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Esteri
Siria: Mosca difende Damasco e rifiuta bozza dell'Onu

Ancora bombardamenti nella provincia di Idlib, nelle zone della Siria nordoccidentale sotto il controllo dei ribelli, e di ora in ora si aggrava il bilancio dell'attacco aereo con gas chimici nel villaggio di Khan Sheikhun. E mentre il conflitto continua a mietere vittime, alle Nazioni Unite va in scena l'ennesimo muro contro muro tra Paesi occidentali e Russia. Preceduta dalla presentazione di una bozza di risoluzione da parte di Usa, Francia e Gran Bretagna respinta nettamente da Mosca, che in quanto membro permanente dell'organismo dispone del potere di veto, la riunione d'urgenza del Consiglio di sicurezza è comunque iniziata, come previsto, alle 16 ora italiana. Con l'Alto Rappresentante Onu per il disarmo, Kim Won-Soo, che ha affermato: "Se le informazioni arrivate sull'attacco in Siria saranno confermate, si tratta del peggiore attacco dal 2013. L'Onu si aspetta piena cooperazione da parte degli Stati membri per identificare i responsabili".

Il Consiglio è paralizzato dal più che probabile veto di Mosca, che ha definito "provocatorie" le accuse e "inaccettabile" la bozza. "Gli Usa hanno presentato una risoluzione al Consiglio di sicurezza dell'Onu basandosi su rapporti falsi - ha detto la portavoce del ministero degli Esteri russo - La bozza di risoluzione complica i tentativi di una soluzione politica alla crisi, è anti-siriana e può portare a una escalation in Siria e nell'intera regione". Durante la riunione, il vice ambasciatore russo Vladimir Safronkov ha negato il "particolare bisogno di una risoluzione" perché Mosca "ha condannato l'uso di armi chimiche in ogni circostanza e affermato che gli autori devono essere ritenuti responsabili", ma "la campagna anti-Damasco deve essere cestinata nella discarica della storia".

Posizione duramente attaccata dall'ambasciatrice statunitense all'Onu, Nikki Haley: "Il regime di Damasco non ha alcun incentivo a non usare più le armi chimiche, a meno che la Russia non smetta di proteggerlo. La Russia ha invece scelto di chiudere gli occhi davanti alla barbarie, ma non può fuggire dalla sue responsabilità. La Russia, come l'Iran (altro alleato di Assad, ndr), non ha interesse alla pace". Ancor più importante il passaggio in cui, in vista del prevedibile veto russo, l'ambasciatrice è andata anche oltre, rivendicando il diritto dei singoli Stati di "agire" quando "le Nazioni Unite falliscono nell'azione collettiva". Quasi contemporanamente, il presidente Trump ha definito quanto accaduto "terribile e spaventoso, un affronto all'umanità".

A margine, l'ambasciatore francese all'Onu, Francois Delattre ha ribadito la posizione sostenuta dai tre membri permanenti occidentali del Consiglio Onu: "Stiamo parlando di crimini di guerra, crimini di guerra con armi chimiche. Siamo chiari, l'attacco nella provincia di Idlib è avvenuto in una zona dove operano l'esercito e l'aviazione siriana". Durante la riunione, ancora Delattre ha affermato che dopo sei anni di conflitto in Siria, nei quali vi è stato un confermato e ripetuto uso di armi chimiche da parte del regime di Assad contro il suo popolo, questo attacco "apre una nuova spirale nella discesa verso l'abisso. Anche chi sostiene il regime di Assad non può prevenire questi barbari attacchi" e ne è indirettamente complice. "La mancanza di azione non è un'opzione, la nostra credibilità come stati membri è in gioco", ha sottolineato Delottre, ribadendo che "è giunto il momento di agire collettivamente nel Consiglio di Sicurezza".

Ha quindi preso la parola l'ambasciatore britannico all'Onu, Matthew Rycroft, secondo il quale "Assad ha umiliato la Russia agli occhi del mondo, mostrando quanto vuote siano state le promesse di Damasco sulle armi chimiche". "La storia giudicherà tutti noi per come rispondiamo" a questo attacco, ha continuato Rycroft, accusando Russia e Cina per il veto posto alle precedenti risoluzioni Onu sulle armi chimiche, che ha rappresentato un "incoraggiamento" per il regime siriano. Si ricorda come Assad abbia accettato, nel 2013, di smantellare il suo arsenale chimico sulla base di un accordo mediato da Russia e Usa.

