre più integrati e adattivi. Secondo gli autori del saggio realizzare questo significa riempire la “zona intermedia”, definita nel libro “the missing middle” in quanto oggi prevalentemente inesplorata e, pertanto, mancante.

A proposito Daugherty ospite nel 2018 a Milano di “Meet the Media Guru”, evento che si è svolto al Museo Nazionale Scienza e Tecnologia di Milano, ha affermato che:

«Siamo ad un grande punto di svolta nelle aziende – ha affermato Daugherty -: siamo all’inizio della terza generazione di nuovo lavoro. La prima era quella dell’automazione, con la Ford, con le linee di assemblaggio e con la gestione scientifica dell’automazione; la seconda, quella della re-ingegnerizzazione: grazie all’informatica, abbiamo creato nuovi sistemi industriali e nuovi ruoli, e abbiamo modificato i processi. Alla fine, è proprio quello che abbiamo fatto negli ultimi 30 anni. Ora, con l’intelligenza artificiale bisogna pensarla in un altro modo: non abbiamo più i processi statici, dalla a alla zeta, da un punto di ingresso ad un punto finale. Oggi infatti si re-immagina tutto: abbiamo processi dinamici, personalizzati e adattivi. Tutto questo è basato sul cambiamento: anche dei nostri ruoli e delle nostre funzioni. Per esempio, nel comparto industriale aziende come General Electric e Siemens utilizzano nuovi approcci: i gemelli digitali sono copie digitali della macchina vera e propria. Così il tecnico interagisce in tempo reale con un motore anche è già in strada o in volo, e può curare real time la questione della manutenzione. Ciò significa utilizzare meglio il capitale umano e l’equipaggiamento».

Per gli autori del saggio Human+Machine occorre superare la visione, talora allarmistica, che vede la macchina in competizione con l’uomo in modo vincente giustificando la paura della conseguente distruzione dei posti di lavoro, “robot replace human”.

Per anni, il sogno di molti ricercatori è stato creare un’intelligenza artificiale che potesse competere con quella umana. In realtà, vediamo che l’intelligenza artificiale sta diventando piuttosto un modo per estendere le nostre abilità umane” da “Human + Machine. Ripensare il lavoro nell’età dell’intelligenza artificiale”.

Per valorizzare appieno la forza dell’IA le aziende devono valutare nuovi tipi di rapporti di lavoro tra uomo e macchina, una formazione di qualità e adattiva per invogliare le persone a rientrare nei percorsi formativi, l’introduzione di nuove professioni richieste dall’automazione, la riqualificazione dei lavoratori, l’elaborazione di nuovi ed innovativi curricoli coerenti con le nuove e mutate esigenze del mondo del lavoro.

La straordinaria potenzialità dell’IA di far evolvere le aziende rappresenta una sfida sempre più grande da affrontare con urgenza”, ha spiegato Wilson. “Con l’obiettivo di aiutare i leader di azienda a ripensare i propri processi e ottenere il massimo dall’IA per amplificare le capacità umane, abbiamo sviluppato quello che chiamiamo ‘MELDS’, ovvero un modello fondato su cinque principi fondamentali che le imprese devono seguire per adottare l’intelligenza artificiale: Mindset (atteggiamento mentale), Enterprise (impresa), Leadership, Data (dati) e Skills (capacità). Le aziende innovative possono fare leva su questo modello per cavalcare questa terza trasformazione industriale e fare tesoro della collaborazione tra uomo e macchina basata sull’IA. Human + Machine spiega come il potenziamento dell’IA stia ridisegnando i processi aziendali all’interno di tre categorie di interazione uomo-macchina nel “missing middle”.

Fonte: “Human + Machine. Ripensare il lavoro nell’età dell’intelligenza artificiale”- Autori: Paul R. Daugherty e H. James Wilson

 

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