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Esteri
Guerra Russia-Ucraina, gas, litio e grano: le ragioni economiche del conflitto
Impianto estrazione Gas

Guerra Russia-Ucraina, un'invasione per l'energia

Quali sono le ragioni dell’invasione russa in Ucraina? Si è parlato molto di allargamento ad Est da parte della Nato e di tutela delle Repubbliche separatiste del Donbass ma, ad un'analisi più attenta, le motivazioni dell’invasione russa all’Ucraina appaiono molto più concrete: una guerra per il gas, il petrolio e le materie prime di cui l’Ucraina abbonda. Una guerra dell’energia.

Del resto il ‘900 è stato segnato da tante tensioni, conflitti e colpi di stato per garantirsi fonti energetiche. Di “guerre dell’energia” definibili esplicitamente come tali ne ricordiamo. Questa almeno è la conclusione di un lungo e dettagliato dossier preparato in questi giorni ed appena reso noto dal centro studi di Fratelli d’Italia.  "Putin pone l'intera questione sul piano della sicurezza della Russia, a suo dire minacciata dalla vicinanza della Nato, ma il sospetto che dietro l'invasione dell'Ucraina ci siano questioni energetiche è più che fondato". Questa è la tesi sostenuta dagli esperti del centro studi del partito della Meloni.

Inoltre l’annessione russa della Crimea del 2014 aveva già avuto un importante risvolto energetico: l’Ucraina è infatti stata privata dell’80% dei suoi impianti di estrazione di petrolio e gas naturale nel Mar Nero. La Russia si è infatti garantita la maggior parte delle riserve di gas ucraino in mare aperto. Inoltre l’intervento nel Donbass ha messo una seria ipoteca sui giacimenti di gas nel Donesk. Episodi che fanno ben intendere che dietro ragioni di “ricostruire l’impero russo” sussistessero motivazioni economiche da parte della Russia. Una tesi questa che si scontrerebbe con tutte le accuse di neoimperialismo lanciate contro Putin, che avrebbe invaso l’Ucraina per la paura di una sua possibile adesione alla Nato. L’Ucraina è un paese strategico non solo dal punto di vista geopolitico per la Russia, ma anche e soprattutto per le sue grandi ricchezze di materie prime presenti sul suo territorio, per lo più anche poco sfruttate.

Come per esempio quelle di litio, usato in grande abbondanza nel settore automotive per le batterie elettriche, ma anche per la purificazione dell’aria e quindi utilissimo nei piani di transizione energetica approvati dall’Unione europea. “Come si riporta in un articolo del 2021 del sito “Hardware Upgrade” (sito italiano sulla tecnologia) Kiev prima dell'inizio degli scontri stava per diventare uno dei maggiori fornitori di litio per le fabbriche europee di batterie e auto, sbandierando una riserva stimata di 500.000 tonnellate di litio, cruciale per la transizione all'elettrico dell'Unione”.

Il litio allo stato attuale è quasi esclusivamente estratto da miniere in Asia, Australia e Sud America, rendendo le nuove aspirazioni industriali europee fortemente dipendenti da questi Stati. Tutto questo potrebbe però cambiare, grazie a due nuovi giacimenti in Ucraina. Proprio il governo di Zelensky aveva firmato un'alleanza strategica per fornire il prezioso materiale alla Ue il 13 luglio scorso. Non a caso il litio ha quasi quintuplicato il valore in un anno arrivando alla media di 76.700 dollari la tonnellata, con un aumento del 10% in sole due settimane e del 95% da gennaio 2022. Soltanto un anno fa veniva scambiato a 13.400 dollari la tonnellata.

Anche il fatto che la Russia ora sembra concentrare i suoi sforzi sul Donbass avrebbe motivazioni legate al controllo delle riserve energetiche del Mar Nero. L’area è stata uno degli epicentri minerari del mondo, con centinaia di estrazioni attive e inattive, una catastrofe ecologica in slow motion, in grado di contaminare acqua e suolo, sulla quale la guerra ha riacceso i riflettori e che rischia di avvelenare ancora di più. Secondo un report della Banca mondiale, in Donbass ci sono 900 siti industriali, 40 fabbriche metallurgiche, 177 siti chimici ad alto rischio, 113 siti che usano materiali radioattivi, 248 miniere, 1.230 chilometri di tubature che trasportano gas, petrolio e ammoniaca, 10 miliardi di tonnellate di rifiuti industriali. Una polveriera che gli otto anni di conflitto, e questa invasione russa, rischiano di far detonare.

All’inizio del 2013 la Royal Dutch Shell aveva firmato un accordo con l’Ucraina per trivellare (per 50 anni) nel giacimento di scisto nel Donetsk. Mentre sempre nel Novembre 2013 la compagnia Chevron aveva firmato un accordo (sempre per 50 anni) con Kiev per estrarre petrolio e gas naturale ad ovest nell’area di Olesska. I giacimenti ucraini di gas naturale e di shale gas sono potenzialmente molto rilevanti: i geologi stimano oltre 1,1 trilioni di metri cubi di riserve naturali. Solo nell’area del Donesk i giacimenti - stimati durante la firma dei contratti sopra citati- conterrebbero fino a 113 miliardi di metri cubi di gas. Una quantità solo di poco inferiore alle riserve totali dell’Algeria.

In pratica l’Ucraina detiene oggi le maggiori riserve di gas conosciute nel centro dell’Europa, solo inferiori proprio alla Russia. Ma l’Ucraina è anche strategica per le grandi riserve agricole che provengono dal suo territorio. Il suolo nero tipico dell'Ucraina è molto fertile, produce cereali, patate, barbabietola da zucchero e frutta. Oggi l'Ucraina è il maggior esportatore al mondo di olio di girasole. Senza contare il grano, di cui l’Ucraina è l’ottavo esportatore al mondo. È prima in Europa per terreni seminativi nelle sue grandi pianure e terza al mondo per superficie di suolo nero (25% del volume mondiale), cioè particolarmente ricco di carbonio organico e, quindi, molto fertile.

Altro fattore molto importante per spiegare le vere ragioni che avrebbero spinto Putin ad attaccare l’Ucraina è quello rappresentato dal progetto Nord Stream 2, verso il quale l’Ucraina è sempre stata contraria per il rischio di vedersi ridurre il flusso di gas che passa dai suoi tre gasdotti verso l’Europa, considerando che il Nord stream 2 che dalla Siberia arriva in Germania trasportando circa 56 miliardi di metri cubi di gas all’anno.

Profetiche a tal proposito le parole pronunciate nel luglio scorso dal ministro degli esteri ucraino che in un'intervista, affermò che “Se il Nord Stream 2 sarà completato, minerà la sicurezza nazionale dell’Ucraina, in quanto il sistema del trasporto del gas aiuta a contenere dall’aggressione della Russia. Esonerato dalla necessità di preservare e tutelare il sistema del trasporto del gas in Ucraina, il presidente Putin sarà ancora più propenso all’aggressione”. Ecco allora che alla luce di tutti questi fattori, come evidenziato dal dossier di Fdi, la guerra in Ucraina va forse analizzata sotto tutta un'altra veste. E anche le possibilità di arrivare ad una sua rapida conclusione sembrano sempre più scarse.

 

 

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