La proposta di risoluzione presentata da Usa, Francia e Gran Bretagna condanna l'attacco chimico attribuendolo al regime di Assad e chiede che "i responsabili siano chiamati a risponderne". Si esprime poi pieno sostegno alla missione di inchiesta dell'Opac (organizzazione Onu per la proibizione delle armi chimiche), domandando che "riporti i risultati dell'indagine il più presto possibile". Il presidente siriano Assad dovrà inoltre "organizzare gli incontri richiesti, tra cui con generali o altri ufficiali, entro e non oltre cinque giorni dalla data in cui viene fatta domanda". E al segretario generale Onu Guterres si chiede di riferire se verranno fornite dal regime di Damasco le informazioni richieste ogni 30 giorni. Il testo della bozza, diffuso dall'Ansa, sottilinea anche che il presidente Assad deve "cooperare pienamente con il meccanismo di inchiesta e con Onu e Opac. Deve fornire i dati dei voli militari del giorno dell'attacco, i nomi degli individui al comando di squadre ed elicotteri, e accesso alle basi aeree da cui si crede siano state lanciate le armi chimiche".

La risoluzione ha trovato anche il sostegno dell'Italia, membro non permanente del Consiglio Onu per l'anno 2017. L'ambasciatore Sebastiano Cardi ha sottolineato come gli ultimi attacchi siano "cinicamente stati condotti alla fine di un round di colloqui a Ginevra, sotto la leadership dell'inviato speciale dell'Onu, Staffan de Mistura, che noi sosteniamo, durante il quale si è cercato di dare nuova vita al processo politico e pongono nuovi, seri dubbi sull'impegno ad una soluzione politica, l'unica via d'uscita dalla crisi". "Fintanto che nessuno sarà ritenuto responsabile per questi crimini di guerra e crimini contro l'umanità - ha aggiunto l'ambasciatore Cardi -, resterà l'incentivo a continuare a perpetrarli. Per questo, lottare contro l'impunità, identificare i responsabili e portarli davanti alla giustizia deve essere una priorità condivisa di questo Consiglio, una priorità che unisca e non che divida".

Ancora dalla Francia, il presidente Francois Hollande "esige" una risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite nelle prossime ore, in modo da accelerare un'inchiesta e di conseguenza delle sanzioni nei confronti del regime siriano".

Munzir Khalil, capo della Direzione della sanità di Idlib, ha confermato alla tv satellitare al-Jazeera che il raid su Khan Sheikhun ha provocato almeno 74 morti e 557 feriti. "Possiamo confermare che 74 persone sono morte, ma prevediamo che il bilancio possa salire fino a 107 vittime per le informazioni che arrivano dagli ospedali e poiché molte persone sono disperse e pensiamo siano morte nell'attacco", ha detto Khalil alla tv, confermando che i feriti sono stati trasferiti in strutture sanitarie e ospedali da campo nella provincia. E un volontario dei caschi bianchi ha confermato che anche stamani altre località della provincia di Idlib sono state colpite da bombardamenti, come già aveva riferito l'Osservatorio.

Il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, stamani a Bruxelles, è stato molto netto nel condannare l'azione: "Quell'attacco chimico è stato un crimine di guerra e una risoluzione di condanna può fare pressione sulle parti in conflitto e sui paesi che hanno influenza su di loro". Il numero uno dell'Onu ha aggiunto: "L'orribile evento di ieri dimostra che in Siria si commettono crimini di guerra e che la legge umanitaria internazionale viene violata frequentemente. Il Consiglio di sicurezza si riunirà oggi. Abbiamo chiesto che si risponda dei crimini commessi e sono sicuro che il Consiglio di sicurezza si prenderà le sue responsabilità". E "crimine di guerra" è la definizione data anche dalla cancelliera tedesca Angela Merkel, che "dovrà essere punito" ed ha esortato "la Russia e l'Iran a fare pressione su Damasco, affinché metta fine alla sua azione militare e rispetti il cessate il fuoco concordato".

Scende in campo, con una nota, anche la Nato: "Condanno l'orribile attacco nella provincia di Idlib in Siria, che ha ucciso decine di persone, tra cui molti bambini, in cui sarebbero state usate armi chimiche", ha affermato il segretario generale Jens Stoltenberg, aggiungendo che "questa è la terza volta che emergono notizie sull'uso di queste barbare armi solo nell'ultimo mese".

Anche in Europa si è parlato di Siria alla Conferenza internazionale a Bruxelles, presieduta dall'Alto rappresentante per la politica estera europea Federica Mogherini: "Quello che abbiamo visto ci ha terrificato, le orribili immagini dell'attacco chimico di ieri in Siria ci ricordano le nostre responsabilità", così Mogherini, "tutte le persone con cui ho parlato mi hanno ripetuto che 'tra noi siamo diversi, abbiamo diversi background culturale, ma tutti vogliamo la pace'. Di guerra e violenza ne abbiamo avute abbastanza. Oggi la cosa più urgente è dare aiuti all'interno della Siria e ripristinare le condizioni di vita di base".

