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Esteri
Guerra Ucraina: in Russia spie riapparse, crepe e partito delle armi. La mappa

Guerra Ucraina, cresce il malcontento interno a Putin. Che fa riapparire la spia Beseda

Da una parte c'è chi, più o meno sommessamente, protesta. O forse trama nell'ombra. Dall'altra parte c'è invece chi sostiene la guerra in Ucraina, soprattutto i big al tramonto che non vogliono lasciare il loro posto all'interno della cerchia di potere di Vladimir Putin. In Russia si muove molto, come raccontano in due articoli con due tagli motlo diversi il Corriere della Sera e Repubblica.

Il Corriere passa in esame le crepe dentro al sistema di potere putiniano. "Per provare a mascherare i dissensi interni, Putin ha fatto ricorso a una vecchia tattica dell’Kgb, facendo riapparire in pubblico un funzionario ripudiato per partecipare al funerale di un veterano", scrive il Corriere facendo riferimento al veterano Sergey Beseda. Ma intanto cresce l'insoddisfazione per la guerra. "Vladimir Lisin, il magnate dell’acciaio, ha criticato la proposta del Parlamento russo di obbligare gli Stati occidentali a pagare in rubli ogni prodotto importato dalla Russia, non solamente il gas".

E ancora: "Vladimir Potanin, proprietario della Norilsk Nickel, una delle persone che ideò le privatizzazioni degli anni Novanta, ha affermato in pubblico che l’idea, suggerita da Putin stesso, di confiscare le proprietà delle aziende straniere che hanno lasciato il Paese «ci farebbe tornare indietro al 1917». Persino Alexej Kudrin, l’ex ministro delle Finanze, un fedelissimo del presidente, ha parlato alla Duma dicendo che la Russia sta andando verso «una crisi ancora più terribile di quella del 1992, del 2009 e della pandemia»".

Guerra Ucraina, i nomi del "partito delle armi"

Repubblica prende in esame invece le figure che sostengono la guerra di Putin, coniando il termine di "partito delle armi". "Il “Partito della Pace” conta oramai solo uno sparuto gruppo di oligarchi che hanno lasciato il Paese: Roman Abramovich, Oleg Deripaska, Mikhail Friedman, Oleg Tinkoff e infine Vladimir Lisin. Mentre la maggior parte dell’élite tace ingrossando le file di quello che si potrebbe battezzare “Partito del Silenzio”: funzionari federali o amministratori delegati di multinazionali consapevoli delle disastrose conseguenze economiche dell’offensiva in Ucraina, ma senza la forza né il potere di opporsi a Putin. Sono loro, i nuovi falchi, a guidare il dibattito e a incalzare il Cremlino a portare avanti l’offensiva alzando ogni giorno di più la posta", scrive Repubblica.

I falchi individuati sono diversi. "Gli oltranzisti sono il leader ceceno Ramzan Kadyrov e il senatore Andrej Turchak, segretario del Consiglio generale del partito al potere Russia Unita e vicepresidente del Consiglio federale, la Camera alta del Parlamento russo". Ci sono poi "Dmitrij Medvedev, ex premier ed ex presidente, considerato un tempo un liberale, declassato di colpo nel 2020 a vice presidente del Consiglio di Sicurezza; Vjaceslav Volodin, presidente della Duma, la Camera bassa del Parlamento; Dmitrij Rogozin, ex vicepremier, oggi a capo dell’agenzia spaziale Roscosmos". E infine "un posto a parte lo merita Evgenij Prigozhin, soprannominato il “cuoco di Putin”, il sedicente ristoratore, artefice della cosiddetta “fabbrica di troll” e della compagnia di mercenari “Wagner” già attiva in Siria e in Africa".

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