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Gabriellino, l'omino della Plasmon a 71 anni traversa l'Adriatico in pattino

Abbiamo incontrato Fioravante Palestini (noto come "L'Uomo Plasmon" dello spot Tv) a Giulianova (Te) a fine luglio mentre si stava preparando per la sua settima traversata dell’Adriatico in pattino. Traversata rimandata alcune volte per il cattivo tempo e poi conclusa il 28 agosto scorso. Questa é stata la quinta volta che la traversata da Sebenico, in Croazia a Giulianova si é conclusa con successo, mentre per altre due volte si é dovuto fermare a due miglie dall’arrivo per via del cattivo tempo.

La traversata da 90 miglia a remi non ha presentato molte novitá eccetto per il fatto che Palestini l’ha conclusa al suo 71mo anno d’etá. Per quanto riguarda la durata, la meta di 27 ore che voleva raggiungere non é stata realizzata, anche se le 28 ore richieste rappresentano un record, in quanto ha guadagnato 30 minuti dalla precedente impresa. Durante le prime traversate (la prima da Vodice,15 km a nord di Sebenico) ci aveva impiegato 40 ore, quindi é il caso di dire che il rendimento pare aumenti con l’etá.

Palestini era arrivato a Sebenico a bordo di un catamarano (poi servito come barca d’appoggio con 12 membri d’equipaggio) domenica 27 agosto e voleva cominciare la traversata di lunedí, ma constatato che le previsioni meteorologiche non erano buone per martedí, é partito poche ore dopo essere arrivato. Anche se la domenica sera prometteva bel tempo, il mare era increspato ed il vento é stato sempre contro, é quindi approdato al porto di Giulianova alle 9:45 di lunedí.

Come per le altre imprese, Palestini ha dedicato anche questa impresa ai giudici vittime della Mafia, Giovanni Falcone e Paolo Borselliono.
Bisogna ricordare che Palestini, meglio conosciuto come “Gabriellino” é stato reso famoso come “L’uomo Plasmon” della pubblicita televisiva degli anni 60, che gli aveva portato fama e denaro; aveva poi imboccato una strada diversa grazie ad alcuni affari con prostituzione, droga e mafia (operando anche in paesi come la Germania, la Svizzera ed il Messico) che gli procurarono l'incarcerazione e i lavori forzati in Egitto,

Gabriellino venne scoperto nella sua nativa Giulianova nel 1963 da un pubblicitario come uomo immagine dei biscotti Plasmon. Molti ricordano la sua mitica martellata che chiudeva la pubblicitá Plasmon dei Caroselli. Fecero seguito altri spot televisivi per la brillantina Linetti e per i biscotti Mellin.

Immaginare quel forzuto giovane di un metro e novanta sempre sorridente e pronto con umiltá ad aiutare tutti, diventare un criminale é quasi impossibile. Eppure a verificare l’alta posizione gerarchica in cui era arrivato in seno alla cosca mafiosa palermitana di Gaspare Mutolo, fu il giudice del pool antimafia  Giovanni Falcone, le cui interrogazioni vennero poi riprodotte nel libro del magistrato e politico Giuseppe Ayala, I miei anni con Falcone e Borsellino, edito da Mondadori.

Ad avviare alla criminalitá il giovane Gabriellino, ingenuo e non scolarizzato, é la Germania, paese in cui emigra e dove il suo fisico aitante lo porta ad essere assunto come guardia del corpo di un miliardario israeliano, poi ad entrare nel mondo dei night club, delle bische clandestine e della prostituzione. Da lí a passare al mondo della droga il percorso é breve: viaggi a Singapore e in Tailandia per procurare forniture di eroina per conto della Mafia (con una di queste viene arrestato a bordo di una barca a Suez). Stranamente il comandante della nave ed i membri dell’equipaggio, tutti greci, vengono rilasciati, nonostante avessero a bordo 250 chili di eroina e 25 di morfina. Gabriellino, unico italiano a bordo, viene arrestato dalle autoritá egiziane che prima gli infliggono la pena di morte, e  poi la commutano a 25 anni di lavori forzati (che alla fine, diventano 20 per buona condotta), scontati nel carcere duro di Abu Zaabal, a 40 chilometri dal Cairo.
Proprio mentre veniva arrestato nasceva Natasha, sua unica figlia avuta da una compagna tedesca, che poi andó ad abitare in Messico.

A capire che Gabriellino non aveva la stoffa del criminale é per primo il giudice Falcone che lo voleva estradato in Italia, ma gli egiziani rifiutarono. Gabriellino era e rimane un semplice giuliese, innamorato di una cittá che non lo ha mai completamente accettato. Oggi, con questa nuova traversata, Gabriellino torna nel suo mare per farsi perdonare dai suoi concittadini. Verso la societá in generale si sente riscattato, visto che ha passato 20 anni rinchiuso in un carcere: prima in isolamento, poi in una piccola cella assieme ad altri 15 detenuti, molti dei quali fondamentalisti islamici coinvolti col terrorismo e che gli insegnarono a parlare l’arabo.
Ora il regista Simone Del Grosso ha realizzato il documentario “La Vera Storia dell’Uomo Plasmon” sulla vita di questo personaggio; Matrix e Rai Sport gli hanno dedicato episodi, alcuni servizi editoriali sono apparsi su Vanity Fair, Gente ed Il Giornale ed ora ha ricevuto richieste d’interviste da Mediaset e La 7.
Se a Mosé il mare serví per fuggire dagli egiziani, a Gabriellino il mare serve per ritrovare la sua Giulianova dopo la penitenza egiziana.
 

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