Interviene anche la Lega araba: "E' stato un crimine enorme", così il segretario generale Ahmed Abul Gheit, "colpire e uccidere civili con questi metodi vietati è un atto barbaro". Gli autori, ha aggiunto, "non sfuggiranno alla giustizia e devono essere puniti dalla comunità internazionale, secondo il diritto internazionale", ha aggiunto, senza indicare alcun responsabile. Il presidente turco Recep Tayyp Erdogan ha invece additato come responsabile l'odiato Assad: "Sono stati uccisi bambini con armi chimiche. Assassino Assad, come ti libererai di loro? Come pagherai, mentre il mondo resta in silenzio, le Nazioni Unite restano in silenzio?" ha detto Erdogan durante un comizio a Bursa, nel Nord-ovest della Turchia.

Cauto l'Iran che "condanna qualsiasi uso di armi chimiche, ma occorre evitare giudizi affrettati", così Bahram Ghassemi, portavoce del ministero degli Esteri. Ma, ha aggiunto, è necessario "evitare giudizi affrettati e accuse che creano benefici... a certi attori". Per Ghassemi è noto che "i gruppi terroristici trasferiscono, conservano e usano armi chimiche in Siria".

Ma intanto le fazioni ribelli siriane minacciano vendetta, con il piano di far moltiplicare i fronti di combattimento contro il regime per vendicare i morti di Idlib. Anche se il Comando generale delle Forze armate siriane ha “categoricamente negato” le accuse riportate dai media occidentali relative all’utilizzo di sostanze chimiche nell’attacco. E in difesa di Damasco e' intervenuta Mosca, sostenendo che le bombe lanciate dall'aviazione siriana hanno colpito erroneamente un deposito di armi chimiche sotto il controllo dei ribelli. Questa la ricostruzione esposta dal portavoce del ministero della Difesa russo, il generale maggiore Igor Konashenkov: "Gli agenti tossici che hanno fatto strage a Khan Sheikhoun proverrebbero da un arsenale dei ribelli, gli attacchi dei jet di Damasco avrebbero messo nel mirino depositi di armi e una fabbrica di munizioni nella periferia est della città".

E il Cremlino non arretra di un passo: "Stiamo con Assad". "La Russia e le sue forze armate continuano l'operazione per sostenere la campagna antiterroristica per la liberazione del Paese svolta dalle forze armate della Repubblica araba siriana", rende noto il portavoce di Putin, Dmitri Peskov, rispondendo a un giornalista che gli chiedeva se Mosca continuerà a sostenere il regime di Damasco dopo il presunto attacco chimico in Siria centrale di cui viene accusata l'aviazione siriana.

Viceversa, dopo una iniziale cautela, anche gli Stati Uniti hanno dato la colpa della strage al governo siriano, estendendo le responsabilità anche alla Russia e all'Iran. Paesi che ora dovranno, chiede Washington, impedire al presidente Bashar al Assad di compiere altri attacchi. E Trump chiama in causa anche Barack Obama, sostenendo che l'attacco è una "conseguenza della debolezza e dell'indecisione" manifestata dall'ex presidente davanti alla guerra in Siria.  L'accusa dell'attuale inquilino della Casa Bianca è discutibile, perchè come fanno notare i media americani,  nel 2013 con i suoi tweet aveva più volte intimato a Obama di non attaccare la Siria, in quanto non era un problema degli americani e un coinvolgimento nella guerra civile avrebbe potuto causare conseguenza catastrofiche.

Dura la condanna di papa Francesco: "Assistiamo inorriditi agli ultimi eventi in Siria. Esprimo la mia ferma deplorazione per l'inaccettabile strage nella provincia di Idlib, dove sono state uccise decine di persone inermi, tra cui tanti bambini", ha sottolineato Bergoglio all'udienza generale in piazza San Pietro.E aggiunge: "Faccio appello alla coscienza di quanti hanno responsabilità politiche, a livello locale e internazionale, affinché cessi questa tragedia e si rechi sollievo a quella cara popolazione da troppo tempo stremata dalla guerra. Incoraggio, altresì, gli sforzi di chi, pur nell'insicurezza e nel disagio, si sforza di far giungere aiuto agli abitanti di quella regione".

siria (1)Foto Twitter Rami Jarrah
 
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