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Esteri
Guerra Ucraina, nuovo asse Asia-Putin. Petrolio, Biden in ginocchio dall'Iran

Guerra Ucraina, cambiano gli equilibri geopolitici: il non allineamento asiatico mette in crisi Biden

La pax americana vacilla. Joe Biden non riesce più a imporre gli accordi sul petrolio di cui avrebbero bisogno gli Stati Uniti e l'Unione europea stessa. Col risutalto che bisogna ristrutturare una postura internazionale ormai priva di pilastri. Ne scrive oggi il Corriere della Sera che sostiene come "la Casa Bianca non riesce più a imporre gli accordi dei quali ha bisogno. L’Unione europea non ha ancora il peso politico per supplire ai limiti dell’Amministrazione americana. E l’effetto netto è meno petrolio in vendita sul mercato, a prezzi più alti".

Non solo il rincaro del greggio sta creando problemi di inflazione ovunque, ma anche, scrive Federico Fubini, "le sanzioni contro la Russia stanno aprendo nuove rotte del petrolio e nuove intese commerciali fra potenze emergenti che tagliano fuori le economie ricche. La partita è aperta e tutto può ancora cambiare ma, per adesso, l’Occidente non la sta vincendo. Se ne è avuto conferma negli ultimi giorni, quando l’Iran ha iniziato ad alzare sempre di più il prezzo di un accordo con gli Stati Uniti che porti a un aumento dell’offerta greggio sui mercati mondiali".

Guerra Ucraina, ora Biden ha disperato bisogno di un accordo con l'Iran. Che se ne approfitta

Ci si trova ora in una situazione paradossale nella quale Biden ha bisogno disperato di un accordo con Teheran per arrivare a un calo del prezzo. L'inflazione rischia di pregiudicare le elezioni midterm che il presidente americano affronterà nei prossimi mesi. "Per questo Biden non ha esitato ad accelerare nei colloqui con l’Iran sul cosiddetto Joint Comprehensive Plan of Action: un accordo con le cinque potenze del Consiglio di sicurezza dell’Onu (incluse Russia e Cina), più Germania e Unione europea, che dovrebbe portare a nuovi limiti al programma nucleare di Teheran e la fine delle sanzioni. Quell’accordo può valere quasi mezzo milione di barili di greggio in più al giorno dalla seconda metà dell’anno, perché l’Iran è il quarto Paese al mondo per la dimensione oceanica delle sue riserve", prosegue il Corriere della Sera.

Il problema è che "il regime degli Ayatollah ha rapidamente fiutato la disperazione degli occidentali di arrivare alla firma e alza il prezzo: ultima richiesta, togliere la Guardia rivoluzionaria islamica — una forza armata di Stato — dalla lista delle organizzazioni terroristiche dove l’aveva messa Donald Trump nel 2019. Ora Biden esita, perché qualunque concessione finirebbe sotto attacco in America".

E intanto dall'altra parte, come sottolinea Repubblica, si è creato uno "strano patto asiatico" che dietro lo schermo della neutralità sta di fatto evitando di isolare la Russia di Vladimir Putin. "L’India è al centro di questo nuovo gioco, tirata per la giacchetta della sua decennale imparzialità. Membro del Quad (l’alleanza che comprende anche Stati Uniti, Australia e Giappone) non ha condannato l’invasione russa. Negli ultimi anni si è riavvicinata agli Usa – in chiave anti-cinese – ma ha ottimi rapporti con Mosca, partner della Cina, dalla quale compra petrolio e armi (sempre come deterrente contro Pechino)", scrive Repubblica.

Mentre "il primo ministro pachistano Imran Khan – buon amico sia dei russi sia dei cinesi ma principale rivale di New Delhi – che, alla vigilia del voto di sfiducia in Parlamento, denuncia gli Stati Uniti di volerlo destituire". Gli equilibri del mondo stanno cambiando e l'occidente non sembra posizionato benissimo.

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