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Esteri
Michelle Obama e i pomodori

Di Giuseppe Vatinno

Perché la sinistra mondiale è in crisi ovunque? Qual è il tarlo che rode consensi agli eredi del socialismo, del comunismo, del sindacalismo, di Marx, di Lenin?

La risposta è più semplice e disarmante di quello che si potrebbe pensare: i pomodori. In che senso i pomodori?

A prima vista l’ortaggio, escluso il suo utilizzo per manifestare il dissenso, c’entra ben poco con la politica ma invece proprio qui sta il punto.

Michelle Obama, la regina del politically correct, moglie del Presidente della più potente nazione del mondo e cioè di Barack, è tutta presa dal lasciare la sua “eredità culturale” a chi verrà e cioè il suo orto alla Casa Bianca e cioè i mitici pomodori con contorno di erbette.

Questa connessione, questo collegamento inaspettato, in realtà è una potente chiave di interpretazione della totale perdita di valori dell’Occidente che nasce proprio da questa attenzione malata a particolari insignificanti che però fanno tanto radical – chic, fanno tanto tendenza, fanno, appunto, tanto politically correct.

Michelle ha inaugurato nel 2009 il suo “orto presidenziale” lanciando contemporaneamente una campagna contro l’obesità (che a dire il vero non sembra avere avuto molto successo per quanto riguarda lei stessa) dilagante negli Usa e quindi il messaggio e di ritornare a pomodori ed erbette assortite per modificare il proprio stile di vita con una innaffiatina di ruralità antica. Ma i progressisti mondiali dovrebbero forse occuparsi di cose più serie, magari dei milioni di poveri che vivono nelle periferie degradate delle grandi città americane, oppure delle enormi tensioni razziali che squassano il Paese alla faccia dell’elezione del primo Presidente di colore della sua storia, oppure del lavoro che non c’è o delle banche che hanno provocato nel mondo la più grande recessione da quella devastante del ‘29, invece Michelle che fa? Pensa ai pomodori.

Questo modo di concepire la politica, ma in generale l’esistenza, è da anni giunto anche sulle sponde europee ed in particolare in Italia, sempre pronta ad accogliere il peggio di quanto arriva da oltreoceano; e così da qualche decennio è tutto un dilagare di bandiere della pace multicolore che sventolano dai pennoni più alti dei costosissimi attici di Roma e Milano, di esponenti della cosiddetta sinistra che girano scampanellando in bicicletta (perché abitano al centro) con dietro l’ultimo libro dello sconosciuto scrittore americano che però “si vende tanto”, di grandi discorsi a favore dei migranti fatti però dall’ultimo modello di yacht a Capri.

Un popolo felicemente squittente che si crogiola nei suoi privilegi mentre la gente, quella vera, quella a cui si dovrebbe riferire una sinistra degna di questo nome, è bloccata nel traffico puzzolente per andare a lavorare per uno stipendio da fame.

Ecco, forse Renzi e i maggiorenti della sinistra dovrebbero considerare meno l’alta filosofia hegeliana e più il “radicalchicchismo” che sta corrodendo gli ideali di una volta.

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