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Cronache
"La 'ndrangheta cercava dettagli sulla strage di Erba". L'intercettazione
Strage di Erba

Strage di Erba, la 'ndrangheta cercava dettagli sugli omicidi. Si riaccende la pista dei trafficanti di droga: su Affari le parole del legale di Azouz

Ancora pochi giorni e si tornerà davanti alla Corte d’Appello di Brescia per stabilire se l’istanza di revisione del processo sulla strage di Erba potrà essere accolta. In caso affermativo, uno dei casi giudiziari più controversi e cruenti degli ultimi vent’anni, si riaprirebbe. Il sostituto procuratore della Corte d’Appello di Milano Cuno Tarfusser è convinto dell’innocenza di Olindo Romano e Rosa Bazzi, e come lui i numerosi consulenti interpellati dai legali della coppia, che hanno prodotto “nuove prove” all’esame dei giudici.

Su Affaritaliani.it abbiamo scandagliato approfonditamente le tre fondamenta della tesi accusatoria, che ha portato all’ergastolo i coniugi Romano: la loro presunta confessione, il “riconoscimento” da parte di Mario Frigerio degli assassini e la sospetta macchia di sangue appartenente a una delle vittime sull’auto di Olindo.

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Ma abbiamo anche analizzato la pista mai battuta seriamente sulle implicazioni di un traffico di stupefacenti e sul coinvolgimento di Azouz, il marito e padre di due delle vittime, nella criminalità organizzata del paese. Pista nei confronti della quale, ha dichiarato Luca D’Auria, legale di Azouz Marzouk, su Affaritaliani.it, “siamo aperti. Anche se in linea di massima non ha mai pensato a questa pista, il mio cliente è disponibile a che diventi un tema nella revisione del processo. Ci siamo costituiti parti civili proprio per questo motivo”.

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Se Azouz abbia o meno da nascondere qualcosa di rilevante sul sodalizio di cui faceva parte - e per il quale era finito anche in carcere - saranno gli inquirenti a doverlo dimostrare. Forse anche facendo leva su un’intercettazione legata a una recentissima inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Milano, coordinata dalla squadra mobile di Como e risalente al 2020, molto prima che si parlasse di una revisione del processo. A scoprirla sono stati Felice Manti ed Edoardo Montolli, che nell’ultima puntata del podcast su Youtube Il Grande Abbaglio svelano l’esistenza di questi brogliacci tra i trafficanti di droga del comasco, e che pubblichiamo su Affaritaliani.it.

STRAGE DI ERBA
 

Nella conversazione tra il “manager” Vincenzo Milazzo e alcuni appartenenti a un presunto sodalizio criminale dedito allo spaccio a Erba si parla di sim segrete da utilizzare solo per fare ricerche su internet. "Sì, ma non chiamerò mai. Sai qual è il problema? Questa qua la uso, riguarda l’omicidio. Chiudi il telefono, ascolta me, chiudi il telefono e i cazzi. (Incomprensibile). Devi guardare l’omicidio Longone e chiudi. Strage di Erba e chiudi. Non lo devi usare mai per chiamare e mandare whatsapp, hai capito cosa voglio fare io con questa, hai capito cosa devi fare? Il fatto di Raimondo", facendo riferimento - scrivono gli ufficiali che hanno fatto queste intercettazioni - ai fatti nei quali era rimasto coinvolto tale Como Edmond, albanese assolto dall’inchiesta Crimine Infinito sulla ’ndrangheta.

Ma perché nel 2020 i trafficanti di droga del comasco utilizzavano schede telefoniche dedicate esclusivamente alle ricerche online per cercare notizie sulla Strage di Erba? Oggi la vicenda è oggetto di revisione alla Corte d’Appello di Brescia, allora non si sapeva ancora che il dottor Cuno Tarfusser aveva intenzione di presentare una richiesta di revisione, né che la difesa stava lavorando a una richiesta analoga. La vicenda, spiega su Affaritaliani.it Felice Manti, si lega al racconto di Abdi Kais, che la difesa di Olindo e Rosa ha chiamato come testimone e che ipotizza il movente della droga per la strage.

Kais era un tunisino residente nell’appartamento, condannato con Azouz Marzouk per spaccio. E ricorda che all’epoca c’era in corso una faida con i marocchini di Merone nella quale lo stesso Kais era stato accoltellato per questioni di droga. Secondo il suo racconto, i marocchini avevano tentato un assalto con i coltelli al loro appartamento di Merone, poi sventato. Da allora, stando a quanto lui ricorda, i proventi della droga vennero custoditi nell’appartamento della Corte di via Diaz. Tra le organizzazioni criminali che fornivano la droga vi erano gli albanesi e la ‘ndrangheta, sgominata a Erba dalla Procura di Milano nel 2010. "La famiglia e lo stesso sodalizio di Azouz avevano ricevuto delle minacce dagli albanesi attraverso una gang di marocchini. La moglie in particolare, Raffaella Castagna, aveva ricevuto delle minacce telefoniche, ed era anche stata inseguita da una macchina di grossa cilindrata", spiega ancora ad Affaritaliani.it Manti. "L’ipotesi plausibile è che i marocchini, su ordine degli albanesi, siano andati a casa di Azouz pensando di trovare la droga e i soldi. Non avendola trovata hanno ucciso le persone che erano dentro e hanno messo fuoco alla casa".

Se questa ipotesi venisse presa in considerazione dai giudici della Corte d'Appello il prossimo 10 luglio, è certo che la narrazione degli eventi fino ad ora considerata potrebbe cambiare per Olindo e Rosa. E in modo significativo.

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